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martedì 23 giugno 2026
Chi ci ascolta dall'aldilà?
Ci sono domande che attraversano il tempo e continuano a suscitare curiosità, dibattiti e nuove riflessioni. Sono quelle domande che si trovano ai confini della conoscenza: fenomeni inspiegabili, testimonianze controverse, eventi dimenticati e storie che sembrano sfidare le spiegazioni più comuni.
Nella nuova puntata di Frontiere Proibite entriamo ancora una volta in quei territori dove storia, ricerca, mistero e testimonianze si incontrano, cercando di analizzare i fatti con attenzione e spirito critico.
Il mondo dei grandi enigmi non è fatto soltanto di risposte definitive, ma soprattutto di documenti, racconti, avvenimenti e interrogativi che meritano di essere approfonditi.
Attraverso un viaggio tra informazioni, curiosità e prospettive diverse, questa puntata prova a portare lo spettatore oltre la superficie, là dove spesso iniziano le domande più interessanti.
Perché alcuni misteri resistono nel tempo? Perché certe testimonianze continuano ad attirare l'attenzione di ricercatori e appassionati? E cosa possiamo imparare osservando questi fenomeni con un approccio libero da pregiudizi?
Guarda la puntata completa sul canale YouTube Frontiere Proibite:
▶️ https://www.youtube.com/watch?v=tBdCcZYJQ64&t=138s
Se ami esplorare i lati meno conosciuti della realtà, seguire documenti, storie e approfondimenti sui grandi enigmi del nostro tempo, continua a seguirci.
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#FrontiereProibite #Misteri #Enigmi #UFO #UAP #StoriaSegreta #Paranormale #Curiosità #Documentari #Mistero
venerdì 19 giugno 2026
Anime e realtà invisibili
E' possibile comunicare con i defunti? Perchè la scienza continua ancora oggi ad approfondire questo scenario? Le risposte sono sorprendenti e una Live cerca di divulgarle. Expedition Live con Roberto La Paglia
mercoledì 14 gennaio 2026
martedì 30 dicembre 2025
lunedì 17 novembre 2025
lunedì 6 ottobre 2025
mercoledì 21 maggio 2025
martedì 10 settembre 2019
martedì 11 giugno 2019
I misteri di Sutton Hoo
1800, periodo imprecisato: un contadino, intento ad arare il suo campo, trova una spilla d’oro, un ritrovamento che potrebbe far presagire la presenza di un antico tesoro. Le ricerche effettuate in seguito si rivelano del tutto infruttuose; le uniche cose che vengono alla luce sono soltanto degli antichi tumuli e una tana per conigli.
Quella che sembra essere una delle tante ricerche senza esito sta per essere dimenticata con il passare del tempo, ma nel sottosuolo della proprietà di Sutton Hoo si cela davvero un mistero, e sarà compito di Edith May Pretty, la nuova proprietaria, riportarlo alla luce.
Il sito in questione si trova nei pressi di Woodbridge, nel Suffolk (Inghilterra), e rappresenta di certo un luogo di primaria importanza per tutti coloro che studiano il periodo alto medioevale; un luogo caro all’archeologia inglese e non certo privo di enigmi.
I tumuli scavati nella proprietà erano undici in tutto, ubicati in una scarpata, a circa 400 metri dalla riva orientale del Deben, un estuario interessato costantemente dalle maree.
La nuova proprietaria contattò l’Ipswich Museum il quale, interessato alle argomentazioni esposte, mandò sul posto Basil Brown, l’esperto del museo.
Gli scavi iniziarono nel 1938 con l’aiuto di alcuni giardinieri, ma i primi tre tumuli si rivelarono ben presto senza alcun valore storico, a parte una piccola urna, uno scudo e la punta di una lancia, tutto il resto era già stato saccheggiato.
Nonostante ciò, i ritrovamenti, sia pure esigui, confermavano che ci si trovava in presenza di una tomba risalente al periodo anglosassone, e questo bastò per continuare gli scavi.
I due tumuli successivi delusero ancora una volta le aspettative; anche quelli erano già stati depredati e contenevano soltanto frammenti di ciotole e ceramiche; si decise comunque di andare avanti.
Non sapendo più da che parte proseguire, e afflitto da un considerevole sconforto, Basil Brown decise di affidarsi alla sorte e fece scegliere a caso alla signora Pretty quale dei restanti tumuli scavare.
Il risultato di questa decisione sarebbe passato alla storia, tanto da coinvolgere addirittura Sir Thomas Kendrick, il direttore del Britsih Museum, che ne parlò come la scoperta archeologica più notevole mai compiuta in Inghilterra.
Il tumulo scelto fu quello più grande, posto in prossimità del fiume e quasi nascosto da un gruppo di alberi; era alto 2,7 metri, largo 23 e lungo 30; si iniziò a scavare un solco largo 2 metri e quasi subito le vanghe dei giardinieri si scontrarono con un gruppo di chiodi corrosi dal tempo.
Liberato con cura lo scavo di tutta la terra intorno, agli occhi di Brown si presentò uno spettacolo stupefacente, la prua di un vascello di enormi proporzioni.
Anche se lo scenario intorno suggeriva una profanazione della tomba, con molta probabilità i ladri si erano fermati a livello terra, probabilmente convinti che fosse fatica inutile continuare.
L’11 giugno 1939 si era tolto abbastanza materiale da avere un’idea complessiva di quanto celato nel tumulo; si trattava della struttura di una imbarcazione, o meglio della sua impronta sul terreno, visto che il legno si era ormai putrefatto e rimanevano soltanto i chiodi che, originariamente, avevano tenuto ferme le assi allo scheletro.
Le dimensioni del tumulo e la lunghezza della nave suggerivano una scoperta davvero notevole, il fatto poi che fosse costume sia degli antichi scandinavi che degli anglosassoni seppellire il re o il capo dentro la sua nave, lasciava presagire qualcosa di estremamente importante.
Le difficoltà però non mancavano di certo; nessun archeologo si era mai trovato nella condizione di dover scavare una nave, inoltre le condizioni del legno, ormai del tutto disintegrato, non rendevano certo agevoli le operazioni.
L’impronta del vascello identificava una imbarcazione lunga ben 27 metri e larga 4, costruita con il metodo del fasciame sovrapposto e facendo uso di assi di quercia; a far muovere la nave erano stati 38 rematori; aveva inoltre una profondità massima di 1,3 metri e un pescaggio di 0,6 metri.
Le domande iniziarono subito a farsi strada tra gli archeologi: come era stato possibile trasportare il vascello a Sutton Hoo?
Dal fiume alla scarpata si contava circa mezzo chilometro, al quale si dovevano aggiungere altri trenta metri per arrivare in cima.
Con estrema probabilità si era fatto uso dei classici rulli; una volta tolti la nave era stata fissata con delle corde, quindi, dopo averla abbassata, si era costruito il tumulo sopra per poi passare alla camera mortuaria.
Questo enorme e massacrante lavoro lasciava presagire la presenza di una salma molto importante e di un altrettanto favoloso tesoro.
Man mano che si andava avanti vari oggetti venivano alla luce, molti dei quali ormai così corrosi che risultava pericoloso anche il solo spostarli da un posto all’altro; procedendo con estrema cautela vennero rinvenuti una lancia di ferro lunga circa due metri con in cima un cervo realizzato in bronzo, probabilmente un vessillo, quindi una grossa pietra per affilare con scolpita un viso dai tratti severi, uno scudo circolare, il frammento di un elmo, uno strumento musicale a sei corde, corni per bere e una bardatura d’oro.
Il tesoro stava pian piano venendo alla luce; successivamente si presentarono alcuni fermagli d’oro, una spada lunga novanta centimetri, delle monete d’oro e dei curiosi cucchiaini sui quali erano incisi i nomi Saulos e Paulos.
Si trattava quindi di una tomba contenente tutto il necessario per l’aldilà, dalle armi ai contenitori per il cibo, agli effetti personali; curiosamente l’intero scavo ricordava la descrizione di una sepoltura di tipo navale descritta nel poema epico Beowulf, redatto da un anonimo poeta anglosassone.
La descrizione riguardava la tomba del mitico re danese Scyld (Skjoldr, Skioldus o Skiold), una tra i primi re della leggenda danese, menzionato anche nella prosa Edda e in altri poemi storici.
Si trattava veramente della tomba di Scyld?
La risposta a questo quesito non può essere data, poiché, una volta completati gli scavi, non venne alla luce niente altro; la tomba, pur completa di tutto il necessario per accompagnare il defunto nel suo ultimo viaggio, non ne aveva mai ospitato il corpo!
Quello che sembra essere un mistero sulla falsariga della più famosa Piramide di Cheope contenente un sarcofago vuoto, si offriva adesso alla più ampia sfera di soluzioni possibili ma anche ad altrettante domande.
Per quale motivo cimentarsi in una così immane fatica senza un corpo da onorare? Chi avrebbe dovuto ospitare il tumulo? Doveva certo trattarsi di un personaggio di grande importanza, qualcuno per il quale valeva la pena lavorare duramente, ma chi?
La prima ipotesi fu che il corpo fosse stato cremato e le ceneri disperse, ma non esiste alcun presupposto che possa mantenere in piedi questa idea, così come non esistono esempi del genere senza che figuri anche un rogo nel quale vengono bruciati sia i beni materiali che la nave stessa.
In ogni caso, anche se l’assenza del corpo tende ad alimentare l’enigma, dall’altro lato, paradossalmente, può diventare un indizio che porta alla sua identificazione.
La prima traccia da seguire sono le 37 monete d’oro, tutte coniate in vari paesi dell’Europa occidentale, ma neanche due che riportino i segni della stessa zecca.
Tutte le monete vennero rinvenute in una sola borsa, cosa che porta a pensare ad una vera e propria collezione oppure, ad un dono fatto al nostro misterioso personaggio.
Partendo dal fatto che tutte le monete appartengono al periodo merovingio, e che in quello stesso periodo non esistevano più di 200 zecche in tutto il territorio, il campo inizia a restringersi; ulteriori indizi vengono poi dalle varie analisi numismatiche.
Secondo il collezionista francese Jean Lafaurie, una vera autorità nel campo della monetazione merovingia, le monete possono essere datate intorno al 625, della stessa opinione è J. P. C. Kent, curatore della sezione monete e medaglie del British Museum.
Abbiamo quindi una ipotetica data della sepoltura, ma non siamo ancora in grado di dare un nome al corpo, per fare questo è necessario accedere alle informazioni lasciate nelle opere di colui che è stato riconosciuto come il padre della storia inglese, un monaco vissuto nel monastero benedettino di San Pietro e San Paolo a Wearmouth (oggi Sunderland), il Venerabile Beda.
