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sabato 9 febbraio 2019
mercoledì 13 novembre 2013
USA: gli Ufo/Elicotteri
Tutti coloro che si occupano, o che comunque amano leggere e informarsi in merito alla questione Ufo, ricorderanno di certo i misteriosi elicotteri che molti testimoni dichiarano di aver notato in concomitanza e nelle stesse aree di avvistamento.
In alcuni casi gli elicotteri sono stati avvistati prima degli Ufo, in altri subito dopo, in altri ancora nello stesso momento; non meno interessanti sono poi i “famigerati” elicotteri neri avvistati nei casi descritti di Cattle Mutilation o Bovine Excision.
Molte le ipotesi in merito, alcune addirittura abbastanza inquietanti, ad esempio quella derivante da alcune testimonianze che parlano di occupanti dagli occhi a mandorla, dalla pelle color olivastro, oppure quelle che le associano agli ancora più misteriosi MIB.
Quello che comunque risulta più interessante è proprio il tipo di velivolo avvistato, la sua provenienza, ed il fatto che molto spesso la sua apparizione presenta connotazioni visive tipiche di un avvistamento Ufo.
Il ricercatore texano Tom Adams si è spesso occupato di questo argomento, elencando tutta una serie di supposizioni tese ad approfondire un ipotetico collegamento tra elicotteri, Ufo e mutilazioni:
Gli elicotteri sono in realtà degli Ufo dotati di una tecnologia che li fa apparire come velivoli terrestri
Gli elicotteri appartengono alle forze militari americane e sono direttamente coinvolti nei casi di Mutilazioni
Gli elicotteri appartengono alle forze militari americane, ma non sono coinvolti bensì conducono una attività investigativa in merito alle Mutilazioni
Gli elicotteri appartengono al Governo, sono a conoscenza delle motivazioni che portano ai casi di Cattle Mutilation ma, per qualche ragione, tentano di distogliere l’attenzione dei ricercatori, forse per evitare che si porti avanti la tesi di un possibile coinvolgimento dei militari
A questo punto, lasciando al lettore ogni commento in merito alle affermazioni appena esposte, cerchiamo di capire cosa siano e come si presentino questi misteriosi velivoli.
Si tratta normalmente di elicotteri appartenenti alla divisione DELTA/NRO, con un equipaggio composto da sette agenti, che si muovono supportati da due RPV (Remote Piloted Vehicle) di circa tre metri di diametro.
Gli RPV in questione (vedi foto), molto spesso scambiati per Ufo, sono prodotti in California dalla Aerojet Electro Systems, e vengono usati come dispositivi di sorveglianza; il cuore del loro sistema si chiama AROD (Airborne Remotely Operated Device).
Altro modello spesso utilizzato è HALE (High-Altitude Long-Endurance Drone), progettato per raggiungere altitudini molto elevate e alimentato da un sistema a microonde installato sull’elicottero madre.
Il velivolo che più ci interessa è invece proprio l’elicottero, e non uno qualunque, bensì il modello XH-75D, prodotto dalla Teledyne Ryan Aeronautical, e conosciuto anche come XH SHARK.
Il perché di questo interesse è di certo ben documentato dalle foto allegate in basso, mi limiterò quindi ad una breve e concisa spiegazione.
Tralasciando le varie informazioni tecniche sul suo equipaggiamento, la caratteristica più interessante è sicuramente la presenza a bordo del GEP (Gravitational Electromagnetic Projector), ovvero uno strumento capace di fornire all’elicottero un campo di forza fotonico capace di estendersi per 360 gradi con un raggio di circa 50 metri.
Quando questo campo di forza viene attivato, l’elicottero si trasforma in un vero e proprio Ufo, privo di inerzia e di effetti di accelerazione, usufruendo allo stesso tempo di una protezione contro eventuali attacchi pari a circa l’82%.
Tutto questo spiega la questione Ufo? Fornisce una risposta alle Cattle Mutilation? Sicuramente no, ma definisce uno scenario del quale ogni ricercatore o appassionato dovrebbe essere a conoscenza…molto spesso bisogna prima indagare il noto per riuscire a svelare l’ignoto.
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lunedì 10 settembre 2012
Gli Ufo, Crowley e la connessione occulta
In un mio articolo, ripreso all’interno del volume “Ufologia Occulta” (Cerchio della Luna Editore), mi ripromettevo di indagare in merito alla connessione esistente tra il mondo dell’occulto e il fenomeno Ufo; questa breve indagine si basava sullo scenario che vide come protagonista Aleister Crowley e l’Operazione Amalantrah, un rituale svolto tra gennaio e marzo del 1918, basato sull’uso delle Chiavi Enochiane.
Il lavoro magico rituale, come alcuni ricorderanno, culminò nell’apertura di un varco dimensionale e il contatto con una entità chiamata LAM.
Si potrebbe a questo punto pensare di inserire la figura di Crowley in una tematica ufologica, ma si tratterebbe di una conclusione inesatta e del tutto affrettata; scopo di questo nuovo articolo sarà, quindi, non soltanto approfondire l’argomento in questione, ma anche riportare l’operazione Amalantrah e la figura del LAM a quelli che sono i loro precisi riferimenti storici e ideologici.
Prima di proseguire, per coloro che non avessero avuto modo di leggere l’articolo originale, ricordo brevemente gli eventi ai quali si è appena accennato.
Antefatto:
Gennaio/marzo 1918; Aleister Crowley, si dedica a quella che sarà in seguito conosciuta come “Operazione Amalantrah”, ovvero dei lavori magico rituali che si svolgono in alcune camere arredate in Central Park West, a New York City.
Lo scopo principale di queste operazioni è quello di avviare dei contatti, tramite la Magia Cerimoniale e le pratiche di Magia Sessuale, con intelligenze esterne al nostro mondo; il contatto vero e proprio viene affidato alle visioni di una medium.
Attraverso il Rituale, viene creato un Portale Magico, ovvero uno spazio nel tessuto dello spazio tempo entro il quale avverranno le manifestazioni; i risultati non tardano ad arrivare e l’entità che si presenta viene chiamata Lam.
Questa figura, ancora oggi avvolta nel più fitto mistero, è stranamente molto simile a quella razza di extraterrestri meglio nota come Grigi, non abbiamo però alcun commento diretto da parte del grande occultista inglese riguardo ai fatti appena narrati; sappiamo soltanto che creature molto simili al Lam vennero segnalate ripetutamente per tutto il 1980 nella Hudson Valley; di questo avvenimento esiste la testimonianza riportata in “Contact of the 5th Kind” di Philip J. Imbrogno e Marianne Horrigan, ovvero un disegno realizzato da Ann Direnger che raffigura un essere del tutto simile al Lam di Crowley.
Il mago inglese trovò forse un metodo “alternativo” per contattare gli extraterrestri?
A questo domanda risponderemo alla fine, continuiamo intanto il nostro antefatto.
Dopo l’esperimento condotto da Crowley, la presenza del Lam non rimase un caso isolato; Michael Bertiaux riuscì ad evocarlo nel 1960 e dieci anni dopo, un gruppo O.T.O. (Ordo Templis Orientis), replicò con successo la stessa esperienza.
Dopo questi successi, gli interessi dei circoli occulti, in special modo di quelli appartenenti o direttamente ispirati dall’O.T.O., presero in grande considerazione questo metodo di ricerca; e Kenneth Grant, riconosciuto come il successore di Crowley, formalizzò definitivamente il Culto di Lam, riconoscendo a questa entità natura aliena.
Iniziamo subito con il ricordare che tale scenario, ovvero la presenza di energie senzienti che sovrastano il nostro pianeta e sono parte integrante dell’universo, era già stata esplorata da H. P. Lovecraft e ripresa da Charles Fort, ma si trattava di una visione altamente negativa e non necessariamente in stretta sinergia con l’ipotesi extraterrestre.
L’operazione Amalantrah non si prefiggeva di raggiungere lo status di primo esperimento di contatto con il mondo alieno, lo stesso Crowley non aveva questa intenzione, tanto che definì il Lam una “entità Enochiana”, accezione che lo accosta più al rituale magico che non ai moderni schemi di Contattismo e Channeling.
Nonostante ciò il portale aperto da Crowley, ma soprattutto il percorso storico che contribuì al buon fine dell’operazioni, riportano numerose coincidenze che trovano, a loro volta, ampio riscontro nella letteratura ufologica.
Il termine Entità Enochiana ci riporta indiscutibilmente al sistema Enochiano usato dal mago elisabettiano John Dee durante il 17° Secolo, personaggio per il quale Crowley nutriva un profondo interesse.
John Dee, insieme al suo collaboratore Edward Kelly, non erano certo nuovi a questo tipo di esperienza; anche loro avevano avuto “particolari” incontri, interazioni delle quali erano stati protagonisti quelli che chiamavano dei “piccoli uomini” che si muovevano “in una nuvoletta di fuoco”, un modello che non è certo sconosciuto alla letteratura ufologica.
In ogni caso l’interesse di Crowley era puramente di matrice magico spirituale, un modo per allargare e approfondire la conoscenza; il disegno del Lam non rivestì in seguito nessuna importanza per il mago inglese, tanto che lo tenne conservato per circa 36 anni facendone poi dono a Kenneth Grant. Dal 1919 al 1945 Crowley non si interessa al Lam; dobbiamo quindi dedurre che il Lam, inteso come contatto extraterrestre, sia una divulgazione di Grant? Forse parte dell'ideologia dell'O.T.O. di matrice Tifoniana?
