martedì 11 giugno 2019

I misteri di Sutton Hoo

1800, periodo imprecisato: un contadino, intento ad arare il suo campo, trova una spilla d’oro, un ritrovamento che potrebbe far presagire la presenza di un antico tesoro. Le ricerche effettuate in seguito si rivelano del tutto infruttuose; le uniche cose che vengono alla luce sono soltanto degli antichi tumuli e una tana per conigli. Quella che sembra essere una delle tante ricerche senza esito sta per essere dimenticata con il passare del tempo, ma nel sottosuolo della proprietà di Sutton Hoo si cela davvero un mistero, e sarà compito di Edith May Pretty, la nuova proprietaria, riportarlo alla luce. Il sito in questione si trova nei pressi di Woodbridge, nel Suffolk (Inghilterra), e rappresenta di certo un luogo di primaria importanza per tutti coloro che studiano il periodo alto medioevale; un luogo caro all’archeologia inglese e non certo privo di enigmi. I tumuli scavati nella proprietà erano undici in tutto, ubicati in una scarpata, a circa 400 metri dalla riva orientale del Deben, un estuario interessato costantemente dalle maree. La nuova proprietaria contattò l’Ipswich Museum il quale, interessato alle argomentazioni esposte, mandò sul posto Basil Brown, l’esperto del museo. Gli scavi iniziarono nel 1938 con l’aiuto di alcuni giardinieri, ma i primi tre tumuli si rivelarono ben presto senza alcun valore storico, a parte una piccola urna, uno scudo e la punta di una lancia, tutto il resto era già stato saccheggiato. Nonostante ciò, i ritrovamenti, sia pure esigui, confermavano che ci si trovava in presenza di una tomba risalente al periodo anglosassone, e questo bastò per continuare gli scavi. I due tumuli successivi delusero ancora una volta le aspettative; anche quelli erano già stati depredati e contenevano soltanto frammenti di ciotole e ceramiche; si decise comunque di andare avanti. Non sapendo più da che parte proseguire, e afflitto da un considerevole sconforto, Basil Brown decise di affidarsi alla sorte e fece scegliere a caso alla signora Pretty quale dei restanti tumuli scavare. Il risultato di questa decisione sarebbe passato alla storia, tanto da coinvolgere addirittura Sir Thomas Kendrick, il direttore del Britsih Museum, che ne parlò come la scoperta archeologica più notevole mai compiuta in Inghilterra. Il tumulo scelto fu quello più grande, posto in prossimità del fiume e quasi nascosto da un gruppo di alberi; era alto 2,7 metri, largo 23 e lungo 30; si iniziò a scavare un solco largo 2 metri e quasi subito le vanghe dei giardinieri si scontrarono con un gruppo di chiodi corrosi dal tempo. Liberato con cura lo scavo di tutta la terra intorno, agli occhi di Brown si presentò uno spettacolo stupefacente, la prua di un vascello di enormi proporzioni. Anche se lo scenario intorno suggeriva una profanazione della tomba, con molta probabilità i ladri si erano fermati a livello terra, probabilmente convinti che fosse fatica inutile continuare. L’11 giugno 1939 si era tolto abbastanza materiale da avere un’idea complessiva di quanto celato nel tumulo; si trattava della struttura di una imbarcazione, o meglio della sua impronta sul terreno, visto che il legno si era ormai putrefatto e rimanevano soltanto i chiodi che, originariamente, avevano tenuto ferme le assi allo scheletro. Le dimensioni del tumulo e la lunghezza della nave suggerivano una scoperta davvero notevole, il fatto poi che fosse costume sia degli antichi scandinavi che degli anglosassoni seppellire il re o il capo dentro la sua nave, lasciava presagire qualcosa di estremamente importante. Le difficoltà però non mancavano di certo; nessun archeologo si era mai trovato nella condizione di dover scavare una nave, inoltre le condizioni del legno, ormai del tutto disintegrato, non rendevano certo agevoli le operazioni. L’impronta del vascello identificava una imbarcazione lunga ben 27 metri e larga 4, costruita con il metodo del fasciame sovrapposto e facendo uso di assi di quercia; a far muovere la nave erano stati 38 rematori; aveva inoltre una profondità massima di 1,3 metri e un pescaggio di 0,6 metri. Le domande iniziarono subito a farsi strada tra gli archeologi: come era stato possibile trasportare il vascello a Sutton Hoo? Dal fiume alla scarpata si contava circa mezzo chilometro, al quale si dovevano aggiungere altri trenta metri per arrivare in cima. Con estrema probabilità si era fatto uso dei classici rulli; una volta tolti la nave era stata fissata con delle corde, quindi, dopo averla abbassata, si era costruito il tumulo sopra per poi passare alla camera mortuaria. Questo enorme e massacrante lavoro lasciava presagire la presenza di una salma molto importante e di un altrettanto favoloso tesoro. Man mano che si andava avanti vari oggetti venivano alla luce, molti dei quali ormai così corrosi che risultava pericoloso anche il solo spostarli da un posto all’altro; procedendo con estrema cautela vennero rinvenuti una lancia di ferro lunga circa due metri con in cima un cervo realizzato in bronzo, probabilmente un vessillo, quindi una grossa pietra per affilare con scolpita un viso dai tratti severi, uno scudo circolare, il frammento di un elmo, uno strumento musicale a sei corde, corni per bere e una bardatura d’oro. Il tesoro stava pian piano venendo alla luce; successivamente si presentarono alcuni fermagli d’oro, una spada lunga novanta centimetri, delle monete d’oro e dei curiosi cucchiaini sui quali erano incisi i nomi Saulos e