Tra le opere redatte da questo storico e monaco inglese figura una “Historia ecclesiastica gentis Anglorum”, composta intorno al 700 d.C, nella quale, tra le altre cose, si parla della conversione dell’Anglia orientale alla religione cristiana.
Questo evento ebbe inizio con il battesimo di Redwald, che in seguito governò come re supremo assumendo il nome di Bretwald e trovò la morte nel 624 o nel 625.
La storia di questo personaggio è alquanto controversa; convertitosi inizialmente al cristianesimo, in seguito ritornò ai culti pagani per poi proseguire ad onorare entrambe le religioni.
A questo punto dobbiamo ricordare uno dei reperti ritrovati nel tumulo, due cucchiaini con incisi i nomi di Saulos e Paulos; possibile mettere insieme tutta questa serie di informazioni?
Si potrebbe ipotizzare che i due cucchiaini appena menzionati siano il ricordo del battesimo di Redwald, il quale, professandosi cristiano ma rimanendo pagano nel cuore, venne ricordato cercando un sincretismo tra le due fedi, sepolto in terra consacrata ma con un cenotafio in stile pagano, mancante del corpo.
Questa spiegazione, sia pure considerata da molti la più vicina alla realtà, non è sempre comunemente accettata.
Alcuni, ad esempio, sostengono che una delle monete rinvenute appartenga al regno di Dagoberto, il quale morì circa tredici anni dopo la morte di Redwald, ipotesi che renderebbe inconsistente la ricostruzione storica appena effettuata.
Gli unici che a questo punto potrebbero essere identificati come il corpo inesistente di Sutton Hoo sono i figli di Redwald, Sigebehrt e Ecgric, che governarono congiuntamente.
I due fratelli, dopo varie peripezie, si riunirono nel 640 per combattere contro Pendra, il re di Mercia, uno dei sette regni anglosassoni che si trovava in quella che è oggi la regione delle Midlands.
Entrambi vennero uccisi poco tempo dopo; da Ecgric il potere passò ad Anna, fervente cristiano, che morì nel 654.
Proprio da quest’ultimo personaggio nasce la successiva ipotesi sul mistero di Sutton Hoo; il tumulo sarebbe in realtà un monumento fatto erigere da Anna per celebrare il valore di Ecgric; d’altra parte una sepoltura di tale importanza, per la quale era stato usato parte del tesoro reale, poteva essere stata eretta soltanto da un re per un altro re.
I dubbi comunque continuano a rimanere: possibile pensare che un re cristiano abbia affidato a dei pagani la costruzione del cenotafio?
Il mistero continua.
Credit Foto: https://brewminate.com/ritual-landscapes-in-pagan-and-early-christian-england/
sabato 9 febbraio 2019
giovedì 12 ottobre 2017
Club 27 The Final Investigation
Il termine Club 27 è l’espressione comunemente usata nel giornalismo per identificare quegli artisti, gran parte dei quali appartenenti al mondo della musica Rock, deceduti all’età di 27 anni. Il dibattito si è riaperto pochi anni fa in occasione della morte di Amy Winehouse, entrata subito a far parte del famigerato club assieme a Jim Morrison, Janis Joplin, Kurt Kobain, Jimy Hendrix, soltanto per citarne alcuni.
Tutti casi di autodistruzione che, casualmente, si concludono allo stesso modo? Una maledizione che seleziona accuratamente le sue vittime e, in alcuni casi, si diverte a scegliere persone che hanno la stessa iniziale nel nome e nel cognome? Si tratta del numero maledetto del Rock.
Nella realtà siamo davanti ad un’abile creazione giornalistica ideata per attrarre curiosi e ampli care il mito di questi musicisti. Tale quadro sembrerebbe chiudere definitivamente la questione ancor prima di averla aperta, esiste però un dubbio che nasce dopo aver approfondito la vita di alcuni personaggi. È possibile pensare che il Club 27 sia stato, e continui ancora ad essere, una comoda copertura per nascondere in realtà omicidi eccellenti?
Quando si avverte la necessità di nascondere la verità, il miglior modo di farlo è quello di confonderla. Roberto la Paglia analizzerà questi eventi alla ricerca di risposte e sollevando nuove domande scomode su morti eccellenti che hanno segnato la storia del Rock.
Link all'acquisto
Sito dell'editore
IBS
CLUB 27
The final Investigation
di Roberto La Paglia
Prefazione di Enrico Baccarini
€16,00
ISBN – 9788899303464
ISBN-10: 8899303460
Copertina flessibile: 228 pagine
Editore: Enigma Edizioni (Ottobre 2017)
Lingua: Italiano
venerdì 29 aprile 2016
Outspace Mysteryes
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mercoledì 13 novembre 2013
USA: gli Ufo/Elicotteri
Tutti coloro che si occupano, o che comunque amano leggere e informarsi in merito alla questione Ufo, ricorderanno di certo i misteriosi elicotteri che molti testimoni dichiarano di aver notato in concomitanza e nelle stesse aree di avvistamento.
In alcuni casi gli elicotteri sono stati avvistati prima degli Ufo, in altri subito dopo, in altri ancora nello stesso momento; non meno interessanti sono poi i “famigerati” elicotteri neri avvistati nei casi descritti di Cattle Mutilation o Bovine Excision.
Molte le ipotesi in merito, alcune addirittura abbastanza inquietanti, ad esempio quella derivante da alcune testimonianze che parlano di occupanti dagli occhi a mandorla, dalla pelle color olivastro, oppure quelle che le associano agli ancora più misteriosi MIB.
Quello che comunque risulta più interessante è proprio il tipo di velivolo avvistato, la sua provenienza, ed il fatto che molto spesso la sua apparizione presenta connotazioni visive tipiche di un avvistamento Ufo.
Il ricercatore texano Tom Adams si è spesso occupato di questo argomento, elencando tutta una serie di supposizioni tese ad approfondire un ipotetico collegamento tra elicotteri, Ufo e mutilazioni:
Gli elicotteri sono in realtà degli Ufo dotati di una tecnologia che li fa apparire come velivoli terrestri
Gli elicotteri appartengono alle forze militari americane e sono direttamente coinvolti nei casi di Mutilazioni
Gli elicotteri appartengono alle forze militari americane, ma non sono coinvolti bensì conducono una attività investigativa in merito alle Mutilazioni
Gli elicotteri appartengono al Governo, sono a conoscenza delle motivazioni che portano ai casi di Cattle Mutilation ma, per qualche ragione, tentano di distogliere l’attenzione dei ricercatori, forse per evitare che si porti avanti la tesi di un possibile coinvolgimento dei militari
A questo punto, lasciando al lettore ogni commento in merito alle affermazioni appena esposte, cerchiamo di capire cosa siano e come si presentino questi misteriosi velivoli.
Si tratta normalmente di elicotteri appartenenti alla divisione DELTA/NRO, con un equipaggio composto da sette agenti, che si muovono supportati da due RPV (Remote Piloted Vehicle) di circa tre metri di diametro.
Gli RPV in questione (vedi foto), molto spesso scambiati per Ufo, sono prodotti in California dalla Aerojet Electro Systems, e vengono usati come dispositivi di sorveglianza; il cuore del loro sistema si chiama AROD (Airborne Remotely Operated Device).
Altro modello spesso utilizzato è HALE (High-Altitude Long-Endurance Drone), progettato per raggiungere altitudini molto elevate e alimentato da un sistema a microonde installato sull’elicottero madre.
Il velivolo che più ci interessa è invece proprio l’elicottero, e non uno qualunque, bensì il modello XH-75D, prodotto dalla Teledyne Ryan Aeronautical, e conosciuto anche come XH SHARK.
Il perché di questo interesse è di certo ben documentato dalle foto allegate in basso, mi limiterò quindi ad una breve e concisa spiegazione.
Tralasciando le varie informazioni tecniche sul suo equipaggiamento, la caratteristica più interessante è sicuramente la presenza a bordo del GEP (Gravitational Electromagnetic Projector), ovvero uno strumento capace di fornire all’elicottero un campo di forza fotonico capace di estendersi per 360 gradi con un raggio di circa 50 metri.
Quando questo campo di forza viene attivato, l’elicottero si trasforma in un vero e proprio Ufo, privo di inerzia e di effetti di accelerazione, usufruendo allo stesso tempo di una protezione contro eventuali attacchi pari a circa l’82%.
Tutto questo spiega la questione Ufo? Fornisce una risposta alle Cattle Mutilation? Sicuramente no, ma definisce uno scenario del quale ogni ricercatore o appassionato dovrebbe essere a conoscenza…molto spesso bisogna prima indagare il noto per riuscire a svelare l’ignoto.
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martedì 12 marzo 2013
Credere, non credere: il dilemma degli opposti
La metà degli anni Novanta si distinse, nell’ambito della divulgazione di argomenti dedicati al Mistero, per una notevole presenza in edicola di varie riviste dedicate a questi argomenti. Molte erano vere e proprie vetrine del sensazionalismo, altre tentavano di percorrere una via di mezzo, nonostante la spietata legge dell’editoria che richiede, sempre e comunque, risultati di vendita più che apprezzabili.
Tra i numerosi titoli in vetrina si distingueva una produzione delle edizione Cioè (Roma), dal titolo molto generalista ma di certo accattivante, I Misteri; tale distinzione era dovuta ad una linea editoriale che tendeva ad un confronto tra la scienza ufficiale, gli scettici e i vari divulgatori.
Al suo interno figurava una rubrica dal titolo “Il dito nell’occhio”, immagine di certo esplicativa rispetto al taglio giornalistico, soprattutto quando si incontrava il sottotitolo: “la voce di chi non ci crede”.
Il numero relativo ai mesi di novembre/dicembre 1996, ospitava proprio all’interno di questa rubrica l’intervento di Marco Cagnotti, una analisi dell’ingenuità con la quale molte persone si approcciano alle tematiche misteriose, della disponibilità con la quale sono pronti ad abbracciare qualsiasi narrazione fantastica, del bisogno di credere a tutti i costi, anche di fronte all’evidenza della frode, ma in questo caso anche lo spunto per una, sia pur tardiva, risposta.
L’affermazione finale era “….credere a oltranza è più importante che prendere ogni affermazione con spirito critico per capire come stiano davvero le cose.”.
Si tratta ovviamente di una esternazione più che plausibile, soprattutto quando ci si accorge che descrive pienamente quell’aspetto fin troppo incline al facile entusiasmo che non è certo un mistero; volendo però approfondire l’intero scenario non si può non tenere conto del classico “rovescio della medaglia”.