Crowley si riferisce in realtà ad un portale di accesso ma non affronta nessuna tematica che, in qualche modo, possa essere legata all'Ufologia; Grant, al contrario, nel 1955 annuncia la scoperta di Iside, un pianeta trans-plutonico, e stabilisce allo stesso tempo l'Ordine Loggia Nu-Iside proprio allo scopo di favorire il contatto. A coronamento di questo fatto, sempre lo stesso Grant, dichiara pubblicamente (1980) che il ritratto del 1918 (il Lam di Crowley) può essere usato come punto focale per l'energia extraterrestre. Risulta a questo punto difficile, se non addirittura arbitrario, inserire Crowley in una tematica ufologica, mentre l’intera questione ci porta ad esplorare nuove ipotesi di ricerca.
Gli Ufo, Kenneth Grant e le Operazioni Babalon
A dispetto dell’idea originale di Crowley, Grant si mosse verso obiettivi radicalmente diversi, all’interno dei quali la ritualistica, il portale aperto nel 1918 e il Lam stesso assumevano molteplici accezioni, non ultima quella di una connotazione dichiaratamente aliena, laddove con questo termine ci si riferisce ad una origine extraterrestre.
Nel suo “Outside the Circles of Time” cos’ scrive riferendosi alla questione trattata in questo articolo: “…alcuni credono che i fenomeni Ufo facciano parte del “miracolo”, e una grande quantità di prove sembra suggerire che queste entità misteriose siano localizzate all’interno dell’atmosfera terrestre…la New Lodge Isis possiede gli strumenti per entrare in contatto con loro…”.
Il riferimento evidente si riallaccia all’esperienza di Crowley, all’uso delle Chiavi Enochiane e a nuovi rituali abbinati che permetterebbero il contatto interdimensionale.
L’esperienza di Crowley andò quindi avanti, nonostante il disinteresse dimostrato dal mago inglese, e passò nelle mani di Grant, ma il percorso di quella che potremmo definire, ma soltanto come agganzio storico e non certo ideologico, la “nuova Amalantrah” non si fermò certo a questo punto.
Nel 1946, Jack Parsons, un discepolo di Crowley, capo del ramo californiano dell’O.T.O. e noto scienziato missilistico, portò avanti l’idea del contatto con l’aiuto di Frater H, nome iniziatico scelto da L. Ron Hubbard, conosciuto ai più come il fondatore di Scientology ma anche apprezzato scrittore di romanzi di fantascienza.
La nuova operazione, anzi le nuove operazioni visto che si trattò di vari tentativi, presero il nome di Babalon e permisero ai due uomini di entrare in contatto con creature o entità non molto dissimili dal Lam; Parsons e Hubbard ripresero in pratica i ruoli originari che avevano visto come protagonisti nel 1918 Crowley e la Dama Scarlatta, ma anche John Dee e Edward Kelly, ovvero il mago e il veggente uniti nel tentativo di realizzare delle comunicazioni ultraterrene.
Le operazioni Babalon differivano nettamente da quelli che erano stati i presupposti e i rituali di Amalantrah; si trattava in realtà di uno scenario molto più vicino alla Magia Sessuale attraverso la quale si voleva arrivre alla creazione di un “figlio” nel piano spirituale; una volta creato questo “bambino spirituale” sarebbe stato “indirizzato” ritualmente nell’utero della Sacerdotessa, assumendo in tal modo la sua manifestazione umana.
Perché tutto ciò accadesse era necessario riaprire il portale sigillato da Crowley, cosa che avvenne ma che, allo stesso tempo, sfuggì in parte di mano agli officianti i quali non riuscirono a chiudere il varco che rimase fuori da ogni controllo. Probabilmente fu proprio questo “incidente” a dare il via a tutta una serie di particolari coincidenze, le stesse che da molti vengono messe in relazione con i successivi avvenimenti di natura ufologica.
Approfondendo quest’ultimo aspetto ci troviamo di fronte a questa singolare serie di coincidenze temporali: i lavori delle operazioni Babalon si conclusero nel 1947, sempre nel giugno dello stesso anno avvenne il famoso avvistamento di Kenneth Arnold e il mese successivo l’incidente di Roswell; sempre nell’estate del 1947 si registrano: la prima grande ondata di avvistamenti, l’Ufo crash di Chengdu (Cina) e il presunto recupero di parti di un disco volante operato dai militari russi presso quella che viene ricordata come l’Area 51 della Russia, Kapustin Yar.
Come se ciò non bastasse, il 12 agosto del 1989 il ricercatore John Judge rilascia una intervista alla KPFK radio di Los Angeles durante la quale, tra le altre cose, fa una ben precisa affermazione: Kenneth Arnold e Jack Parsons erano stati molto spesso partner di volo sullo stesso aereo; non abbiamo in merito ulteriori conferme ma si tratta certo di una ben strana coincidenza.
D’altra parte tutti i personaggi di questa vicenda, in un modo o nell’altro, erano legati tra loro e avevano avuto in precedenza esperienze similari, così come l’intero scenario ricalcava fedelmente quel particolare momento storico e ideologico.
Non a caso, quindi, Ron Hubbard inserì nella cosmologia relativa a quella che sarebbe poi stata la sua “religione” i “Thetan”, ovvero le anime di alieni spaziali morti che tentano in tutti i modi di impossessarsi del corpo degli esseri umani, e ancora una volta non a caso, probabilmente, Sia lo stesso Hubbard che Parsons ebbero una esperienza “visionaria” con queste entità proprio nel Deserto della California, ovvero nello stesso luogo che fu in seguito lo scenario principale di personaggi quali George Adamski e George Hunt Williamson.
Sono tutte coincidenze? Casualità?
Se quanto appena riportato attiene esclusivamente al mondo delle circostanze fortuite, su questo stesso piano deve essere letto “Communion”, il libro di Whitley Strieber da molti ritenuto il primo documento ufficiale nel quale viene descritto un caso di Abduction; nel romanzo di Strieber, infatti, i “grigi” appaiono stranamente somiglianti al Lam tranne che per gli occhi, anche se proprio nella seconda pagina del volume, una delle varianti fotografiche è esattamente uguale all’essere evocato da Crowley.
Ancora una volta siamo costretti a rivolgerci a Kenneth Grant, il quale, in uno dei suoi scritti, afferma quanto segue: “…il Lam è un Grande Antico, il cui archetipo è riconoscibile nelle fattezze degli occupanti degli Ufo…”. La dichiarazione di Grant, per quanto qualcuno insista nel darle una o più diverse interpretazioni, sembra abbastanza chiara: il Lam e gli alieni conosciuti come Grigi sono un’unica cosa.
Volendo cercare altre connessioni possibili, ci basterà rileggere parte della letteratura ufologica e metterla a confronto con quanto si afferma ancora oggi riguardo al Culto del Lam, ricordando allo stesso tempo che quest’ultima definizione e la sua connessione con la tematica Ufo sono entrambe conseguenze delle già citate operazioni Babalon, così come l’accostamento del Lam alla tematica Ufo deriva dalle dichiarazioni di Grant, due fatti che insieme convalidano l’assoluta estraneità di Crowley a questo tipo di ideologia, ma riprendiamo la disamina delle strane analogie.
Esaminando il rituale di evocazione proposto da Grant, un suo consiglio colpisce in maniera particolare, il suggerimento di iniziare a meditare concentrandosi sugli occhi del Lam. In tal senso Kenneth Grant scrive: “…guardando negli occhi di questa entità si avverte subito una immediata sensazione di leggerezza, di assenza di peso, quindi la sensazione di essere risucchiati in un vortice…”; si tratta certo di uno scenario che suona abbastanza familiare a chi si occupa di Ufologia, basta consultare le testimonianze di coloro che hanno avuto modo di fissare gli occhi dei Grigi, raccontando in seguito le stesse sensazioni descritte da Grant.
Analoga descrizione si può trovare nei lavori di John Keel, le cui teorie ben si sposano con quanto accadde durante e dopo le operazioni Babalon.
Inutile dire che l’intero contesto potrebbe anche essere riconducibile ad alcuni casi di Abduction e di annullamento della coscienza.
Il Lam: alcune ipotesi
A questo punto diventa del tutto inutile tentare di sfuggire al quesito che fin dall’inizio si è insinuato in ogni riga di questo scritto: chi o cosa è esattamente il Lam?
Prima di provare a rispondere, tentiamo di tracciarne un quadro, sia pure sommario, seguendo le dichiarazioni di Kenneth Grant, ricordando ancora una volta che tali affermazioni non riguardano Crowley, il quale, a differenza del suo discepolo e in seguito capo dell’O.T.O., non manifestò alcun interesse in merito:
Il Lam rappresenta un collegamento tra i sistemi stellari di Sirio e Andromeda.
Si tratta di una “porta” che si apre sul vuoto, di una apparizione il cui numero è 71, il numero del Nulla.
Il Lam è simile a un Grande Vecchio il cui archetipo è riscontrabile negli occupanti degli Ufo.
E’ stato invocato per compiere l’opera di Aiwass del quale è un riflesso.
E’ un trasmettitore di vibrazioni. E, allo stesso tempo, pura energia.
Possiamo a questo punto azzardare l’ipotesi che il Lam sia una entità singola appartenente ad una vera e propria classe di creature, non un singolo bensì una vera e propria condizione esistenziale
Il Lam quindi, riprendendo il discorso originale di Crowley, è pura conoscenza, il frutto di una evoluzione che si è affinata e completata su diversi piani, in svariati livelli e su diversi pianeti, compreso il nostro.
Il mago inglese aprì quindi un varco dimensionale, ponendosi non tanto come pioniere da un punto di vista ufologico bensì come precursore di quell’estremo bisogno di ampliare la coscienza globale del quale oggi così tanto si parla.