Paulos. Si trattava quindi di una tomba contenente tutto il necessario per l’aldilà, dalle armi ai contenitori per il cibo, agli effetti personali; curiosamente l’intero scavo ricordava la descrizione di una sepoltura di tipo navale descritta nel poema epico Beowulf, redatto da un anonimo poeta anglosassone. La descrizione riguardava la tomba del mitico re danese Scyld (Skjoldr, Skioldus o Skiold), una tra i primi re della leggenda danese, menzionato anche nella prosa Edda e in altri poemi storici. Si trattava veramente della tomba di Scyld? La risposta a questo quesito non può essere data, poiché, una volta completati gli scavi, non venne alla luce niente altro; la tomba, pur completa di tutto il necessario per accompagnare il defunto nel suo ultimo viaggio, non ne aveva mai ospitato il corpo! Quello che sembra essere un mistero sulla falsariga della più famosa Piramide di Cheope contenente un sarcofago vuoto, si offriva adesso alla più ampia sfera di soluzioni possibili ma anche ad altrettante domande. Per quale motivo cimentarsi in una così immane fatica senza un corpo da onorare? Chi avrebbe dovuto ospitare il tumulo? Doveva certo trattarsi di un personaggio di grande importanza, qualcuno per il quale valeva la pena lavorare duramente, ma chi? La prima ipotesi fu che il corpo fosse stato cremato e le ceneri disperse, ma non esiste alcun presupposto che possa mantenere in piedi questa idea, così come non esistono esempi del genere senza che figuri anche un rogo nel quale vengono bruciati sia i beni materiali che la nave stessa. In ogni caso, anche se l’assenza del corpo tende ad alimentare l’enigma, dall’altro lato, paradossalmente, può diventare un indizio che porta alla sua identificazione. La prima traccia da seguire sono le 37 monete d’oro, tutte coniate in vari paesi dell’Europa occidentale, ma neanche due che riportino i segni della stessa zecca. Tutte le monete vennero rinvenute in una sola borsa, cosa che porta a pensare ad una vera e propria collezione oppure, ad un dono fatto al nostro misterioso personaggio.
Partendo dal fatto che tutte le monete appartengono al periodo merovingio, e che in quello stesso periodo non esistevano più di 200 zecche in tutto il territorio, il campo inizia a restringersi; ulteriori indizi vengono poi dalle varie analisi numismatiche. Secondo il collezionista francese Jean Lafaurie, una vera autorità nel campo della monetazione merovingia, le monete possono essere datate intorno al 625, della stessa opinione è J. P. C. Kent, curatore della sezione monete e medaglie del British Museum. Abbiamo quindi una ipotetica data della sepoltura, ma non siamo ancora in grado di dare un nome al corpo, per fare questo è necessario accedere alle informazioni lasciate nelle opere di colui che è stato riconosciuto come il padre della storia inglese, un monaco vissuto nel monastero benedettino di San Pietro e San Paolo a Wearmouth (oggi Sunderland), il Venerabile Beda. Tra le opere redatte da questo storico e monaco inglese figura una “Historia ecclesiastica gentis Anglorum”, composta intorno al 700 d.C, nella quale, tra le altre cose, si parla della conversione dell’Anglia orientale alla religione cristiana. Questo evento ebbe inizio con il battesimo di Redwald, che in seguito governò come re supremo assumendo il nome di Bretwald e trovò la morte nel 624 o nel 625. La storia di questo personaggio è alquanto controversa; convertitosi inizialmente al cristianesimo, in seguito ritornò ai culti pagani per poi proseguire ad onorare entrambe le religioni. A questo punto dobbiamo ricordare uno dei reperti ritrovati nel tumulo, due cucchiaini con incisi i nomi di Saulos e Paulos; possibile mettere insieme tutta questa serie di informazioni? Si potrebbe ipotizzare che i due cucchiaini appena menzionati siano il ricordo del battesimo di Redwald, il quale, professandosi cristiano ma rimanendo pagano nel cuore, venne ricordato cercando un sincretismo tra le due fedi, sepolto in terra consacrata ma con un cenotafio in stile pagano, mancante del corpo. Questa spiegazione, sia pure considerata da molti la più vicina alla realtà, non è sempre comunemente accettata. Alcuni, ad esempio, sostengono che una delle monete rinvenute appartenga al regno di Dagoberto, il quale morì circa tredici anni dopo la morte di Redwald, ipotesi che renderebbe inconsistente la ricostruzione storica appena effettuata. Gli unici che a questo punto potrebbero essere identificati come il corpo inesistente di Sutton Hoo sono i figli di Redwald, Sigebehrt e Ecgric, che governarono congiuntamente. I due fratelli, dopo varie peripezie, si riunirono nel 640 per combattere contro Pendra, il re di Mercia, uno dei sette regni anglosassoni che si trovava in quella che è oggi la regione delle Midlands. Entrambi vennero uccisi poco tempo dopo; da Ecgric il potere passò ad Anna, fervente cristiano, che morì nel 654. Proprio da quest’ultimo personaggio nasce la successiva ipotesi sul mistero di Sutton Hoo; il tumulo sarebbe in realtà un monumento fatto erigere da Anna per celebrare il valore di Ecgric; d’altra parte una sepoltura di tale importanza, per la quale era stato usato parte del tesoro reale, poteva essere stata eretta soltanto da un re per un altro re. I dubbi comunque continuano a rimanere: possibile pensare che un re cristiano abbia affidato a dei pagani la costruzione del cenotafio? Il mistero continua. Credit Foto: https://brewminate.com/ritual-landscapes-in-pagan-and-early-christian-england/