Se credere a oltranza rappresenta un estremo per certi versi deleterio alla ricerca stessa, negare a oltranza non è certo un’attitudine che porta ad un sereno e proficuo confronto.
La trappola si colloca proprio nel dilemma degli opposti…credere a oltranza crea nel tempo un atteggiamento chiuso e scontroso, lo stesso atteggiamento che caratterizza chi nega a oltranza; allo stesso modo il bisogno quasi incontrollabile di dover necessariamente smentire crea assuefazione tanto quanto il voler credere a tutti i costi.
Vittima dello scontro tra gli opposti è proprio lo spirito critico, quello che dovrebbe fungere da linea di confine, che dovrebbe avere la capacità e l’autorevolezza per smentire e rifiutare le affermazioni fantastiche, ma anche il coraggio di fare un passo indietro in presenza di oggettive difficoltà nell’affermare la propria negazione.
Non sapremo mai come stanno veramente le cose, forse è proprio questo il problema; si dovrebbe riuscire a star fuori dall’insana idea di aver scoperto tutto, dall’egoistico pensiero che non esistano più misteri per la scienza ortodossa, così come si dovrebbe avere la buona volontà di pensare che non tutto deve necessariamente appartenere all’inspiegabile.
Logica, coraggio, autorevolezza; basterebbero questi tre principi per ricacciare nell’oblio falsi maghi, sedicenti santoni, improponibili messaggeri delle stelle, a patto che si lasci sempre uno spiraglio aperto, una possibilità da vagliare, quel sereno modo di giudicare che si muove in maniera raziocinante tra scienza e fantastico, pronto a testimoniare la realtà dei fatti ma altrettanto pronto al confronto quando tale realtà sfugge ad ogni legge conosciuta.
giovedì 6 dicembre 2012
Ufo crash ad Okinawa? No, soltanto un “effetto Google”.
La notizia è davvero strabiliante, soprattutto quando si legge che è stata addirittura confermata dal governo giapponese…un Ufo sarebbe precipitato in mare al largo di Okinawa.
Quale migliore occasione per mettere finalmente a tacere la nutrita schiera di scettici e di disinformatori, ma sarà proprio così?
Personalmente credo poco agli Ufo che, annualmente, precipitano in varie parti del mondo; anzi, a dirla tutta, credo poco agli Ufo che precipitano, anche se con il tempo ho imparato che tutto è possibile.
Rimane il fatto che l’idea di un Ufo precipitato in mare e subito ratificato come autentico mi ha stupito non poco, di certo si tratta di una delle ormai poche notizie in circolazione sulla quale valga la pena di indagare.
Questi i risultati: il 28 settembre 2012, sul sito ABC News, appariva un articolo in merito ad una foto ricavata da Google Street Wiew.
In poche parole l’articolo raccontava di come un certo Andrea Dove, usando Google Maps per ottenere indicazioni stradali in vista di una sua visita alla zia abitante a Jacksonville, si accorse di qualcosa di strano utilizzando l’opzione Street View.
Facendo una panoramica verso l’alto individuò un Ufo, o ciò che gli sembrava essere un Ufo, proprio vicino alle nuvole.
La foto riportata nell’articolo, così come l’articolo stesso e la data di pubblicazione, sono visibili al seguente link:
http://abcnews.go.com/blogs/headlines/2012/09/ufo-or-lens-flare-in-google-street-view-you-decide/
Il problema adesso non è tanto capire se si tratti di qualcosa di anomalo o del semplice riflesso di una lente, bensì andare a vedere la foto “ufficiale” dell’Ufo di Okinawa precipitato il 4 dicembre 2012. La foto è visibile al seguente link:
http://inothernewz.com/japanese-navy-releases-first-photo-of-downed-ufo-off-the-coast-of-okinawa/
Ritengo che ogni ulteriore commento sia del tutto superfluo, d’altra parte la reputazione del sito aveva in qualche modo preannunciato questa ennesima falsa notizia, per tutto il resto non ci resta che attendere, sperando che le news che verranno siano meno platealmente assurde.
giovedì 29 novembre 2012
Revealers
Sono ex agenti segreti, ex agenti del Pentagono, ex militari, tutte persone che asseriscono di essere stati presenti in alcuni dei casi più misteriosi e determinanti della storia ufologica; rivelano particolari a volte così incredibili da far sorgere ragionevoli dubbi sulla loro autenticità, sono i Revealers.
Questo “fenomeno” ha caratterizzato l’ufologia da molto tempo, soprattutto a partire dal 2000, periodo dal quale è iniziata quella che potrebbe definirsi una “ufologia rivelatoria”, con un numero elevato di protagonisti quali il colonnello Philip Corso, Bob Lazar, Michael Wolf, John Lear, solo per citarne alcuni.
Tutto ebbe inizio nell’estate del 1984, quando il medico Paul Bennewitz venne citato dal giornalista Tom Adams in un articolo apparso nella rivista “Stigmata” a proposito del problema della mutilazione di animali.
In quel periodo Bennewitz faceva parte dell’APRO (Aerial Phenomena Research Orgazination), e aveva divulgato una sua intercettazione relativa ad una comunicazione segreta partita dalla base militare di Kirtland; l’intercettazione riguardava il racconto di un militare che parlava di un sotterraneo top secret posto a circa un chilometro dalla riserva indiana di Jicarillas, ad ovest di Dulce, nel Nuovo Messico.
Il sotterraneo faceva parte di una concessione data agli alieni in cambio di tecnologia da usare in ambito militare.
Proprio da questo luogo sarebbero partiti molti dei rapimenti operati in territorio americano, rapimenti che rientravano nell’accordo tra il governo e gli extraterrestri.
Le basi concesse erano tre, una si trovava in un luogo imprecisato nel Texas, le altre due erano Holloman e Kirtland.
Bennewitz rivelò anche che ben sei razze aliene differenti avevano già visitato il nostro pianeta, una delle quali proveniente da Zeta Reticuli.
A riprova di quanto affermato vennero proposte delle foto, rappresentavano esseri umanoidi e nani macrocefali; si trattava di istantanee fin troppo nitide, tanto da destare qualche sospetto; alla richiesta di ulteriori informazioni Bennewitz non convinse, così come non seppe spiegare in che modo fosse riuscito a scattare delle foto così sorprendentemente perfette.
In seguito si scoprì che il Revealer aveva stretto contatti con Richard Doty, noto debunker che aveva già screditato molto noti ufologi americani. L’informazione intercettata da Bennewitz, in realtà, non era del tutto falsa, seguiva il copione di disinformazione messo in atto dai servizi militari, riguardava infatti notizie relative allo scudo stellare in seguito viziate con informazioni fittizie sulle attività aliene.
Sulla scia di Bennewitz si pose John Lear.
Era il 1988 quando Lear diede alle stampe un volume che riportava notizie a dir poco inquietanti; secondo le informazioni in suo possesso, il governo avrebbe ceduto vaste aree geografiche in cambio di tecnologia aliena, dando il proprio nulla osta alle Abduction e alle mutilazioni di bestiame.
Questi due scenari, pur muovendosi in una atmosfera non del tutto limpida, seguono in ogni caso l’idea di una connessione tra militari e Ufo che non era certo del tutto nuova; l’improvvisa chiusura mediatica nei confronti del fenomeno che seguì l’affare Roswell, così come l’insistente bisogno di screditare e minimizzare tutti gli avvistamenti resi noti dopo il caso Arnold, lasciano comunque intravedere una sorta di oscuro e mai ben definito legame ancora oggi non del tutto chiarito.
Anche Bill Cooper segue l’onda dei Revealers, soprattutto quando parla dell’incontro tra il presidente Eisenhower e gli extraterrestri, un incontro al quale seguì la ratifica di un accordo formale.
I temi di questa sorta di “patto” erano bene o male gli stessi trattati da Bennewitz e Lear: gli alieni avrebbero concesso parte della loro tecnologia in cambio di esseri umani da sottoporre a test genetici; si sarebbero costruite delle basi che avrebbero ospitato sia gli alieni che gli esperimenti militari; una di queste basi è la famosa S4, sette miglia a sud dell’Area 51.
In seguito a questo accordo nacque il progetto Redlight (test in volo di apparecchi alieni), al quale seguì un secondo progetto chiamato Snowbird, nato come copertura del primo.
I Revealers che maggiormente colpirono l’opinione pubblica si presentarono lo stesso anno dell’uscita del libro di Lear.
Nell’ottobre del 1988, negli USA, andò in onda un documentario dal titolo volutamente sensazionalistico: “Ufo Cover Up”; proprio durante questa trasmissione intervennero due uomini che si qualificarono come agenti segreti, presentandosi con i nomi di Condor e Falcon.
Le registrazioni delle loro rivelazioni erano già state fatte dall’ufologo William Moore, quindi montate in studio, mentre i due agenti venivano ripresi con i volti oscurati e distorti.
Il clamore suscitato dalle rivelazioni investì gran parte dell’America, grazie anche all’enfasi con la quale vennero presentate e con la cura che venne data al montaggio della trasmissione (effetti speciali, ricostruzioni video).
Condor e Falcon proposero nuovamente i fatti accaduti a Roswell, asserendo che proprio in quella occasioni i militari riuscirono a recuperare un alieno ancora in vita; poco tempo dopo questo fatto sarebbe nato il famoso patto già descritto in precedenza.
Passato lo stupore iniziale, le indagini in merito all’identità dei due agenti ebbero inizio; ad occuparsene furono Robert Hastings del MUFON e Linda Howe.
I risultati lasciarono l’amaro in bocca a molti di coloro che avena dato credito all’intera storia; si trattava in realtà di due agenti dell’USAF, uno di questi era Robert Collins mentre l’altro era, ancora una volta, il sergente Richard Doty, già entrato in scena nel caso Bennewitz.
Questi gli inizi dell’epoca dei Revealers, inizi che certo non sembrano essere uno dei migliori biglietti da visita, ma sui quali è bene annotare una dovuta riflessione, una inquietante domanda: se il fenomeno Ufo è soltanto una bolla di sapone come molti credono o vorrebbero far credere, per quale motivo usare metodi così sottili e particolarmente complessi per screditarlo?
Seguendo il fenomeno dei Rivelatori (questa parte si sofferma soltanto sui suoi inizi), ci accorgiamo che l’oggetto delle loro rivelazioni inizia a diventare sempre più definito, maggiormente riscontrabile, sempre meno improbabile; possibile pensare che l’enorme dispendio di energie volto a screditare il fenomeno abbia a volte sortito l’effetto contrario? Possibile credere che sedicenti Revealers abbiano involontariamente incoraggiato veri Rivelatori?