Crowley attraversò involontariamente il mondo degli Ufo ma, al contrario, non si può affermare con certezza che l’ipotesi extraterrestre non contempli da sempre al suo interno le regole e l’intima essenza di quella che da sempre , per nostro comune intendere, definiamo Magia.
lunedì 27 agosto 2012
Terminator potrebbe essere realtà
Ricordate la frase del film Terminator? “...Vieni con me se vuoi vivere"; è probabile che tra qualche anno non avremo bisogno di rimettere quel dvd per riascoltarla perché lui sarà già qui.
Non è una delle solite news curiose studiate proprio per attirare lettori, si tratta invece di qualcosa di tragicamente reale visto che la Boston Dynamics Inc. è stata messa sotto contratto dalla Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA) per un affare dal valore di 10,9 milioni di dollari.
La fortunata società, specializzata nella progettazione e nello sviluppo di ingegneria robotica, avrà il compito di costruire dei robot umanoidi che dovrebbero agire, qualora se ne presentasse l’occasione, in modo intelligente e senza controllo, una sorta di nuovo Terminator che però ricorda tanto il protagonista di un altro film: "Robocop".
L’annuncio è stato fatto dal Dipartimento Americano per la Difesa il 20 agosto 2012 “…le piattaforme robotiche saranno umanoidi, costituite da due gambe, un torso, due braccia con le mani, una testa sensore e strumentazione informatica a bordo…”.
Il sito DARPA aggiunge invece che “…i robot aiuteranno durante le operazioni in caso di catastrofi umanitarie…”.
Il progetto prevede però altre estensioni d’uso; questi alcuni estratti di quanto previsto per questi nuovi robot: condurre operazioni di evacuazione, stato di "autonomia controllata" (secondo il DARPA saranno in grado di agire in modo intelligente da soli quando la supervisione diretta non sarà possibile), utilizzazione di diversi "strumenti" (???).
L’obiettivo è quello di far eseguire compiti complessi e pericolosi limitando il rischio di vite umane, sia militari che civili, ma come evitare di pensare a quale formidabile arma da guerra, repressione e attacco, sarebbero questi nuovi “terminator”?
Non si può infatti non ricordare che, già in passato, il Pentagono aveva avanzato richieste ad alcune società in merito allo sviluppo di robot in grado di cercare, individuare e monitorare “umani non cooperativi”, richiesta che si basava sullo specifico ad eventuali scenari di evasione o terrorismo.
Di certo la tentazione di usarli per il controllo della folla, vista anche la situazione altamente esplosiva che si sta creando, sarà molto forte.
Non parliamo certo dei simpatici robot giapponesi che servono la colazione oppure aiutano gli anziani e le casalinghe; il progetto americano potrebbe essere dotato (e si tratta di tecnologie già sviluppate) di sistemi di rilevamento, dispositivi di localizzazione, sensori che rilevano il respiro umano e le onde associate ad un battito cardiaco.
Ora più che mai l’avvertimento dato da Noel Sharkey, professore di Intelligenza Artificiale e Robotica presso l’Università di Sheffield, sembra diventare sempre più pressante: “…il mondo è caduto in una sorta di sonnambulismo creato ad arte da una tecnocrazia potenzialmente letale, bisogna invocare chiare garanzie sulla nuova tecnologia e chiedere a piena voce di conoscere tutti gli aspetti di quella che ci viene tenuta nascosta…”.
Quali nuovi scenari stanno per aprirsi?
Non dovremo comunque aspettare molto per saperlo, il contratto infatti prevede una prima consegna già il 9 agosto del 2014.
Fonte: Washington Technology
domenica 26 agosto 2012
Stanislav Petrov: un eroe che nessuno ha mai conosciuto
Altro che alieni scesi con ampio preavviso mediatico seriamente intenzionati a mettere fine alle nostre sofferenze (e bisognerebbe chiedersi in che modo…); chi veramente salvò il mondo da una catastrofe globale vive oggi nel più assoluto anonimato, dimenticato da tutti, se non addirittura del tutto sconosciuto.
Il suo nome è Stanislav Evgrafovič Petrov, classe 1939, ex militare sovietico ed ex tenente colonnello dell'Armata Rossa durante la Guerra Fredda.
I fatti risalgono al 26 settembre del 1983, periodo durante il quale la guerra fredda aveva raggiunto i suoi massimi livelli e Petrov assolveva alla funzione di ufficiale in servizio presso il bunker Serpukhov 15, poco distante da Mosca.
Il suo compito era quello di controllare il satellite e notificare ai suoi superiori un eventuale attacco nucleare contro l’Urss; qualora ciò fosse accaduto, la strategia dell'Unione Sovietica era quella di lanciare immediatamente un contro attacco nucleare su vasta scala contro gli Stati Uniti, questa era in quel periodo la dottrina della Mutual Assured Destruction.
Alle 00.14 (ora di Mosca), il satellite diede l'allarme, segnalando un missile lanciato dalla base di Malmstrom (Montana) e in viaggio verso il territorio russo. Petrov ritenendo inverosimile un attacco con un unico missile pensò ad un errore del sistema e non segnalò ai suoi superiori l'accaduto.
Passarono soltanto pochi minuti e il satellite segnalò altri quattro missili in viaggio verso l'Urss.
Lanciare l’allarme in quel momento avrebbe significato dare l’avvio al conflitto nucleare.
Petrov, conoscendo bene le peculiarità del sistema satellitare russo OKO, ritenne ancora una volta che si stesse trattando di un errore, considerando tra l’altro esiguo l'attacco missilistico in corso rispetto al consistente armamento nucleare degli Stati Uniti.
La decisione di aspettare e non segnalare l'attacco si rivelò giusta. Venne accertato infatti che si trattava di un falso allarme dovuto ad una rara congiunzione astronomica tra la Terra, il sole e il sistema satellitare OKO.
Petrov aveva comunque disatteso agli ordini, ma considerata la sua corretta intuizione l’esercito russo decise di non punirlo.
Questo episodio fu mantenuto segreto fino alla fine degli anni Novanta; nel frattempo Petrov si ritirò in pensione scegliendo di vivere a Fryazino, un piccolo villaggio nei pressi di Mosca.
Solo recentemente, nel 2004, l’Associazione Cittadini del Mondo, con base a San Francisco, gli ha consegnato un riconoscimento e un premio simbolico di mille dollari.
Grazie alla sua intuizione oggi continuiamo a vivere, continuiamo a lamentarci dei Governi, a seguire le follie dei VIP, le partite di calcio, e continuiamo ad ignorare quei pochi attimi durante i quali l’arguzia, il sangue freddo e lo spirito di osservazione di uno sconosciuto militare sovietico ci salvò la vita.
In barba alle più catastrofiche previsioni fatte durante questi anni, il 26 settembre 1983 abbiamo sfiorato la scoppio della Terza Guerra Mondiale, un evento che avrebbe di certo lasciato ben poche tracce del mondo che oggi conosciamo.
Non sappiamo se altri fatti del genere accaddero in Unione Sovietica, sappiamo però che episodi analoghi (almeno una decina) avvennero negli Stati Uniti.
Alcuni vennero in seguito resi pubblici, ed uno in particolare, quello accaduto nel 1979, ispirò il film “Wargames”.
Oggi Stanislav Petrov è un pensionato che vive in condizioni di quasi povertà nel villaggio russo di Fryazino; ha salvato l’umanità ma questa non lo ha mai conosciuto; mi piace pensare che queste righe possano nel loro piccolo compensare in qualche modo a questa grave mancanza.
venerdì 27 luglio 2012
ABDUCTION: dall'altro lato della barricata
Quando la storia dei coniugi Hill conquistò le pagine dei giornali si aprirono nuove strade per la ricerca ufologica; volendo dare un valore all’importanza di quella testimonianza potremmo paragonarla al clamore suscitato dall’avvistamento di Kenneth Arnod; entrambi i casi, al di là di ogni possibile dibattito che potrebbero accendere, contribuirono a dare voce e immagine al mondo dell’ipotesi extraterrestre.
Così come Arnold, indirettamente, diede il coraggio a numerosi testimoni rimasti da tempo nell’ombra, lo stesso accadde nel caso Hill.
Si scoprì pian piano che non si trattava di un episodio isolato, del classico scoop giornalistico che dura pochi giorni; il numero delle persone che, sotto ipnosi, ricordavano avvenimenti simili a quelli descritti dalla coppia erano molto significativo e aumentava giorno dopo giorno.
Nasceva ufficialmente, almeno per quel che riguardava i mass media e le testate giornalistiche, l’era delle Abduction, con tutti i risvolti, le interpretazioni e le varie scoperte che vennero fatte nei periodi successivi, fino a giungere a quello che oggi risulta essere uno scenario a tratti confuso, popolato da numerose visioni d’insieme, spesso in contrasto e in lotta tra loro.
Non si può certo negare che si tratti di un argomento spesso intimamente legato alla sensibilità dei singoli ricercatori, un vero e proprio filtro attraverso il quale passano aspirazioni, credenze, regole morali e convinzioni spirituali.
Il rischio di spostare notevolmente il punto di osservazione è molto alto, così come quello di dare al termine stesso una valenza generalizzata che probabilmente non possiede.
Quando si iniziò a parlare di rapimenti alieni, ad usare il termine Abduction, i dubbi erano tanti e tutti legittimi; perché d’un tratto ci si interessava così “intimamente” agli esseri umani? Per quale motivo gli alieni, fino ad allora così attenti nelle loro mosse, si esponevano in maniera spesso plateale?
Da un lungo periodo di avvistamenti, la maggior parte dei quali avvenuti in circostanze di massima sicurezza, ovvero in luoghi, momenti e dinamiche che permettevano agli umani di osservare gli Ufo ma non di avvicinarsi a loro, si passava inaspettatamente a quella che si configurava come una vera e propria violazione della privacy.
In verità, spulciando la letteratura ufologica, non è difficile trovare casi di Abduction in tempi non sospetti, ma il riferimento è configurabile in atti puramente fisici, senza alcuna implicazione psichica o di coscienza.