In un prossimo articolo, parlando di Philip Corso, e non soltanto di lui, scopriremo che esistono notevoli possibilità in tal senso.
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giovedì 20 settembre 2012
Prometheus: una breve analisi
Il nuovo film di Ridley Scott, Prometheus, sembra destinato ad accendere numerosi dibattiti, nati spesso da una visione del film che sembra quasi avere la necessità di confrontare e, in qualche modo, stabilire un nesso con altre due creature dello stesso regista, Alien e Blade Runner.
Prometheus, al contrario, dovrebbe essere visto, assimilato e studiato come un evento sganciato da ogni connessione con le produzioni precedenti, produzioni che semmai dovrebbero essere identificate come degli embrioni (almeno nel caso di Blade Runner) all’interno dei quali si muoveva in maniera latente tutto ciò che in Prometheus è palese.
Ci troviamo quindi di fronte ad un prodotto che, probabilmente, non replicherà gli scenari di pubblico in sala come accadde nel 1979 con Alien, ma che con altrettanta certezza si pone su un gradino molto più alto del classico horror science fiction mantenendo allo stesso tempo un alto valore di intrattenimento.
Cosa distingue quindi il nuovo film di Ridley Scott da un semplice racconto di fantascienza?
La risposta si può sintetizzare semplicemente in un concetto: coscienza di massa.
Così come accadde in Matrix, anche Prometheus richiede un minimo di background personale in tematiche quali l’Esoterismo, il Simbolismo, le Scienze di Frontiera, e nello specifico quella che viene comunemente conosciuta come Storia Alternativa.
Tema centrale e cuore pulsante del film è rappresentato dalla AAT (Ancient Astronauts Theory), ovvero la nascita dell’umanità come derivato del DNA concepito da una razza aliena, i veri progenitori della nostra specie. Questo il tema centrale, il messaggio che Scott divulga senza veli e senza sotterfugi allo spettatore, una chiara rivelazione che viene data al pubblico attraverso il personaggio di Elizabeth Shaw durante la scena nella quale scopre che il DNA umano è in realtà derivato da quello alieno.
Se questo messaggio viene però dato chiaramente, senza ricorrere al alcun simbolismo o mettere a dura prova la capacità di analisi del pubblico in sala, in realtà tutto il resto del film è disseminato di allusioni e sottili riferimenti.
Il ritrovamento effettuato in una grotta di quella che sembra essere una mappa stellare, è un chiaro riferimento ai tanti petroglifi sparsi in tutto il mondo che sembrano testimoniare una antica visita extraterrestre, e anche se il graffito che si vede nel film è frutto di pura fantasia, tutti gli altri reperti di origine egizia, della mesopotamia o appartenenti al mondo dei Maya sono autentici.
Sembra quasi di ritrovarsi in una riedizione di “Chariots of the Gods” (Gli extraterrestri torneranno) di Erich von Daniken, il quale già sul finire degli Anni Sessanta esponeva questo tipo di teorie.
La stessa tecnica del riferimento visivo si può notare quando si assiste all’arrivo dei viaggiatori dello spazio nel luogo di destinazione; durante il briefing che illustra lo scopo del loro viaggio ci si riferisce a tavolette d’argilla e manufatti propri del popolo dei Sumeri e di Akkad, ovvero ad uno degli scenari predominanti in tutta la teoria degli antichi astronauti alieni, di coloro che portarono la vita sul pianeta Terra.
Anche in Alien esisteva un riferimento del genere, il simbolo del disco solare alato, chiaro riferimento all’antica Mesopotamia, allusione che nel 1979 forse venne colta da pochi spettatori.
In un contesto del genere diventa inevitabile confrontarsi con quanto la scienza ufficiale ci propone, soprattutto quando si affrontano temi quali l’origine della vita e si toccano teorie come il Darwinismo e la Panspermia.
Mentre l’intera pellicola contraddice esplicitamente il concetto di Darwin, proprio a proposito della Panspermia è ancora il personaggio della dottoressa Elizabeth Shaw ad accendere la polemica: ad un certo punto del film ci si chiede se non sia meglio mettere da parte la razionalità contenuta nella teoria di Darwin a favore di un concetto di Panspermia guidata; la risposta di Elizabeth lancia un altro dei messaggi contenuti in Prometheus: “se così fosse, chi ha creato gli Ingegneri?”.
Il mistero permane, la Panspermia guidata non può essere presa come una risposta definitiva, la ricerca non ha ancora raggiunto il suo scopo, ci ritroviamo ancora in un punto non ben definito contenuto in un discorso circolare, nel quale ogni risposta sembra farci fare un passo avanti e, contemporaneamente, riportarci sempre al punto di partenza.
Avendo trovato un punto di contatto con Alien, e cercando di dare un senso compiuto alla frase che chiuderà questa breve visione di Prometheus, è a questo punto importante cercare di capire se esistano punti di contatto anche con Blade Runner.
Il secondo tema centrale del film di Scott è il raggiungimento dell’immortalità, un passo quasi obbligato per chi tenta di incontrare coloro che hanno creato l’essere umano, ovvero quegli Ingegneri che, avendo sufficiente conoscenza per creare la vita, saranno di certo in possesso del segreto per renderla eterna.
Peter Weyland, interpretato nel film dall’attore Guy Pearce), crede che la soluzione si trovi nell’ingegneria genetica, e questo è il tema che, sia pure in maniera obliqua, traspare anche in Blade Runner; da notare come molti ricercatori e studiosi “di frontiera” abbiano già riscontrato possibili accostamenti del genere in molti testi antichi, non ultima la Bibbia, nella quale si possono trovare alcuni riferimenti a veri e propri “esperimenti genetici”.
Veniamo adesso a questi Ingegneri, a coloro che hanno seminato i germogli della vita; nel film vengono descritti come dei giganti dalla carnagione pallida, estremamente intelligenti, dotati di forza sovrumana e dagli occhi penetranti.
Il riferimento agli Anunnaki è abbastanza palese, basta osservare le antiche raffigurazioni o leggere il Vecchio Testamento e il Libro di Enoch.
A questo punto però entra in azione una doppia visione; Scott attribuisce agli Ingegneri una profonda avversione per il genere umano, ma si tratta allo stesso tempo dei creatori dell’uomo, di quelli che gli stessi uomini un tempo identificarono come Dei e che, in seguito, trasferirono la loro divinità in una figura unica, il Dio delle religioni monoteiste.
Ci ritroviamo in piena analisi gnostica, ad una rivisitazione del Demiurgo gnostico che si riflette nella figura degli Ingegneri di Prometheus.
Questo ricorrere ai temi dello Gnosticismo è visibile anche nella scelta dei personaggi; sia in Alien che in Prometheus i protagonisti sono di sesso femminile, ovvero in quella forma nella quale gli gnostici ravvisavano la saggezza divina, e non è certo per un puro caso che, alla fine del film, sia proprio lei l’unica a trovarsi faccia a faccia con il Demiurgo.
Conclusa questa veloce interpretazione dell’opera di Ridley Scott, interpretazione che di certo avrebbe bisogno di più spazio per maggiori approfondimenti, non resta che tentare di trarne le conclusioni.
Prometheus rappresenta uno scenario largamente distaccato da Alien e Blade Runner, non un antefatto, non un seguito, si tratta in realtà di un voler rendere espliciti temi e simboli che risultavano codificati nei due film appena menzionati.
Si tratta di un messaggio esplicito, un monito e una rivelazione allo stesso tempo, un confronto diretto con lo spettatore nel tentativo di aprire la coscienza a nuove visioni, nuove teorie, ad una visione globale della vita come elemento presente nell’intero universo.
Non esistono risposte se non ci sono domande, non c’è ricerca che non abbia alla base il coraggio di interrogarsi e provare a rifare nuovamente il cammino alla ricerca di quanto possa esserci sfuggito durante il percorso.
La ricerca è ancora aperta.
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giovedì 31 maggio 2012
SIRIO: la Stella del Cane
Magia Rituale, fenomeno UFO e strategie del controllo.
di Carlo Barbera
La personale esperienza nel campo delle manifestazioni UFO e del Contatto con Entità Extraterrestri ci porta a considerare il fenomeno come espressione della coscienza umana e della mente, collocandolo nel campo di quelle forze più intimamente legate al nostro essere e al nostro andare, in altre parole, alla nostra identità cosmica, ed eterna.
Non volendo neppure prendere in considerazione le scientifiche idiozie degli scettici ad oltranza e dei debunkers, l’ipotesi Extraterrestre, che per prima ha tentato di spiegare il fenomeno UFO, è stata affiancata da altre teorie di cospirazione e di controllo mentale che dipingono un’umanità succube di governi ombra e vampiri alieni, e da teorie di squarci nel continuum spazio-tempo che permettono l’ingresso ad apparizioni ultraterrene, che possono indifferentemente assumere la forma di dischi volanti, Uomini-Falena, Chupacabras o, se vogliamo, la vergine Maria.
Quel che è certo è che il fenomeno UFO è complesso e multiforme e non può essere spiegato esclusivamente in termini di piccoli e poco socievoli scherzi della natura, provenienti da Zeta Reticoli a bordo dei loro caduchi mezzi volanti, con sei dita, la pelle grigia, la passione per la violazione della privacy e per l’umano DNA.
Il termine UFO indica, molto meno emotivamente, un fenomeno aereo di natura non identificata, sia esso una forma di luce plasmatica percepita dagli occhi umani, più o meno soggetti ad una qualsiasi forma di espansione di coscienza, o un ben più materiale veicolo spaziale sperimentale che esegue incomprensibili manovre nei cieli dell’Area 51.
Sarà solo la nostra fantasia a limitare i connotati del fenomeno, mai negandogli i connotati di un fatto “reale” ma rendendolo semmai inesplicabile, un labirinto misterioso quanto la nostra mente.
Per chi, come noi, è esploratore della coscienza, non è difficile collegare il fenomeno UFO e la pratica del Contatto Extraterrestre alla magia, alla meditazione, alla psichedelia, e a tutte quelle pratiche atte all’espansione della coscienza e del campo di percezione della realtà. Senza voler assolutamente dire che gli UFO sono frutto di allucinazioni, possiamo invece affermare con una discreta certezza che sono il prodotto di una coscienza espansa. Vale a dire che i testimoni di avvistamenti Ufo, coscienti o meno, raggiungono in quel preciso momento, per disparati motivi, uno stato di coscienza dilatato, recettivo quindi a gamme di frequenze abitualmente non percepibili o relegate a livelli subconsci e non elaborate dalla mente cosciente.
Simili stati di coscienza, raggiunti per mezzo di trance indotta o spontanea, mettono in comunicazione i medium ed i channelers con energie sottili ed entità. Lo stesso dicasi per le operazioni magiche dove i maghi realizzano rituali per invocare spiriti e demoni.
LA MAGIA RITUALE DI ALEISTER CROWLEY
Un esempio classico e completo di tali procedure può essere la famosa “Amalantrah Working” (Operazione Amalantrah) realizzata nel 1918 dal leggendario occultista inglese Aleister Crowley. Tale operazione magica produsse una serie di visioni che Crowley ricevette da Gennaio a Marzo di quell’anno attraverso la “Donna Scarlatta” del tempo, Roddie Minor. Nella sua vita, Crowley, ebbe un certo numero di “Donne Scarlatte”, che agirono come “Canali” per le trasmissioni ultraterrene di origine angelica e/o demoniaca evocate dalle sue operazioni magiche.
La Donna Scarlatta aveva un ruolo fondamentale nei rituali di magia sessuale realizzati da Crowley, che combinava, con molta disinvoltura, droghe e pratiche definite al tempo, oscene e bestiali, atte ad evocare quelle energie potenti e misteriose ‘praeter-umane’ dalle quali Crowley voleva così ardentemente attingere.
Riportiamo alcune frasi di uno dei più grandi conoscitori di Crowley, Kenneth Grant, pubblicate nel suo “Aleister Crowley e il Dio Occulto” (Ed.Astrolabio):
“Crowley era consapevole della possibilità di aprire i cancelli spaziali e di immettere una corrente extraterrestre nell’onda vitale umana…Vuole una tradizione occulta - espressa da Lovecraft in modo persistente nei suoi scritti – che un qualche potere transfinito e super-umano stia schierando le sue forze con l’intento di invadere e prendere possesso di questo pianeta… Questo ricorda gli oscuri accenni di Charles Fort riguardo alla presenza sulla terra di una società segreta già in contatto con esseri cosmici che, forse, sta già preparando la via per il loro avvento. Crowley dissipa l’aura di male con cui Lovecraft e Fort tingono il fatto; egli preferisce interpretarlo thelemicamente, non come un attacco alla coscienza umana, ma abbracciando altre stelle ed assorbendo le loro energie in un sistema che ne è quindi arricchito e reso veramente cosmico…”
Attraverso l’Operazione Amalantrah – che nei rituali includeva l’ingestione di hashish e mescalina – Crowley entrò in contatto con un’entità interdimensionale chiamata LAM, che risulta essere estremamente simile all’immagine di “grigio” divenuta popolare negli ultimi decenni.
Crowley chiamò tali esseri "entità Enochiane" presumibilmente perchè per l’evocazione fu utilizzata una “chiamata Enochiana”, un sistema cabalistico di linguaggio concepito nel diciassettesimo secolo dal mago elisabethiano, Dr.John Dee.
Tramite le “chiamate Enochiane” il Dr.John Dee ed il suo “scrutatore”, Edward Kelly, ebbero, più di un secolo prima, i loro strani incontri con quelli che definirono “piccoli uomini”, che si muovevano all’interno di “una piccola nuvola fiammeggiante”.
Il favorevole risultato magico ottenuto da Crowley in questa operazione lascia pensare che, con la magia rituale, egli aprì intenzionalmente un portale di ingresso che permise alle entità LAM, come ad altre entità, un accesso al piano della Terra.
Alcuni sono convinti che Crowley attinse dalla stessa oscura e misteriosa riserva sub-conscia collettiva da cui, negli ultimi decenni, scaturisce il fenomeno di massa delle “abductions”, come descritte e documentate da esperti nel campo come Budd Hopkins, John Mack, David Jacobs ed altri. Ma prima di addentrarci in tali considerazioni è importante sottolineare che la maggioranza degli addotti riescono a ricordare e ricostruire i dettagli delle loro esperienze con gli alieni solo dopo essersi sottoposti a sedute di regressione ipnotica.
E’ doveroso a questo punto ricordare che per mezzo della regressione ipnotica, il soggetto viene introdotto ad uno stato di coscienza alterato, sicuramente dilatato, non dissimile a quello prodotto dall’hashish e dal sesso rituale descritto in operazioni magiche come l’Amalantrah Working, ed utilizzato per innescare l’apertura di un portale di ingresso a queste misteriose entità. Secondo Kenneth Grant, questa tradizione è stata tramandata e resa viva dagli Adepti moderni di Aleister Crowley, i quali seguono i suoi passi praticando magia rituale per rendere attiva la Corrente 93, flusso di volontà stellare veicolata da queste “entità aliene”.
Nel suo “Outside the Circles of Time” Grant scrive:
”Alcuni credono che il fenomeno UFO sia una parte del “miracolo”, e una crescente massa di prove sembra suggerire che entità misteriose sono presenti all’interno dell’atmosfera terrestre da tempo immemorabile e che un numero sempre maggiore di persone nascono con l’innata capacità di vedere, o in qualche modo percepire la loro presenza… Quelle che un tempo erano le preghiere per un intervento divino sono ora divenute un’invocazione ad entità extraterrestri o interdimensionali, a seconda se le manifestazioni siano intese accadere all’interno della coscienza umana, o all’esterno di essa, invocazioni rivolte a entità apparentemente oggettive ma spesso invisibili.
La Loggia Nuova Iside possiede nei suoi archivi i sigilli di alcune di queste entità. I sigilli provengono da un grimoire di origine sconosciuta che forma una parte dell’oscura qabalah di Besqul, localizzata dai maghi nel Tunnel di Quliefi. Il grimoire descrive Quattro Porte di ingresso extraterrestre nel e dall’Universo conosciuto.”
Grant si riferisce a una forma di magia rituale praticata da gruppi come la Golden Dawn e l’Ordo Templi Orientis (O.T.O.). I "Sigilli" sono composti da linee e diagrammi che rappresentano le firme di entità accessibili ad un mago addestrato che abbia familiarità con le “chiamate Enochiane” ed altri metodi di evocazione degli “spiriti”. Un grimoire è un elenco di tali sigilli ed un manuale per il loro uso.
Nel 1946, un noto discepolo di Crowley, Jack Parson, un tempo capo della branca californiana dell’O.T.O. e celebre scienziato missilistico, utilizzò questa tradizione di contatto interdimensionale e, con l’aiuto di “Frater H”, realizzò nel deserto californiano una serie di operazioni magiche chiamate “Babalon Workings” che portarono al contatto con un genere di entità, niente affatto dissimile al LAM di Crowley.
La vicenda si rende ancor più bizzarra se si tiene presente che il collega di Parson in tale operazione, citato come Frater H, era in realtà L.Ron Hubbard, più tardi conosciuto come il capo carismatico e fondatore di Scientology.
Sembra che Hubbard svolse un ruolo simile a quello di Edward Kelly, “scrutatore” del già citato Dr.John Dee, di cui Crowley era un ardente ammiratore.
Uno scrutatore opera come un recettore di comunicazioni ultraterrene, spesso usando una sfera di cristallo, in congiunzione con i rituali e le cerimonie del mago, al fine di convocare esseri provenienti da altre dimensioni.
Mago e scrutatore lavorano assieme, mano nella mano, evocando questi esseri ultraterreni: siano essi angeli, demoni o spiriti dei defunti.
La Donna Scarlatta di Crowley adempiva a questa stessa funzione; ad esempio, la prima moglie di Crowley, Rose Kelly, ricevette in stato di trance magica i tre capitoli del celebre Libro della Legge, il manoscritto che traccia la fondazione della filosofia magico-religiosa di Crowley, Thelema.
Da un punto di vista magico, il portale d’ingresso per entità extraterrestri aperto da Crowley con il contatto con l’entità LAM può essere stato potenziato ed ulteriormente aperto dall’operazione Babalon di Parson ed Hubbard, producendo uno straordinario salto in avanti nel paradigma della coscienza umana.
Come Kenneth Grant scrive:
“L’Operazione (Babalon) ebbe inizio…esattamente prima dell’ondata di inspiegabili fenomeni aerei definiti Dischi Volanti. Parson aprì una porta e qualcosa l’ha attraversata volando.”
Alcuni ricercatori, ipotizzano che la detonazione delle due bombe atomiche sul Giappone alla fine della Seconda Guerra Mondiale, possa aver in qualche modo contribuito all’apertura di questa porta tra le dimensioni o, almeno, attratto la curiosità di nostri vicini galattici.
La Storia Thelemica racconta che nel 1947 terminò il primo stadio dell’Operazione Babalon, quando le strade di Parson ed Hubbard si divisero tumultuosamente (sembra che Hubbard fuggì con la moglie di Parson e una gran parte della sua ingente fortuna). Fu in quello stesso anno, che ebbe inizio l’era moderna degli UFO, con l’avvistamento di Kenneth Arnold, sul Monte Rainer, nello Stato di Washington, seguito, non molto tempo dopo dal leggendario schianto di un disco volante a Roswell, in New Mexico.
Il 1947 fu anche l’anno del trapasso della Grande Bestia, Aleister Crowley e, solo l’anno successivo, nel 1948, Albert Hoffmann diede la nascita all’LSD.
Accanito sostenitore della connessione tra i misteriosi eventi che fermentarono nell’inconscio collettivo tra il 1946 ed il 1948, il ricercatore John Judge, rilasciò un’intervista a radio KPFK di Los Angeles, il 12 Agosto 1989, in un programma chiamato “Unidentified Fascist Observatories” (Osservatori Fascisti Non Identificati), in cui dichiarò che Kenneth Arnold e Jack Parson erano colleghi di volo, sebbene non sono stati trovati riscontri a supporto di tale dichiarazione.
Quel che è certo è che Parson ed Hubbard realizzarono la loro operazione magica ed il loro contatto interdimensionale con entità aliene nel deserto della California, negli stessi anni in cui questa zona fu teatro di straordinarie manifestazioni ed attività di dischi volanti.
LA CORRENTE STELLARE DI SIRIO
In questo scenario sorsero in quegli anni “contattati” come Gorge Adamski e Gorge Hunt Williamson che descrivevano il proprio tipo di messaggeri cosmici trasportati da dischi volanti, navi sigariformi, spesso originari dal pianeta Venere, o altri pianeti del nostro sistema solare.
Nel 1930, prima dell’incontro con i suoi “Fratelli dello Spazio”, George Adamski gestì un monastero denominato “Ordine Reale del Tibet”, che gli permise di ottenere un permesso per produrre del vino sacrificale durante il periodo del Proibizionismo.