Ci troviamo quindi di fronte ad un fenomeno in piena e costante evoluzione, rispetto al quale ci si domanda quanto di personale sia confluito al suo interno e quanto di “puramente alieno” ancora ci sfugga.
In tal senso il termine stesso, Abduction, sembra voler configurare un atto ben preciso, pianificato, con un modus operandi unico e ripetitivo, ma risulta corretto catalogare al suo interno l’intera casistica dei rapimenti?
A scanso si ogni equivoco, prima di continuare e rispondere a questo interrogativo, sarà bene chiarire che non stiamo parlando di impianti, Milabs, Addotti, e quanto altro ruota intorno alle Abduction; l’idea di fondo risiede proprio nella dinamica e nella possibilità che esistano due differenti scenari.
Partiamo dal presupposto che nessun caso di rapimento può essere riportato come una esperienza tranquilla, senza traumi o del tutto normale; il termine stesso implica una violenza, sia essa fisica che psichica, operata nei confronti di uno o più soggetti, che tende a forzare la loro volontà manipolandola senza alcuna possibilità di difesa.
Detto questo proviamo ad analizzare lo scenario andando oltre l’enorme quantità di testimonianze e studi presenti negli archivi; la quasi totalità della casistica divulgata descrive casi di Abduction che comportano svariate situazioni, tra queste, le più frequenti riguardano prelievi di campioni biologici, innesto di impianti, patologie e disturbi che si presentano in maniera spesso violenta dopo il rapimento.
Passando alle ipotesi più estreme troviamo poi gli scenari relativi a veri e propri stati di possessione durante i quali l’entità aliena si incorpora e tende a sostituire l’essenza vitale del rapito; i vari scenari appena descritti sono accomunati da una unica connotazione: le Abduction riflettono, sono e sono sempre state delle esperienze negative e, di contro, gli alieni che operano in tal senso sono i nostri più mortali nemici.
Possibile affiancare a questo scenario qualcosa di diverso, a prima vista speculare, ma del tutto differente nella sostanza?
Il fatto che le cronache presentino esclusivamente questo tipo di modello non necessariamente significa che si tratti dell’unico scenario esistente, in realtà significa soltanto che è quello più seguito e che riscuote maggior consenso sulla scorta di un rapido conteggio dei lettori e dei visitatori in Rete. I motivi di questo consenso possono essere svariati; tendenza al negativo in un periodo storico che si evolve proprio nella negatività (le ipotesi sul 2012, la crisi economica e di valori, la rivisitazione in chiave negativa e globalizzante delle religioni), la preponderanza in termini di visibilità, la valenza e il peso mediatico degli stessi divulgatori.
In buona sostanza l’enorme presenza delle Abduction che, per meglio intenderci, si possono definire negative, schiaccia e soffoca di fatto le notizie riguardanti lo stesso tipo di fenomeno vissuto in maniera positiva.
Sarebbe quindi auspicabile parlare di Interazioni quando lo scenario proposto, fatto salvo il primo impatto che, naturalmente, risulta essere traumatico e fuori dal comune, si presenta come una esperienza del tutto diversa, ovvero quando esprime un innalzamento del livello di coscienza nato dall’impatto con agenti o elementi esterni che in qualche modo possono rapportarsi all’ipotesi extraterrestre.
Non basta distinguere tra Abduction positive e negative, non basta tentare di separare le due esperienze sulla scorta dei traumi più o meno violenti rimasti nella memoria del soggetto; esiste un terzo campo di indagine nel quale, a volte, il ricordo non necessita neanche di ipnosi regressiva, nel quale il soggetto (superato il primo naturale istinto di paura) si sente quasi liberato dai legami che lo costringevano a questo piano della realtà, ha una visione globale delle cose, si sente esso stesso parte di quanto gli è accaduto vivendolo come un avvenimento del tutto positivo, tranquillo e in qualche modo inconsciamente atteso.
Questo è il campo dell’interazione, forse una nuova frontiera della questione aliena, di certo una logica conseguenza dell’intero scenario che da sempre ci sovrasta e del quale siamo stati e continueremo ad essere parte integrante.
giovedì 21 giugno 2012
The Blue Room Project


Molto spesso il colore blu viene associato al volo e, in particolare, viene usato come identificativo rispetto a tutto ciò che orbita intorno alla tecnologia aerospaziale e all’aviazione militare.
Si tratta del colore dell’Air Force, che ricorda il cielo e i suoi infiniti misteri; non a caso quindi, dato che uno degli enigmi più impenetrabili è quello degli Ufo, il progetto sviluppato nella base di Wright Patterson venne battezzato “Blue Room Project”.
Su questo identificativo sono sorte decine e decine di ipotesi, tutte legate tra loro da un unico filo conduttore: il progetto Blue Room riguarda artefatti extraterrestri in mano al governo, sarebbe quindi la prova definitiva del fatto che la verità è stata per anni manipolata e abilmente nascosta ai nostri occhi.
Una affermazione del genere, che rispecchia in fondo quel ragionevole dubbio ormai presente nella maggior parte di coloro che, direttamente o indirettamente, seguono la questione Ufo, potrebbe acquistare maggior valore qualora si riuscisse a rispondere con assoluta certezza ad un semplice quesito: esiste veramente il Blue Room Project?
I dati in nostro possesso, provenienti da indagini effettuate da ricercatori indipendenti, riescono a fornirci soltanto due informazioni, due indizi che diventano il punto di partenza per questa indagine: il progetto Blue Room nacque intorno agli Anni ’50 e fu sicuramente operativo nel periodo tra il 1955 e il 1965; esisterebbe uno spezzone di pellicola in 35 mm che documenterebbe quanto classificato all’interno del progetto.
Trovandoci costretti a confrontarci con quelle che, al momento, appaiono come pure e semplici ipotesi, non possiamo fare altro che scavare più a fondo in cerca di notizie più consistenti.
Nel gergo in uso presso l’Intelligence, una Blue Room identifica una porzione di spazio posta all’interno di un edificio di massima sicurezza, uno spazio progettato e attrezzato per contenere elementi classificati ad alta sensibilità o di elevato interesse tecnologico.
A questo punto è lecito supporre che, se Wright Patterson è effettivamente collegata con la questione Ufo, una Blue Room al suo interno non può essere di certo casuale; anche in questo modo, comunque, rimaniamo ancora legati al campo delle ipotesi, proviamo quindi a spostare la nostra attenzione su un altro fronte, quello della documentazione.
Una delle prime richieste inoltrate al FOIA (Freedom of Information Act), venne fatta il 30 dicembre del 1980 dal ricercatore William Moore; il 7 gennaio del 1981, Moore ricevette una laconica risposta da parte della U.S. Air Force attraverso la quale veniva informato che non esiste alcun file riguardante un Progetto Blue Room, così come non esiste materialmente nessuna Blue Room in nessuna delle basi dislocate nel territorio americano.
Nonostante ciò bisogna registrare un evento che sembra smentire queste due affermazioni: il fatto in questione riguarda il senatore ed ex generale Barry Goldwater, il quale, durante una intervista, riferì di un suo colloquio avvenuto nella prima metà degli Anni ’60, con il generale Curtis LeMay. Durante quella conversazione il senatore disse di essere a conoscenza di una stanza nella base di Wright Patterson nella quale venivano custodite attrezzature e macchinari posti sotto il massimo codice di segretezza.
Si potrebbe ovviamente obiettare che non necessariamente il senso di questa frase debba essere riferito a materiali di origine aliena, potrebbe anche trattarsi di tecnologia terrestre in fase di sperimentazione, questo però non chiarisce per quale motivo, quando Goldwater chiese di accedere alla sala, gli venne bruscamente negato il permesso.
Riconoscendo che anche questo dubbio non scioglie completamente le riserve sulla questione, non ci resta che passare ad un successivo documento, la lettera di un privato cittadino, Brian Parks, indirizzata al FOIA; proprio a questa lettera i militari risposero in maniera del tutto sorprendente, contraddicendo quanto scritto in risposta a William Moore.
“…esiste una sala chiamata Blue Room ma tutti i file e i documenti che la riguardano, siano essi fotografici che contributi video, sono stati bruciati”!
L’Air Force ammette quindi l’esistenza di una Blue Room, un progetto in funzione già da anni che per qualche misterioso motivo è stato soppresso, arrivando addirittura a distruggere completamente ogni tipo di documentazione.
La lettera riportata in foto è del tutto chiara, riporta un numero di progetto e un numero di identificazione USAF entrambi relativi alla Blue Room; i fraintendimenti, a questo punto, sono ridotti al minimo: i filmati girati in 35 mm sono stati distrutti, insieme a tutto il resto del materiale, il 9 settembre del 1965, stranamente dopo qualche anno dall’interesse manifestato da Goldwater e dal rifiuto di fargli visitare il progetto.
Il Blue Room Project quindi, come la stessa lettera conferma, venne avviato nel 1955 e andò avanti per diversi anni; i relativi filmati vennero distrutti (?) dalle Forze Armate nel 1965; il colonnello Anderson, che firma la lettera, fornisce anche un numero di protocollo e un identificativo.
Potremmo a questo punto ragionevolmente affermare che un Blue Room Project è effettivamente esistito, anche se non possiamo con altrettanta certezza identificare di cosa il progetto stesso si occupasse.
L’indagine sarebbe quindi chiusa, ma in realtà non è così!
La questione si complica
Proprio quando alcuni dubbi stavano per sciogliersi la questione si complica; d’altra parte chiunque abbia un minimo di esperienza rispetto a questo tipo di indagini non dovrebbe certo stupirsi.
Nel maggio del 2012 Anthony Bragaglia spedisce una mail al centro richieste del FOIA, chiedendo maggiori delucidazioni rispetto al progetto Blue Book.