Quando il Proibizionismo terminò, anche il monastero di Adamski chiuse le sue porte, ed egli decise di aprire un chiosco di panini vicino all’Osservatorio di Monte Palomar. Qui Adamski dichiarò di aver aiutato gli astronomi a fotografare diversi UFO, ma tale dichiarazione non fu mai confermata dal personale dell’osservatorio.
Il primo incontro di Adamski con i Fratelli dello Spazio avvenne nel Deserto Mojave, il 20 Novembre 1952, quando, in compagnia di Gorge Hunt Williamson ed alcuni altri amici, fu testimone di un inseguimento di un oggetto sigariforme da parte di jet militari.
Proprio prima di scomparire alla vista, la nave spaziale espulse un disco argentato, che atterrò a breve distanza da Adamski e i suoi compagni.
Quando egli si avvicinò al disco fu salutato da un uomo con lunghi capelli bianchi, vestito con una tuta ad unico pezzo.
L’uomo spiegò telepaticamente di essere originario di Venere e di essere preoccupato dalla possibilità che le radiazioni della boma atomica potessero raggiungere altri pianeti del sistema solare; disse anche che vari esseri provenienti da tutta la galassia stavano visitando la Terra nutrendo la stessa preoccupazione.
Secondo lo stesso Adamski, egli fu preso a bordo di una nave aliena e volò visitando diversi luoghi nell’universo, compreso il lato oscuro della Luna.
Durante il corso della sua scorribanda aerea, Adamski scattò una serie di fotografie delle quali, sebbene famosissime, è stata spesso discussa l’autenticità.
In “Osservatori Fascisti Non Identificati”, John Judge asserì che Adamski era uno strumento della CIA, e nel suo giro di conferenze nel mondo negli anni ’50 e ’60 seminò disinformazione per conto dell’Agenzia.
Il collega di Adamski, Gorge Hunt Williamson, autore di molti libri sugli UFO, promulgò l’idea di un battaglia tra il bene ed il male, tra i “buoni” provenienti dalla Stella del Cane, Sirio, contro i “cattivi” provenienti da Orione.
Il pianeta Sirio è un tema ricorrente nel campo dell’Occulto e del fenomeno UFO.
La Stella d’Argento, il misterioso ed antico Ordine Iniziatico riattivato da Crowley, era simbolo ed espressione della diretta volontà di Nu-Iside (Sirio) e, come Kenneth Grant ha dichiarato, Crowley “identificava inequivocabilmente il suo Santo Angelo Guardiano con Sothis (Sirio), o Set-Iside.”.
A questo proposito, deve essere ricordato il “Mistero di Sirio” di Robert Temple, pubblicato nel 1977, che documenta la storia della tribù Dogon in Africa, e dei loro favolosi incontri con i Nommo, una razza di esseri, con tre occhi e chele da granchio, provenienti da Sirio.
Secondo quanto racconta la leggenda dei Dogon, questi emissari intergalattici tramandarono alla tribù africana dati astronomici risalenti fino al 3200e.v., tra cui la conoscenza che Sirio ha una stella compagna, invisibile all’occhio nudo.
Queste leggende anticipano enormemente l’avvento dei telescopi, e furono successivamente confermate dagli astronomi. Questa stella compagna, Sirio B, non fu mai fotografata prima del 1970.
Oltre alla conoscenza riguardante Sirio B, i Dogon conoscevano le quattro Lune di Giove, l’anello attorno a Saturno, e che i pianeti del nostro sistema solare orbitano attorno al sole.
Nel “Mistero di Sirio”, Temple fa risalire il contatto con i Nommo a Sumer, circa nel 4500 e.v. A quel tempo, egli dice, queste creature con tre occhi e chele da granchio, apparvero nelle loro potenti navi spaziali provenienti dalle stelle, concedendo all’umanità vasti segreti; rivelando misteri e conoscenza esoterica che fu tramandata ad Adepti di varie società segrete in Egitto, nel Medio Oriente ed in Grecia.
Temple sostiene che questi iniziali contatti posero i semi per le varie religioni misteriche, i cui germogli includono personaggi come Giordano Bruno, il Dr.John Dee, l’intera tradizione che pose le pietre di fondazione della Massoneria, ed altre scuole segrete di conoscenza esoterica come i Cavalieri Templari e i Rosacroce.
La Massoneria sostiene che la civilizzazione della Terra fu inizialmente formata da Iniziati provenienti dal sistema solare di Sirio, equiparati alla Trinità Egiziana di Iside, Osiride e Horus. In questa mitologia, Osiride è un precursore del Cristo, divinità morente che poi risorge, formando le basi del sacerdozio Egiziano dell’adorazione del dio Sole.
Gli adepti di queste religioni misteriche si sono sempre riferiti a se stessi, in un modo o in un altro, come Illuminati, coloro che sono stati “illuminati” dall’adorazione del dio solare e della dea lunare.
Nel suo trattato, Temple nota che l’intero calendario Egiziano compiva una rivoluzione attorno ai movimenti di Sirio e che il calendario annuale iniziava con i “giorni del cane”, il periodo in cui Sirio sorgeva dietro il Sole.
Secondo Philip Vandenburg nel suo “La maledizione del Faraone”: “un archeologo chiamato Duncan MacNaughton scoprì nel 1932 che il lungo tunnel oscuro nella Grande Piramide di Cheope funziona come un telescopio, rendendo visibili le stelle anche durante il giorno. La grande Piramide è orientata, secondo MacNaughton, per fornire una visione, dalla Camera del Re, dell’area del cielo del Sud in cui Sirio si muove durante l’anno”.
La più brillante stella dei cieli, Sirio, è utilizzata nella navigazione perchè rimane fissa nel cielo. Volendo fare un paragone, Sirio è approssimativamente 35 volte più grande del nostro sole, ed è considerata nei circoli esoterici come “il dio occulto del cosmo”.
Il famoso emblema dell’occhio ‘che tutto vede’ sospeso sopra la piramide tronca, oltre ad essere un motivo comune alla tradizione massonica è, prima di tutto, la descrizione dell’Occhio di Sirio. Non è un segreto che molti dei padri fondatori della Nazione Americana furono Massoni; ciò spiega la strana presenta dell’Occhio di Sirio sulla banconota da un dollaro, un simbolo visto ogni giorno da milioni di persone in tutto il pianeta, un’immagine impressa per sempre nella psiche umana.
In tempi recenti, un intero esercito di teorici della cospirazione attribuisce all’antico simbolo dei connotati insidiosi ed oscuri. Per essi l’occhio nel triangolo rappresenta i temibili “Illuminati”, oscuri e potenti personaggi che occupano gli occulti posti alla cima della Piramide, e che connettono fra loro ordini fraterni e società segrete come i Cavalieri di Malta, la Massoneria e i Rosacroce, in un’estesa trama di cospirazione atta ad istituire un nuovo ordine mondiale, un futuristico incubo Orwelliano, una società totalitaria mascherata da democrazia libertaria, che usa linguaggi e simboli della Massoneria per programmare le masse.
A rendere ulteriormente confusa una situazione già abbastanza complessa, il XX° secolo ha visto sorgere una nuova generazione di contatti che rendevano omaggio alla “Stella del Cane”, accrescendo di ulteriori elementi la leggenda dell’Occhio sospeso sulla Piramide.
Proprio al volgere del secolo, un gentiluomo di Haiti di nome Lucien-Francois Jean-Maine costituì un ordine chiamato il “Culto del Serpente Nero”, che utilizzava rituali dell’O.T.O. di Crowley combinati con pratiche voodoo.
Secondo quanto riferito, operazioni magiche condotte con questi rituali nel 1922, evocarono un’entità chiamata LAM, esattamente la stessa entità con cui Aleister Crowley entrò in contatto alcuni anni prima.
Il già citato contattista gorge Hunt Williamson, tra il 1950 ed il 1960, evocò alcuni presunti abitanti di Sirio, conversando con essi in linguaggio “enochiano” o “angelico”, già usato da John Dee nel 1700 e successivamente da Aleister Crowley.
Nei suoi vari libri e nelle molte conferenze Williamson parlò anche della presenza sulla Terra di una società segreta che era stata in contatto con Sirio per migliaia di anni; l’emblema di questa società segreta era l’occhio di Horus, altrimenti conosciuto come l’occhio che tutto vede.
In un affascinante saggio intitolato: “Magia, Sesso, Assassinio, e la Scienza del Simbolismo”, l’autore James Shelby Downard descrive un “culto di adorazione a Sirio” che era arrivato fino ai più alti livelli della CIA.
In questo brano provocatorio, Shelby descrive uno dei loro rituali che avevano luogo nell’Osservatorio Palomar sotto la luce di Sirio, telescopicamente focalizzata per inondare i suoi partecipanti della luce della maestosa Stella del Cane.
PSICOTRONICA
Dopo l’onda di interesse per Sirio iniziata nel 1970 da Robert Temple, nel 1974, lo scrittore di fantascienza Philip F.Dick visse una sorta di “esperienza mistica” che ebbe origine in una serie di “contatti” che egli definì “trasmissioni psicotroniche”.
Esse iniziarono il 20 Marzo 1974, sotto forma di potenti onde mentali che lo inondarono con una quantità smisurata di impulsi cerebrali audio visivi, descritti da Dick come violenti e sgradevoli, dei “messaggi morti”.
Durante le settimane seguenti, fu disturbato da manifestazioni notturne nella sua camera da letto, “attività di fosforo viola, per otto ore ininterrotte”; tale manifestazione era la sorgente degli impulsi mentali che sopraffacevano Dick con immagini di grafica moderna ed estratta, con musica sovietica che risuonava nella testa, nomi e parole pronunciate in linguaggio russo. Lo scrittore giunse alla conclusione di essere il bersaglio delle trasmissioni di agenti del controllo mentale sovietico.
Inizialmente Dick aveva una percezione negativa delle emanazioni che invadevano la sua mente ma successivamente cominciò a percepire nella forza che lo contattava qualcosa di completamente differente.
In una lettera a Ira Einhom, datata 10 Febbraio 1978, Dick entrò nei particolari della sua esperienza con le aggressioni psicotroniche è dichiarò che, ad un certo punto, le trasmissioni gli “sembravano senzienti”. Spiegò che percepiva chiaramente una forma di vita aliena, localizzata in uno strato superiore dell’atmosfera della Terra, che era stata “…attratta e potenziata dalle trasmissioni psicotroniche sovietiche a micro-onda.” E che, attraverso di esse era entrata in contatto con lui. Questa forma di vita aliena operava come una “stazione”, un terminale di una qualche forma di rete di comunicazione interplanetaria che “…conteneva e trasmetteva grandi quantità di informazioni.”.