Dopo poco tempo una mail di risposta lo avvisa del fatto che è stato assegnato un numero di protocollo alla sua richiesta; passano ancora pochi giorni e una nuova mail, firmata Lynn Kane Centro Analisi FOIA, lo avvisa che la sua richiesta è stata girata al NASIC (National Air and Space Intelligence Center), il quale si ripromette di rispondere al più presto essendo l’ente al quale fa riferimento il Blue Room Project.
In pratica, nella risposta, Lynne Kane, ammette nuovamente che l’Air Force è a conoscenza del Blue Room Project, che questo è stato ospitato presso la base di Wright Patterson, e che adesso è parte del NASIC che ne è responsabile.
Questa risposta riapre l’intera questione e aggiunge una nuova, curiosa, coincidenza al discorso rimasto in sospeso che riguardava la vera finalità della Blue Room.
Pur confermando ancora una volta l’esistenza del Progetto non si accenna a nessuna distruzione o chiusura dello stesso, mentre il riferimento al NASIC risulta particolarmente curioso, visto che proprio in un documento rilasciato da questa organizzazione, documento che ne definisce la mission, si legge testualmente: “…raccogliere e analizzare dati di intelligence su attuali e future minacce provenienti dall’aria e dallo spazio”.
La tentazione di accostare questo estratto all’idea diffusa che la Blue Room contenga reperti alieni è di certo molto forte, ma andiamo avanti con il nostro racconto.
Il 17 maggio 2012, ad appena tre giorni dall’ultima mail, Bragaglia riceve una lettera che fa cadere nuovamente un velo misterioso sull’intero caso.
“Department of the Air Force
National Air & Space Intelligence Center (AF ISR Agency)
Wright-Patterson AFB Ohio
17 maggio 2012
NASIC / SCOK (FOIA)
4180 Watson Way
Wright-Patterson AFB OH 45433-5648
Mr. Anthony Bragalia
(Indirizzo)
Gentile Signor Bragalia:
Questa lettera viene scritta in merito alla sua richiesta, datata 26 aprile 2012 e indirizzata al Freedom of Information Act (FOIA), in merito ai record relativi al "Blue Room".Alla sua richiesta è stato assegnato il numero di protocollo FOIA 2012-03668-F.
E’ stata condotta una ricerca in merito ai record da lei richiesti, ma senza nessun risultato.
Abbiamo cercato più volte in passato per quanto riguarda i record associati a "Blue Room" ma senza alcun esito. Qualora interpretasse questa risposta come una negazione di informazioni potrà appellarsi al segretario dell'Air Force entro 60 giorni dalla data della presente lettera. In questo caso dovrà allegare al suo appello i motivi per il riesame e una copia della presente lettera. L'appello sarà trasmesso al segretario dell'Air Force, Thru: NASIC / SCK (FOIA), 4180 Way Watson, Wright-Patterson AFB OH 4533-5648.
Cordiali saluti,
Gery D. Huelsman
Libertà NASIC Manager Information Act”
Se non esiste alcun record, a cosa si riferiva il colonnello Anderson?
Questa stessa domanda venne rivolta da Bragaglia il 5 giugno 2012 proprio al NASIC, insieme a un altro dubbio: come avrebbe fatto il colonnello Anderson ad ammettere che la pellicola della Blue Room era stata distrutta se di questa misteriosa camera non esiste alcun record? Quali fonti aveva consultato? Se non esiste alcun record da dove provengono i numeri di identificazione riportati nella risposta?
In merito alle nuove richiesta si attende ancora una risposta; sembra quasi di assistere ad un remake della vicenda che ebbe come protagonista la misteriosa IPU (Interplanetary Phenomenon Unit), sulla quale ancora si attendono risposte, ma questa è un’altra storia, l’ennesimo racconto di verità nascoste che purtroppo sembra ormai diventato così comune quando si cerca di capire cosa realmente si muove dietro gli spessi drappi che nascondono il potere ai nostri occhi.
giovedì 14 giugno 2012
Roswell: i testimoni dimenticati


Molte persone, stando ai loro racconti, hanno avuto la vita segnata dai fatti di Roswell, e molte di queste persone sono state in parte dimenticate, messe in disparte rispetto ai vari articoli sensazionalistici e alle innumerevoli rivelazioni, o pseudo tali, che hanno caratterizzato questa vicenda.
Due di loro sono Dee Proctor e Vernon Brazel, la terza è George Wilcox, sceriffo di Roswell, la cui vicenda, come vedremo, è particolarmente intrigante.
Dee Proctor era quel bambino di circa sette anni che si trovava in compagnia di Mac-Brazel al momento della scoperta dei resti, mentre Vernon viene citato raramente nelle cronache dell’incidente di Roswell, e più precisamente soltanto in un articolo del Roswell Daily Record che ricorda come il ragazzo, nel luglio 1947, avesse appena otto anni e fosse presente al momento del ritrovamento.
Non appena compì la maggiore età Vernon lasciò il New Mexico trasferendosi di stato in stato, cambiando addirittura nome, fino a quando, ancora giovane, non si suicidò sparandosi un colpo di pistola alla testa.
Vernon in quel periodo aveva un amico, quasi coetaneo, con il quale condivideva gli anni spensierati della gioventù; insieme svolgevano piccole mansioni settimanali e qualche lavoro estivo nel ranch; anche quella estate del 1947 erano impegnati in una di queste attività…l’amico di Vernon si chiamava Dee Proctor.
Quello che oggi sappiamo di Vernon, insieme ad altre notizie sui fatti del ’47 e su quello che accadde ai due piccoli testimoni, lo dobbiamo alle dichiarazioni rilasciate qualche anno fa da Loretta Proctor, matrigna di Dee.
Loretta era presente quando portarono a casa alcuni pezzi recuperati dal campo di detriti, e riferendosi a quello recuperato da Mac Brazel lo descrive di colore marrone chiaro, molto leggero, simile al legno di Balsa e di non più di quattro centimetri di lunghezza, liscio come la plastica.
Secondo il racconto di Loretta, i due ragazzi si trovavano sul posto quando venne scoperto il campo di detriti, ed erano sempre insieme a Mac Brazel quando quest’ultimo, in un sito a circa due miglia e mezzo di distanza, scoprì qualcos’altro. Dee non rivelò mai quale fosse stata la scoperta; ne fece un breve accenno soltanto nel 1994; in seguito si sottrasse a qualsiasi intervista e morì nel 2006.
Nonostante il “silenzio stampa”, Dee accennò qualcosa sia a Loretta che alla sorellastra, raccontando che non soltanto lui e Vernon erano stati testimoni di quanto avvenne a Roswell ma anche altri ragazzi tra i quali i figli di Thomas Edington (proprietario di un ranch poco lontano), una delle figlie di Truman Pierce, altro proprietario di una fattoria poco distante e Sydney Jack Wright.
Quest’ultimo, nel 1998, parlò di corpi di piccole dimensioni, con grandi teste e occhi minuscoli.
Loretta Proctor vive adesso con la figlia a Comanche (Texas) e nonostante la veneranda età sembra abbia ancora molto da dire in merito ai fatti accaduti a Roswell.
Uno degli scenari che la donna ricorda con grande precisione è quello che descrive il clima di estrema confusione sorto intorno al ranch, insieme all’immagine di Dee con in mano i pezzi raccolti e la sua titubanza nel confidarsi con l’Esercito, nonostante la promessa di quest’ultimo in merito ad una lauta ricompensa da devolvere a chiunque fosse stato in grado di fornire notizie e prove riguardanti il “disco volante”.
Il giovane Proctor non si fidava dei militari, e questa sua diffidenza era condivisa da molta altra gente che abitava nella zona; d’altra parte non si era ancora sopita la rabbia per la confisca, avvenuta pochi anni prima, di un tratto di terra proprio nelle vicinanze, il lotto era stato utilizzato per creare un sito da destinare ad una deflagrazione di prova.
Dee e Vernon erano quindi presenti nel campo di detriti, la loro presenza può essere registrata ancora prima che arrivassero i militari, e nulla ci porta ad escludere che uno dei due o entrambi raccolsero qualcosa e lo portarono via; d’altra parte considerando la loro giovane età, la forte curiosità che tipicamente caratterizza questo periodo della vita e l’assoluta unicità dell’evento, questa ipotesi diventa altamente probabile.
Vernon rimase profondamente sconvolto, e questo non tanto per la scena che si ritrovò ad osservare, quanto per le conseguenze che ebbe nella sua vita; ebbe molti problemi di adattamento e divenne il bersaglio delle battute dei suoi coetanei, almeno fino a quando non decise di lasciare quel luogo che tanto negativamente stava pesando sulla sua vita.
Cambiò spesso cognome; lo ritroviamo registrato come Tannehill o Tunnecliffe, e visse in vari paesi spostandosi di continuo tra il Montana, la California e la Virginia, in ogni caso non ritornò mai più in New Mexico e mise fine ai suoi tormenti suicidandosi in completa solitudine.
Questa tragica fuga è documentata da vari documenti appartenenti alle registrazioni militari; Vernon Brazel era presente a bordo della USS Hassayampa e il suo nome risulta nei database civili della California e della Virginia.
L’unica cosa che accomunò la vita di Vernon a quella di Dee Proctor fu l’estrema riluttanza nel parlare dei fatti accaduti a Roswell.
Dee rifiutò sistematicamente di condividere i suoi ricordi, fuggendo addirittura quando si presentava qualche giornalista o qualche ricercatore; una di queste fughe avvenne proprio in presenza di Loretta, quando, nel 1980, mentre quest’ultima era impegnata in salotto a discutere proprio del crash di Roswell, Dee fuggì utilizzando una porta sul retro.
Questa sua forma di grande riservatezza, quasi a livello maniacale, si acutizzò ancora di più quando cadde preda dell’acool, e il suo istinto di fuga venne sostituito da una reazione di grande collera che scoppiava istantaneamente al solo udire il nome Roswell.
Dee Proctor morì a 66 anni in seguito ad un attacco cardiaco, portandosi dietro non pochi segreti, oltre che la risposta ad un quesito che ha sempre solleticato la fantasia dei ricercatori: perché Mac Brazel non dissi mai che si trovavano insieme al momento del ritrovamento?
Chiaramente voleva proteggere il ragazzo, ma proteggerlo da cosa? Era soltanto un modo per tenerlo lontano dai riflettori e dalle illazioni della gente, oppure avevano trovato e condiviso qualcosa di particolare?
Erano forse stati testimoni di uno scenario completamente differente da quello che venne poi reso dai militari?
Questo atteggiamento “protettivo” è stato in seguito portato avanti anche da Loretta; la donna non ha mai risposto direttamente alle domande riguardanti Dee e quello che avrebbe visto o portato via dal sito, in queste occasioni Loretta ha sempre detto di non ricordare esattamente quei particolari, eppure, e per sua stessa ammissione, era a casa quando Dee ritornò dal campo di detriti, così come ha spesso confermato che fu proprio Dee a trovare per primo il sito e avvertire Mac Brazel.
Addentrandosi ancora di più in questa complicata vicenda, aumentano in maniera esponenziale i dubbi; Dee Proctor, infatti, non soltanto scoprì per primo il sito ma, sempre sulla scorta delle affermazioni di Loretta, ne visitò anche un altro, a circa due miglia e mezzo di distanza, e fu proprio questa seconda scoperta che lo traumatizzò per il resto della sua vita.
Cosa vide nel secondo sito?
Anche questa informazione non avrà mai una risposta; Dee non parlò mai di questo avvenimento e l’unica volta che vi accennò non fece altro che complicare involontariamente le cose; nel 1994, infatti, indicando la posizione su una mappa, gli sfuggì questa frase: “…qui è dove Mac ha trovato qualcos’altro…”
Una “confessione” meno laconica avvenne però qualche anno prima, nel 1990, quando il ricercatore Kevin Randle, avendo telefonato a Loretta Proctor per una intervista, sentì dall’altro lato dell’apparecchio la voce di Dee.
Si trattava ovviamente di una occasione più unica che rara, una di quelle che nessun ricercatore si sarebbe fatto sfuggire facilmente; Randle cercò di trattenere Dee al telefono e le risposte che ottenne, sia pure molto poche e tirate fuori quasi a malincuore, furono davvero stupefacenti.
Questo quanto confermò il giovane testimone:
Si trovava insieme a Mac Brazel sul luogo dello schianto e lo ricordava perfettamente.
Le autorità militari erano venute a Roswell e si erano intrattenute a lungo con lui in merito all’incidente.
Insieme a Mac Brazel erano rimasti per alcuni minuti ad osservare una vasta area cosparsa di detriti metallici.
Successivamente si recò ancora una volta nel sito insieme ad altri suoi amici.
Quest’ultima affermazione venne in seguito confermata dalle ricerche effettuate da Tom Carey e Don Schmitt, i quali appurarono che gli amici citati da Dee erano due ragazzi e una ragazza; i primi due erano i figli di Thomas Edington, mentre la ragazza era la figlia di Truman Pierce.
Questa breve confessione non contempla però la “sottrazione” di alcuni detriti e neanche lo scenario del quale fu testimone; ritorna quindi la domanda posta precedentemente: cosa vide Dee Proctor?
Doveva sicuramente trattarsi di qualcosa di estremamente particolare, e non tanto in riferimento alla fantasia di un adolescente, visto che non furono pochi gli agenti dei servizi segreti che si recarono in New Mexico, in vari periodi, per tenere d’occhio il giovane testimone.
Quest’ultima circostanza ci viene ricordata dallo scrittore e ricercatore Nick Redfern il quale, nel 1980, raccolse la testimonianza di un ex agente dell’Intelligence che si dichiarava “letteralmente disgustato” dal trattamento che i militari e i servizi segreti avevano riservato al giovane Dee Proctor.
L’uomo si riferiva a continue vessazioni psicologiche che andarono avanti negli anni, tanto da infondere quella profonda paura manifestata da Dee ogni volta che si accennava a Roswell.
I militari, continuava il testimone di Redfern, consideravano Dee Proctor come soggetto profondamente coinvolto nel caso Roswell, a tal punto da costituire una vera e propria preoccupazione.
Ancora una volta ritorna prepotente il quesito posto poco prima: cosa aveva visto Dee Proctor?
Se da una parte è vero che non riusciremo mai ad avere una risposta, è altrettanto vero che potremmo almeno provare a restringere il campo delle nostre ricerche e, di conseguenza, quello delle ipotesi; per muoverci in queste due direzioni abbiamo ancora bisogno dell’aiuto di Loretta Proctor.
Durante l’estate del 2011, Loretta si reca a far visita alla nipote e in quell’occasione registra i ricordi del crash, aggiungendo alcuni particolari molto significativi, compreso il fatto che Dee mantenne per tutta la vita il segreto su quanto aveva trovato e nascose alcuni frammenti che non riuscì più a riprendere visto che si trovava sempre sotto stretta sorveglianza e non poteva fidarsi di nessuno.
Due storie misteriose, costellate da innumerevoli dubbi, inserite in uno scenario nel quale si trovano in buone compagnia, visto che gli avvenimenti dei quali si rese protagonista il terzo personaggio citato in apertura non si presentano certo meno enigmatici di quelli appena raccontati.
La persona in questione è George Wilcox, che in quel periodo ricopriva il ruolo di sceriffo e che effettuò la famosa chiamata con la quale avvisava l’esercito locale della scoperta effettuata da Mac Brazel.
Per quanto la figura di Wilcox sia stata sempre dipinta come di marginale importanza, in realtà il suo ruolo richiede una più attenta analisi, trattandosi di un coinvolgimento molto più profondo e nascondendo forse un altro segreto da aggiungere ai molteplici enigmi di quel luglio 1947.
I personaggi coinvolti in questo scenario sono le due figlie di Wilcox, la nipote, il suo vicino di casa e i suoi collaboratori; ultima, ma non certo in ordine di importanza, la moglie dello sceriffo la quale scrisse un dettagliato racconto di quanto accadde a Roswell, una testimonianza poco nota conservata negli archivi di una altrettanto sconosciuta società storica; sarà quindi necessario riprendere gli avvenimenti per meglio focalizzare i punti oscuri di questa nuova vicenda.
George A. Wilcox era lo sceriffo di Chaves County nel 1947; nel luglio di quello stesso anno Mac Brazel si presentò nel suo ufficio portandosi dietro alcuni detriti alquanto insoliti che disse di aver ritrovato nei pressi del suo ranch.
Wilcox non si rese subito conto di quanto stava accadendo e neanche riuscì a capire cosa fossero quei frammenti in mano a Mac Brazel, ma rimase abbastanza perplesso da decidere di andare in fono alla questione.
Di certo giudicò abbastanza grave la vicenda, tanto che decise di avvertire i militari, decisione che prese dopo aver visionato il materiale portato da Brazel e che certo non avrebbe preso qualora si fosse trattato dei resti di un pallone o di carta a fiori.
Questa circostanza ci porta a pensare che anche Wilcox vide di persona i veri resti contenuti nel campo di detriti, particolare che giustificherebbe la sua repentina estromissione dal caso; all’arrivo dei militari, infatti, venne “consigliato” allo sceriffo di non recarsi nel sito, consiglio dato anche ai suoi collaboratori.
Il resto della vicenda è abbastanza noto, così come sono note le successive dichiarazioni che però si scontrano con quanto raccontato dalla moglie e dalle due figlie.
Geoge e Inez Wilcox avevano due figlie, Phyllis e Elizabeth, oggi in pensione ed entrambe convinte che il padre fu testimone, nel 1947, di un evento di connotazione extraterrestre.
Phyllis (sposata McGuire) è delle due quella che ha maggiormente divulgato i suoi ricordi in merito alla vicenda; è stata proprio lei a parlare del coinvolgimento del padre, del fatto che fosse stato in possesso di materiale proveniente dal campo di detriti, di come avesse mandato alcuni suoi aiutanti nella zona e di come avesse visto una macchia di bruciato nell’erba dalle dimensioni di un campo di calcio, concludendo che qualcosa di molto grande e circolare avesse toccato terra.
Non appena aver appreso la notizia, Phyllis si recò dal padre chiedendo informazioni sul caso e, soprattutto, per capire se veramente credeva a quanto riportato dai vari quotidiani.
Wilcox tentennò, confermando che Brazel gli aveva portato alcuni pezzi e aggiungendo un particolare: i resti visionati sembravano carta stagnola ma quando venivano toccati, piegati o manipolati ritornavano sempre alla loro forma originale. Fu proprio questo particolare che convinse lo sceriffo a telefonare ai militari.
Non sappiamo esattamente a cosa si riferisse Wilcox, potremmo ipotizzare che si trattasse di un particolare materiale di origine metallica “a memoria”, qualcosa che sembrava conservare un “ricordo” della sua forma originale, qualcosa che di certo in quel periodo non esisteva sulla Terra.
Di contro, la madre di Phyllis non è mai stata molto prodiga di informazioni; soltanto una volta, agli inizi degli anni ’70, rispose ad alcune domande della figlia pronunciando il termine “alieni” e confermando la presenza di corpi, dei quali uno ancora in vita ma deceduto dopo poco tempo.