Secondo le affermazioni di Dick, nei mesi che seguirono, il contatto con l’entità aliena che intanto aveva battezzato Zebra, migliorò enormemente le sue condizioni mentali e fisiche. Inoltre l’entità aliena gli fornì complesse e precise informazioni riguardo se stesso e riguardo suo figlio che, secondo Zebra, era affetto dalla nascita da un grave difetto non diagnosticato che richiedeva urgente ed immediata chirurgia.
La moglie di Dick si precipitò con il bambino dal medico chiedendo un controllo riguardo il difetto indicato da Zebra e, con lo sgomento generale, si apprese che il bimbo era effettivamente affetto da quella grave deformazione.
Un intervento chirurgico fu programmato d’urgenza per il giorno seguente ed il bambino fu salvato. La moglie di Dick, Tessa ed altri testimoni degli eventi hanno da allora confermato le predizioni di Zebra riguardante le sue condizioni mediche e quelle del figlio, Christopher.
Phil Dick era sicuro della totale positività di Zebra e notò il suo grande disprezzo per i sovietici e per i loro esperimenti psicotronici. Zebra rivelò a Dick che la Terra stava morendo, e che lo sconsiderato utilizzo dei gas propellenti stava “…distruggendo lo strato di atmosfera in cui Zebra…esisteva”.
Solo diversi anni dopo la sua mistica esperienza con Zebra, Phil Dick scrisse una novella, basata su questi eventi, intitolata VALIS. Nel romanzo Zebra prese il nome di VALIS (Vast Active Living Intelligence System) e veniva identificato come un prodotto del sistema stellare di Sirio e descrivendo i suoi operatori come esseri con tre occhi e muniti di chele.
Mai prima di allora Phil Dick aveva citato Sirio nei suoi racconti ma con VALIS la Stella del Cane ebbe in quegli anni una grande popolarità, alla quale contribuirono altri casi nella letteratura del contatto.
MK ULTRA
C’è da dire che la stella Sirio non è stata solo menzionata nella ricerca occulta e nella fenomenologia del contatto ufologico ma è anche stata posta in relazione ad alcuni esperimenti di controllo mentale facenti parte del nefasto progetto della CIA denominato MK ULTRA.
Iniziato presumibilmente nel 1953, all’interno di un programma esente dalla supervisione del Congresso, il progetto MK-ULTRA era composto da agenti addestrati come “spie psichiche”, che testavano radiazioni, shock elettrici, microonde ed impianti elettrici su soggetti inconsapevoli.
Lo scopo finale di MK-ULTRA era quello di creare assassini programmati.
A questo proposito la CIA testò anche un’ampia gamma di droghe al fine di scoprire il composto chimico ideale per il controllo mentale. L’LSD fu una delle droghe che interessò maggiormente gli psichiatri della CIA, al punto che nel 1953, l’Agenzia tentò di acquistare l’intero fabbisogno mondiale di acido lisergico dai Laboratori Sandoz, in Svizzera. E’ un dato di fatto che, per molti anni, la CIA fu la sorgente principale di LSD legale o meno.
Negli ultimi decenni varie informazioni sulla tecnologia del controllo mentale si sono diffuse nella comunità di ricerca, anche grazie ad un gentile signore finlandese di nome Martin Koski ed alle sue affermazioni riportate in un libretto che titola “la mia vita dipende da voi”. Koski ha diffuso la sua terribile descrizione di un mondo soggetto ad un esteso controllo mentale, documentando l’alterazione cerebrale subita su se stesso e su molti altri. I presunti operatori di queste nefaste operazioni di controllo mentale includevano agenzie di Intelligence come la Royal Canadian Mounted Police (RCMP), la CIA e l’Intelligence Finlandese.
Sirio viene evocata, nei racconti di Koski, ancora una volta in un episodio di controllo mentale. Egli sosteneva di essere stato rapito e che i “dottori” che avevano operato su di lui avevano dichiarato di essere “alieni provenienti da Sirio”.
Nel suo libro Koski sosteneva che questi personaggi gli avevano impiantato uno schermo nella memoria per celare la loro identità e le loro intenzioni.
Sulla base di affermazioni come questa trovò credito la teoria, sostenuta da un gruppo di ricercatori nei primi anni ’90, che i rapimenti alieni fossero una copertura per il programma di controllo mentale messo in atto dal progetto MK-ULTRA, un inganno perpetrato dagli spettri della CIA.
Secondo Walter Bowart, nella sua riedizione di ‘Operation Mind Control’, una vittima del controllo mentale racconta di un incidente accaduto presumibilmente all’inizio degli anni ’70. Nei ricordi recuperati attraverso la regressione ipnotica, è stato rivelato che la vittima era stata al centro di un finto rapimento alieno, con l’intenzione di creare uno schermo che avrebbe nascosto il reale programma in atto sulla vittima. Il soggetto dichiarò di aver visto un bambino vestito in un piccolo costume alieno, simile in apparenza a quello degli alieni di Spielberg.
Questo non fornisce certamente una spiegazione esauriente per l’intero fenomeno ufologico e neppure vuole significare che forme di intelligenza extraterrestre non abbiano mai visitato la Terra. E’ comunque sconcertante considerare l’impatto che il fenomeno dei rapimenti alieni ha avuto sulla coscienza umana e quanto tutto ciò abbia mutato le credenze e le strutture psichiche di milioni di abitanti di questo pianeta, creando un nuovo paradigma che solo alcune decine di anni fa era del tutto impensabile.
Walter Bowart nel suo “Operation Mind Control”, afferma che alla fine degli anni ’70, il membro del Congresso Americano Charlie Rose, ebbe un incontro con un inventore canadese che aveva ideato e costruito un elmetto che simulava stati di coscienza e di realtà sensoriale. Rose prese parte ad un esperimento che consisteva nella riproduzione di un programma di rapimento alieno dallo scenario estremamente realistico e drammatico. L’elmetto produceva campi magnetici a bassa frequenza sui lobi temporali, l’area di effetto associata alla distorsione temporale e ad altri stati alterati di coscienza.
E’ probabile che l’inventore dell’elmetto fosse il Dr.Michael Persinger, clinico neuropsichiatria e professore di neuroscienza, il cui lavoro negli anni si è focalizzato sugli effetti dei campi elettromagnetici sugli organismi biologici e sul comportamento umano. Il Dr.Persinger fu anche l’inventore di un “elmetto magico” di cui si occupò la stampa americana in quegli anni. Alcuni ricercatori collegarono il nome di Persinger alle operazioni di intelligenze connesse al progetto MK ULTRA.
Egli sosteneva la teoria che gli UFO sono il prodotto di effetti elettromagnetici rilasciati dalla crosta terrestre sottoposta a stiramenti tettonici.
L’elmetto di Persinger aveva caratteristiche simili alla fantomatica apparecchiatura denominata TLE (Temporal Lobe Epilepsy) ritenuta da molti il congegno utilizzato dagli aggressori psichici per sferrare trasmissioni psicotroniche come quelle riportate nel romanzo VALIS di Philip Dick.
Una delle fenomenologie più frequenti attribuite al TLE è la visione del divino, la creazione di forme di comunicazione diretta con dio o con divinità di qualsiasi forma e natura.
COMMUNION
Whitley Strieber, autore del best seller “Communion”, nel tentativo di spiegare la propria esperienza di rapimento, prese in esame la possibilità di essere stato vittima del TLE.
Gli esami che eseguì per accertare un condizionamento psicotronico risultarono negativi ma rimane notevole la componente magica nella sua esperienza e nel suo personale modo di affrontarla.
Dopo l’iniziale regressione ipnotica che lo rese cosciente per la prima volta della presenza dei “visitatori”, Strieber iniziò a praticare una forma di meditazione per evocare nella sua mente la loro immagine, in modo da poterli descrivere con maggiore dovizia di particolari.
Al primo tentativo di evocazione riuscì a visualizzare con estrema facilità un alieno grigio nel campo visivo della sua mente.
Cosciente o meno di aver compiuto un’evocazione magica a tutti gli effetti, Strieber, ripeté l’esperimento in molte occasioni, evocando volontariamente questi esseri oltre il velo della percezione.
Precedentemente alle sue esperienze di contatto, Strieber fu un membro della Fondazione Gurdjeff, un’organizzazione di auto-trasformazione dedicata alle tecniche di meditazione e di espansione della coscienza elaborate dal mistico russo G.I.Gurdjeff. Strieber ha spiegato che le tecniche apprese in quell’addestramento e particolarmente una forma di canto a doppia tonalità, gli avevano permesso di rimanere cosciente in alcune esperienze con i visitatori che altrimenti avrebbe vissuto in modo inconsapevole.
Ciò che allora Strieber non sapeva era che lo stesso Gurdjeff era in contatto con esseri di Sirio, proprio attraverso questo metodo del canto a doppio tono, che può anche essere definito come “Canto Enochiano”.
In Communion, Strieber sostiene che lo stato mentale prodotto dagli incontri con i ‘visitatori’ potrebbe assomigliare a quello prodotto da una rara droga chiamata Tetradotossina, che in piccole dosi causa anestesia esterna, e in dosi maggiori può provocare esperienze di “uscita dal corpo”. Dosi ancora maggiori di tale droga possono simulare esperienze di morte. Secondo Strieber, la Tetradotossina è la sostanza di base per il “veleno degli zombies” di Haiti. Ciò che non dice è che la Tetradotossina fu precisamente uno dei molti componenti psicoattivi utilizzati dalla CIA per il loro leggendario progetto MK-ULTRA.
In Communion, Strieber sostiene la possibilità che i Grigi, per comunicare, possono non aver utilizzato telepatia mentale ma qualcosa di natura più tecnica come onde a frequenza extra bassa irradiate nel suo cervello.
Su questa linea, Strieber aggiunge che la stessa terra genera una grande quantità di campi magnetici nel campo da 1 a 30 hertz.che interagiscono con la nostra mente e la nostra energia. Esistono forse condizioni naturali per la risposta del nostro cervello, come esperienza psicologica della nostra specie vivente su questa creatura macrocosmica. Esiste una relazione con il nostro pianeta che non abbiamo ancora compreso completamente e forse gli antichi dei, gli esseri elementari e i moderni visitatori sono solo un effetto di un mistero più grande.
IL FUTURO
Affrontando il fenomeno ufologico e l’ipotesi extraterrestre dal punto di vista esoterico della magia rituale, abbiamo tracciato uno scenario forse oscuro, forse inquietante, privo cioè di risposte che possano sedare la nostra atavica ansia di uomini di fronte a realtà sconosciute. Abbiamo piuttosto messo in evidenza occulte relazioni tra mondi distanti o spesso in apparente conflitto fra loro, mondi nascosti, sia pure per differenti motivi, agli uomini ignari di un destino di cui non risultano essere padroni.