Lo scenario disegnato dalla signora Wilcox differisce da quello del marito, soprattutto quando accenna ad esseri con una testa sproporzionata rispetto al corpo molto piccolo e occhi minuscoli, oppure quando fa riferimento alla paura del marito per le ritorsioni che avrebbe potuto subire l’intera famiglia nel caso avesse parlato dei fatti di Roswell in termini diversi da quelli ufficiali.
Anche in questo caso si innesca un meccanismo di protezione che porta al silenzio; Mac Brazel tenta di proteggere Dee, Wilcox teme per la sua famiglia, Loretta Proctor si comporta allo stesso modo; tutta una serie di coincidenze che disegnano il quadro delle forti pressioni subite da questi personaggi.
Continuiamo con il racconto di Phyllis: Wilcox si recò sul posto prima dell’arrivo dei militari ma non riuscì a trovare subito il luogo dell’incidente; quella che trovò lungo il percorso e prima di arrivare al campo di detriti, fu invece una vasta area caratterizzata da un enorme cerchio annerito; quando più tardi i militari arrivarono in quella zona delimitarono ogni via di accesso e nessuno riuscì ad evitare lo sbarramento.
Questo particolare di una zona bruciata risulta abbastanza interessante perché non riguarda soltanto la testimonianza della famiglia Wilcox; altre persone, infatti, compresi gli ufficiali della Roswel Army Air Field (RAAF) Chester Barton e Lewis Rickett, parlarono separatamente di una vasta area all’apparenza bruciata; lo stesse fece un militare, Glenn Dennis, il quale dichiarò di aver visto la stessa area sporgendosi dal camion che lo portava nel luogo dell’incidente.
A sostenere la tesi di Phyllis interviene anche Barbara Wilcox Dugger, nipote di George e figlia di Elizabeth Wilcox.
Per un certo periodo di tempo Barbara visse insieme alla moglie dello sceriffo; Wilcox era morto da poco e la nipote rimase a dare conforto alla vedova. Una sera, trovandosi insieme a guardare la Tv, si imbatterono in un documentario che accennava al tema degli Ufo, e proprio da questo scaturì un dialogo del quale riportiamo un breve riassunto.
Barbara chiese a Inez se credeva ci fosse vita nello spazio, questa rispose affermativamente, poi, dopo una breve pausa, gli disse che voleva raccontarle qualcosa, raccomandandole di non parlarne in giro.
Quando avvennero i fatti di Roswell, i militari arrivarono nell’ufficio del marito, minacciando di morte lui e la sua famiglia qualora avesse parlato in merito all’accaduto fornendo la prima versione resa e che aveva confidato alla moglie.
Cosa non avrebbe dovuto raccontare Wilcox?
Non avrebbe dovuto parlare dell’area bruciata, del fatto che nel campo di detriti giacevano quattro corpi, di cui uno ancora vivo.
Un giorno Wilcox confidò alla moglie che dopo quell’avvenimento aveva tanto desiderato non essere lo sceriffo, non essere mai stato in quel luogo; da onesto e leale cittadino americano non poteva fare altro che l’interesse del suo paese, e se questo interesse coincideva con quanto detto dai militari non aveva altra scelta che uniformarsi alla versione ufficiale.
A supporto di quanto appena riportato, riprendiamo adesso il discorso interrotto poco prima, quello riguardante il famoso documento manoscritto stilato dalla moglie di Wilcox.
La memoria si trova presso la Historical Roswell Society; si tratta di un racconto autobiografico dal titolo “Four Years in the County Jail” e include una menzione dell’incidente occorso al marito che vale la pena citare integralmente: “…un giorno un allevatore mi portò a nord della città per vedere quello che diceva essere un disco volante. C’erano stati molti rapporti in tutti gli Stati Uniti da parte di persone che sostenevano di aver visto dei dischi volanti; le voci erano contrastanti, alcuni pensavano che provenissero da un altro pianeta, altri che fossero un’arma segreta dei tedeschi. Dal momento che nessuno aveva mai visto un disco volante, Mister Wilcox decise di chiamare il quartier generale presso la ex RAAF per segnalare il ritrovamento. Si presentò un ufficiale comunicando che aveva l’ordine di portare via l’oggetto affinché venisse studiato attentamente.
Contemporaneamente il telefono iniziò a squillare e fu così per tutta la giornata; l’ufficiale intimò a WIlcox di mantenere il silenzio più totale e di smistare tutte le chiamate verso la base militare”.
Risulta evidente che Inez sapesse molto di più di quanto riportò nel suo racconto; chi altri poteva essere al corrente degli avvenimenti che si svolsero nell’ufficio dello sceriffo?
Non possiamo non ricordare i suoi collaboratori, ma anche loro sembrano aver risentito di quel clima di terrore che si riuscì a spargere tra i testimoni.
Il vice sceriffo Bernie Clark, che tra l’altro fu il primo a stilare la relazione in merito al racconto di Mac Brazel, non accettò mai di rispondere ai giornalisti e, a quanto sembra, mantenne lo stesso atteggiamento anche con la famiglia.
Tommy Thompson, l’altro vice, ha da sempre dichiarato di non voler essere coinvolto in questo caso, testimoniando di essere stato assente quel giorno dal proprio ufficio, notizia in seguito smentita dai suoi figli.
In che modo si riuscì a mettere a tacere questi uomini di legge e per così tanto tempo?
A rendere sempre più plausibile l’idea di una coercizione nei confronti dei testimoni concorre il racconto fatto da Rogene Cordes, in quel periodo cassiere presso una banca di Roswell e vicino di casa di George Wilcox.
Anche se non molto convinto nel divulgare la sua versione, Cordes disse esplicitamente che sia George che Inez erano stati pesantemente minacciati e avevano paura; dopo quanto era accaduto erano completamente cambiati.
Il coinvolgimento dello sceriffo era quindi totale e una ulteriore testimonianza ce ne offre la prova; tra i residenti a Roswell nel 1947 c’era anche Ruben Anaya, collaboratore volontario del Governatore del New Mexico Joseph Montoya.
In un racconto datato 1990, Anaya parla della visita effettuata da Montoya presso la base militare e di come questi fosse particolarmente agitato quando, al ritorno, raccontò di aver visto dei corpi e l’imbarcazione che si era schiantata nel deserto.
La parte interessante di questo racconto, che in qualche modo lo lega a Wilcox, arriva quando si descrive il ritorno di Montoya in albergo e lo sceriffo che lo aspetta proprio all’ingresso.
Non si trovava certo lì per una visita di cortesia, in realtà portava un messaggio da parte dei militari, una esortazione a non dire nulla di quanto aveva visto e sentito.
Altra storia molto simile a questa, che descrive la figura dello sceriffo come ormai completamente in mano ai militari, è quella narrata da Glenn Dennis, all’epoca impresario di pompe funebri presso la Ballard Funeral di Roswell.
Wilcox e il padre di Dennis erano molto amici, ma quando lo sceriffo lo andò a trovare non era certo in nome di questa amicizia.
Wilcox raccomandò al padre di Dennis di controllare attentamente ogni dichiarazione del figlio; non avrebbe mai dovuto parlare di quello che aveva visto o sentito perché questo avrebbe potuto causare gravi ripercussioni sull’intera famiglia.
Perché lo sceriffo Wilcox agiva in tal modo? Era veramente convinto del proprio operato o stava soltanto portando avanti un copione scritto da altri, una recita alla quale non aveva modo di sottrarsi?
Molto verosimilmente la figura di Wilcox è quella di un uomo preso tra due fuochi, estremamente scosso per quello che ha visto e altrettanto spaventato per le dure minacce subite; non può mettersi contro i militari e non può neanche sperare che qualcuno creda alla storia che potrebbe raccontare.
Schiacciato tra l’incudine e il martello decide di proteggere la sua famiglia, anche al costo di diventare impopolare, di mentire anche e soprattutto a se stesso.
Lo sceriffo venne sopraffatto dagli eventi, schiacciato dal peso della conoscenza e da una piccola città che in quel momento era diventata il centro del mondo, una cassaforte da proteggere a tutti i costi poiché conteneva e continua a custodire uno dei più grandi segreti della storia.
Fonti e approfondimenti:
http://www.alienresistance.org
http://roswellinvestigator.com
Michael Hesemann / Philip Mantle - Beyond Roswell - Marlowe & Company
sabato 9 giugno 2012
I dominatori invisibili

Gli anni Cinquanta si avviano ormai al termine, i mass media sfornano giornalmente notizie inquietanti che parlano di misteriose presenze nei cieli d’America, e non solo; da quando, nel 1947, Kenneth Arnold è stato testimoni di uno straordinario avvistamento, i dischi volanti sono ormai quasi quotidianamente su ogni testata giornalistica, e con loro i primi dubbi circa un complotto sotterraneo che implicherebbe il Governo.
Realtà e fantasia si inseguono, vecchie paure risorgono dal loro letargo, ma qualcosa di mai sentito sta per accadere, qualcosa che nessuno avrebbe mai potuto immaginare…il mistero e il timore che sovente l’accompagna sono molto più vicini di quanto sia mai stato scritto o immaginato.
Jacqueline Mallay è una normalissima casalinga francese, felicemente sposata, vive in maniera assolutamente tranquilla dividendosi tra le esigenze familiari e qualche svago nel fine settimana.
Una notte, altrettanto tranquilla e normale come tutti i suoi giorni, si svegliò di soprassalto gridando a squarciagola; in quello che non riusciva a collocare tra un sogno o una reale visione, avevo visto centinaia di piccole creature intente a scalare un grosso cumulo grigiastro posto al centro di una immensa pianura.
La scena non era forse così terrorizzante da giustificare il brusco risveglio, ma il senso di profonda angoscia che gli trasmise la portò ad urlare di disperazione.