Sono gesta di uomini ai margini ad aver tracciato la storia, con lettere d’oro o di sangue. Sono gesta che spesso rimangono oscure, nascoste tra le pieghe del mondo, appunti ai confini della Storia degli uomini e della civiltà.
Sono atti di coraggio o di viltà, come eroici e maledetti sono gli uomini ed i loro sogni più profondi.
Le porte dimensionali aperte dalle epiche operazioni magiche del Dr.John Dee e di Aleister Crowley sono tramandati come sogni di visionari e perversi. E’ la Storia, che si sbarazza degli eroi, maledicendoli con la propria viltà. Altri hanno fatto della perversione un’arte di logica e forse sono proprio quelli che la Storia la scrivono indisturbati.
Ciò che vogliamo ipotizzare è l’effettivo potere di tali Atti, liberandoli da ogni valutazione morale e da ogni restrizione ideologica. Liberare il potere che ha reso possibile l’ingresso nella sfera della coscienza umana di un nuovo paradigma cosmico, all’interno del quale la razza umana può trovare la propria funzione simbiotica con le altre razze dell’universo.
I tentativi degli uomini, spesso goffi e disastrosi, di possedere tale potere hanno generato dei mostri senza testa, che si nutrono degli incubi da loro stessi generati. Non è questa la storia che condurrà al futuro e non è questa la storia che la futura umanità ricorderà alle sue origini.
L’onda stellare di Sirio, che scorre impetuosa dalle Porte del Tempo, appare essere l’artefice della nostra Mutazione. La straordinaria accelerazione evolutiva del ‘900, che include le due guerre mondiali e tutte le tremende convulsioni della razza umana, sembra istruita da invincibili potenze cosmiche, regolate dalla legge della Forza.
La Forza che conduce alla Mutazione e all’Evoluzione che è virtù nelle mani del singolo uomo, eppure lo travalica essendo Volontà stessa dell’Universo.
Se c’è qualcosa da invocare, prima di tutto, è l’apertura della mente di fronte allo sconosciuto, la disponibilità a mettere in discussione se stessi e le strutture portanti del proprio mondo. Oltre ciò vi è l’esperienza, la diretta conoscenza delle cose che apre nuovi portali alla saggezza.
Oltre ciò vi è l’esperienza diretta dell’universo, quello che, ormai certamente, sembra essere il nostro futuro.
"La mia osservazione dell’Universo mi convince che ci sono esseri di intelligenza e potere di più alta qualità che qualsiasi cosa che possiamo concepire come umana; che essi non sono necessariamente basati sulle strutture cerebrali e nervose che noi conosciamo, e che l’unica e sola possibilità per il genere umano di avanzare nell’insieme è di prendere contatto individualmente con tali esseri”.
A.Crowley, 1944
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martedì 29 maggio 2012
Ufo crash: una lettera dal passato
1950: il Colonnello Robert Blount è il capo della Divisione Medical Research della US Air Force,; il dottor Robley Evans è invece un illustre scienziato del MIT (Massachusetts Institute of Technology), professore emerito a Cambridge e universalmente riconosciuto come uno dei padri della Medicina Nucleare. Cosa lega questi due uomini al fenomeno Ufo?
La risposta a questo quesito è celata in una lettera datata 1950, inizialmente classificata come “Riservata”; non si tratta certo della famosa “pistola fumante” che svelerà finalmente la verità sugli Ufo, ma rimane comunque un documento abbastanza particolare e degno di essere citato, se non altro per via di alcune considerazioni che proprio il suo contenuto ci spinge a fare.
Il 10 marzo del 1950 Blount si rivolge a Evans scrivendogli di essere venuto a conoscenza di un Ufo Crash avvenuto in Messico, lo avverte che è in corso la stesura di un memorandum in merito che verrà classificato come Top Secret, giustificando infine la sua missiva con il fatto che “…esistono dei dettagli abbastanza bizzarri in merito all’incidente…”.
A cosa si riferiva esattamente Blount con il termine bizzarri?
Ovviamente non avremo mai la risposta a questo quesito, ma lo scenario che sembra prendere vita scorrendo l’intero documento ci porta a porre dei ragionevoli dubbi, soprattutto in presenza di particolari coincidenze.
I due uomini erano certamente personalità di spicco in quel periodo, cosa che ci fa riflettere in merito al fatto che Blount non avrebbe mai contattato Evans per questioni banali; in tal senso il termine bizzarro potrebbe associarsi a qualcosa di anomalo, di imprevisto, fuori dal comune, qualcosa contenuto nel rapporto in merito all’incidente che colpì Blount a tal punto da rivolgersi addirittura ad uno scienziato del MIT.
Nella lettera il colonnello fa riferimento alla relazione stilata da uno psicologo; non ne menziona il nome, ma aggiunge che faceva parte dell’Aero Medical Laboratory di Wright Field.
Impossibile a questo punto non fare una associazione che potrebbe apparire forzata o soltanto frutto di una mera casualità, ma che comunque contiene tutti i presupposti per essere trascritta: i primi due termini da associare sono quindi Wright Field e Roswell, poiché, come molti ricorderanno, fu proprio in questa base, in Ohio, che venne trasportato il materiale relativo all’incidente.
Avviata la ruota delle associazioni diventa impossibile fermarsi: Wright Field è in Ohio, Blount allude alla relazione di un psicologo e proprio in Ohio opera il Dottor Paul M. Fitts, presso la Ohio State University di Columbus.
A questo punto potremmo anche fermarci, ma di certo non prima di aver fatto notare che proprio a Columbus ha sede l’Istituto Battelle (Battelle Memorial Institute), nel quale venne effettuato uno studio statistico sui casi Ufo indagati dalla US Air Force e che risulta essere in qualche modo implicato nello stesso caso Roswell.
Ritorna la domanda iniziale: cosa aveva notato di bizzarro il colonnello Blount nelle conclusioni di Fitts?
Sappiamo che quest’ultimo si era consultato con alcune basi militari in merito alla ricerca medica applicata all’aeronautica; se Blount chiede a Evans di leggere il rapporto dello psicologo e di restituirglielo con le sue impressioni ciò che ha rilevato non è una semplice amenità, tanto che la richiesta avviene usando le vie ufficiali e non certo in forma amichevole al fine di avere uno spassionato consiglio.
Non sappiamo cosa accadde successivamente, se Evans rispose e, se lo fece, quali furono le sue conclusioni; non possiamo neanche essere certi che il riferimento fornito da Blount sia necessariamente riferibile a Roswell; rimangono ragionevoli dubbi e strane coincidenze, come quella apparsa nell’aprile del 2009 sul sito web Ufo Iconoclast, relativa alla dichiarazione data dalla moglie del Tenente Colonnello Ray Madson che proprio nel 1950 era amministratore presso l’Aero Wright Medical Laboratory, lo stesso al quale fanno riferimento sia Blount che il dottor Fitts. Proprio in quel laboratorio la moglie di Madson, come da sua dichiarazione, udì strane voci in merito ad alcuni corpi che erano stati portati anni prima e che provenivano da un incidente accaduto a sud ovest.
lunedì 14 maggio 2012
Gli Ufo sono un pericolo?
Questa domanda, che ricorda vecchi discorsi e ipotesi spesso volutamente arricchite di sinistri particolari, riecheggia ancora una volta nel mondo degli Ufo.
Accade in America dove la US News & World Reporter dedica una intera sezione speciale a questo interrogativo all’interno della rivista SPACE attualmente nelle edicole.
Questo in sintesi l’oggetto della discussione: ogni anno vengono segnalati migliaia di avvistamenti da tutto il mondo; circa il 95 per cento riescono in seguito ad essere sufficientemente spiegati, rimane un cinque per cento che non trova un plausibile riscontro e si tratta di una percentuale molto alta.
Partendo da questo presupposto l’articolo inizia ad esplorare il potenziale pericolo insito nei casi di incontro tra Ufo e aerei di linee commerciali, commentando che lo scopo finale della ricerca è quello di offrire una maggiore sicurezza ai cittadini poiché gli autori sono fermamente convinti che l’avvistamento di oggetti sconosciuti nelle vicinanze di aerei commerciali e privati rappresenti una potenziale minaccia.
Tra coloro che hanno firmato la ricerca, ampiamente pubblicizzata sulle pagine dell’Huffington Post, si nota il nome di Richard Haines, ricercatore NASA ed ex scettico sul fenomeno Ufo.
Haines è attualmente il capo del Centro Segnalazione Nazionale sui fenomeni aerei anomali.
Tralasciando il tema di fondo, che sembra più un nuovo tentativo di sviare l’attenzione sull’importanza strategica e globale del fenomeno Ufo riportando in vita vecchie paure che appartengono ai primi tentativi di sviare l’attenzione sul fenomeno stesso, è interessante riportare alcune dichiarazioni colte tra le righe e rilasciate dallo stesso Haines.
Dopo aver sommariamente descritto cosa si debba intendere per incontro ravvicinato, ovvero un aereo in volo al quale, improvvisamente, si affianca un oggetto volante di origine non classificata che compie manovre di ogni genere per poi volare via, Haines scrive testualmente: “…si tratta di un fatto molto importante, un evento che implica una intelligenza dietro questo tipo di fenomeni, loro sembrano quasi selezionare l’aereo al quale si affiancano, nel quale trovano forse qualcosa che desta il loro interesse”.
Implicitamente Haines attribuisce una intelligenza che si cela dietro il fenomeno Ufo, e altrettanto implicitamente dichiara che si tratta di oggetti con equipaggio a bordo, equipaggio senziente, che opera delle scelte con raziocinio e seguendo una finalità che ci è ancora ignota.
Purtroppo, giunti a questo punto, la discussione si arena, e non potrebbe essere altrimenti, tranne che qualcuno abbia già trovato il modo di “prevedere” un avvistamento Ufo. Concordo sulla pericolosità insita in questi particolari eventi (anche se le tragiche fatalità previste dall’articolo non si sono mai verificate), non ci resta che sottolineare ancora una volta l’affermazione di Haines riguardo ad una intelligenza aliena operativa, ricordando altresì che gli unici incidenti estremi si sono registrati soltanto in alcuni particolari scenari (il caso Manthell ne è un esempio) e con aerei militari, non civili.
FONTE
http://ufodailynews.com/2012/ufos-examined-on-u-s-news-and-world-report/1078/
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