Passò qualche minuto, il tempo di riprendersi, di osservarsi intorno e sincerarsi che nulla fosse cambiato; il marito dormiva tranquillamente e dalla stanzetta delle sue due bambine riusciva a sentire la più piccola che rideva nel sonno; era stato soltanto un brutto sogno, con questo pensiero Jacqueline ripose la testa sul cuscino.
Per quanto cercasse di rilassarsi non ci riuscì affatto; rimase per circa un’ora in preda ad uno strano stato di dormiveglia, quindi si alzò.
Era perfettamente cosciente di quanto stava facendo ma non era certo quello che avrebbe voluto fare; provò la netta sensazione che una volontà, molto più forte della sua, dirigesse le sue azioni e i suoi passi; andò in cucina, prese il blocco che usava per annotare la spesa da fare e iniziò a fare strani disegni.
Si trattava di una mappa, anche se del tutto incomprensibile, una mappa che aveva disegnato alternando i tratti della penna a tutta una serie di suoni gutturali, accenni di armonie e sorrisi; quella particolare cantilena svegliò il marito che, recatosi in cucina, tentò in tutti i modi di richiamare alla realtà Jacqueline, ma senza alcun risultato; la donne sembrava immersa in un profondo stato di trance.
Quando si riprese riconobbe il marito, gli raccontò quanto accaduto ma non riuscì a darsi una spiegazione, così come non si trattò di un caso isolato.
Per ben tre volte consecutive Jacqueline Mallay si ritrovò a vivere quella particolare esperienza, tanto che il marito, convinto si trattasse di esaurimento nervoso, decise di rivolgersi a uno dei più noti specialisti di Parigi.
Ciò nonostante non si riuscì a risalire a nulla e il sia pur riluttante accenno ai fenomeni medianici da parte di un medico, convinse il marito a seguire questa nuova direzione.
Entrò in scena un noto archeologo e glottologo, il dottor Azoulay, il quale non riuscì a trattenere il proprio stupore quando, ascoltando la voce di Jacqueline impressa su un magnetofono, riconobbe la lingua sacra dell’antico Egitto.
Erano forse i costruttori delle Piramidi quei piccoli omini grigi che la donna aveva visto all’opera?
Ben presto i giornali si impadronirono della notizia, e proprio grazie alla visibilità data dalla stampa si scoprì che il caso della signora Mallay non era affatto isolato.
Milano: 1959: soltanto un anno dopo i fatti avvenuti a Parigi.
Clotilde Traversa, così come Jacqueline Mallay, è una normalissima e tranquilla casalinga, felicemente sposata e idealmente lontana dal variegato mondo dei misteri.
Così come a Parigi, anche Clotilde sta per vivere una misteriosa e inquietante esperienza.
Trovandosi sul tram per fare ritorno a casa, improvvisamente avverte la sensazione di non essere più padrona della sua volontà; quando racconta il fatto al marito questi non gli da molta importanza ma si preoccupa seriamente quando la moglie inizia ad alzarsi durante la notte per scrivere poesie, complicate formule chimiche e poesie, tutte attività che le erano completamente estranee fino al giorno prima.
I successivi esami medici giudicarono la donna in perfetto stato di salute fisico e mentale, nonostante questa continuasse ad affermare di come un “gruppo di scienziati” si fosse impadronito della sua mente.
Per quanto l’intera storia apparisse del tutto astrusa, non appena i giornali ne vennero a conoscenza e la pubblicarono, arrivarono le prime, inaspettate, conferme; la signora Clotilde non era la sola a vivere questi particolari fenomeni, così come non era la sola ad essere convinta dell’esistenza di un gruppo di misteriosi scienziati, dominatori invisibili della mente.
Nelle sue stesse condizioni si trovava anche il dottor Michele Cataldi, un professionista romano, colto dalla netta sensazione di essere “comandato a distanza” mentre si trovava in Germania per un viaggio di affari.
Stesso problema per la signora Renata Amateis, a suo dire vittima di analoghe intrusioni mentali, che scrisse una lettera di conforto a Clotilde Traversa.
Ultimo in ordine di tempo il ragionier Antonio Danieli, per cinque anni sottoposto a continue vessazioni mentali, stanco di questa situazione fino al punto di scrivere una lettera di denuncia al Ministro degli Interni dell’epoca e al Procuratore della Repubblica di Treviso.
Tutte queste persone, e molte altre che non resero mai pubblica la loro storia, non avevano alcun rapporto che le unisse, non si conoscevano, abitavano in luoghi geograficamente lontani e conducevano una vita normale e tranquilla, non erano infine in alcun modo vicini ad ambienti ufologici o dediti a pratiche occulte.
Cosa accadde realmente in quei due anni? Quanti, ancora oggi, vivono in una simile situazione?
Quesiti inquietanti per risposte che, probabilmente, potrebbero non essere affatto piacevoli.
giovedì 31 maggio 2012
SIRIO: la Stella del Cane
Magia Rituale, fenomeno UFO e strategie del controllo.
di Carlo Barbera
La personale esperienza nel campo delle manifestazioni UFO e del Contatto con Entità Extraterrestri ci porta a considerare il fenomeno come espressione della coscienza umana e della mente, collocandolo nel campo di quelle forze più intimamente legate al nostro essere e al nostro andare, in altre parole, alla nostra identità cosmica, ed eterna.
Non volendo neppure prendere in considerazione le scientifiche idiozie degli scettici ad oltranza e dei debunkers, l’ipotesi Extraterrestre, che per prima ha tentato di spiegare il fenomeno UFO, è stata affiancata da altre teorie di cospirazione e di controllo mentale che dipingono un’umanità succube di governi ombra e vampiri alieni, e da teorie di squarci nel continuum spazio-tempo che permettono l’ingresso ad apparizioni ultraterrene, che possono indifferentemente assumere la forma di dischi volanti, Uomini-Falena, Chupacabras o, se vogliamo, la vergine Maria.
Quel che è certo è che il fenomeno UFO è complesso e multiforme e non può essere spiegato esclusivamente in termini di piccoli e poco socievoli scherzi della natura, provenienti da Zeta Reticoli a bordo dei loro caduchi mezzi volanti, con sei dita, la pelle grigia, la passione per la violazione della privacy e per l’umano DNA.
Il termine UFO indica, molto meno emotivamente, un fenomeno aereo di natura non identificata, sia esso una forma di luce plasmatica percepita dagli occhi umani, più o meno soggetti ad una qualsiasi forma di espansione di coscienza, o un ben più materiale veicolo spaziale sperimentale che esegue incomprensibili manovre nei cieli dell’Area 51.
Sarà solo la nostra fantasia a limitare i connotati del fenomeno, mai negandogli i connotati di un fatto “reale” ma rendendolo semmai inesplicabile, un labirinto misterioso quanto la nostra mente.
Per chi, come noi, è esploratore della coscienza, non è difficile collegare il fenomeno UFO e la pratica del Contatto Extraterrestre alla magia, alla meditazione, alla psichedelia, e a tutte quelle pratiche atte all’espansione della coscienza e del campo di percezione della realtà. Senza voler assolutamente dire che gli UFO sono frutto di allucinazioni, possiamo invece affermare con una discreta certezza che sono il prodotto di una coscienza espansa. Vale a dire che i testimoni di avvistamenti Ufo, coscienti o meno, raggiungono in quel preciso momento, per disparati motivi, uno stato di coscienza dilatato, recettivo quindi a gamme di frequenze abitualmente non percepibili o relegate a livelli subconsci e non elaborate dalla mente cosciente.
Simili stati di coscienza, raggiunti per mezzo di trance indotta o spontanea, mettono in comunicazione i medium ed i channelers con energie sottili ed entità. Lo stesso dicasi per le operazioni magiche dove i maghi realizzano rituali per invocare spiriti e demoni.
LA MAGIA RITUALE DI ALEISTER CROWLEY
Un esempio classico e completo di tali procedure può essere la famosa “Amalantrah Working” (Operazione Amalantrah) realizzata nel 1918 dal leggendario occultista inglese Aleister Crowley. Tale operazione magica produsse una serie di visioni che Crowley ricevette da Gennaio a Marzo di quell’anno attraverso la “Donna Scarlatta” del tempo, Roddie Minor. Nella sua vita, Crowley, ebbe un certo numero di “Donne Scarlatte”, che agirono come “Canali” per le trasmissioni ultraterrene di origine angelica e/o demoniaca evocate dalle sue operazioni magiche.
La Donna Scarlatta aveva un ruolo fondamentale nei rituali di magia sessuale realizzati da Crowley, che combinava, con molta disinvoltura, droghe e pratiche definite al tempo, oscene e bestiali, atte ad evocare quelle energie potenti e misteriose ‘praeter-umane’ dalle quali Crowley voleva così ardentemente attingere.
Riportiamo alcune frasi di uno dei più grandi conoscitori di Crowley, Kenneth Grant, pubblicate nel suo “Aleister Crowley e il Dio Occulto” (Ed.Astrolabio):
“Crowley era consapevole della possibilità di aprire i cancelli spaziali e di immettere una corrente extraterrestre nell’onda vitale umana…Vuole una tradizione occulta - espressa da Lovecraft in modo persistente nei suoi scritti – che un qualche potere transfinito e super-umano stia schierando le sue forze con l’intento di invadere e prendere possesso di questo pianeta… Questo ricorda gli oscuri accenni di Charles Fort riguardo alla presenza sulla terra di una società segreta già in contatto con esseri cosmici che, forse, sta già preparando la via per il loro avvento. Crowley dissipa l’aura di male con cui Lovecraft e Fort tingono il fatto; egli preferisce interpretarlo thelemicamente, non come un attacco alla coscienza umana, ma abbracciando altre stelle ed assorbendo le loro energie in un sistema che ne è quindi arricchito e reso veramente cosmico…”
Attraverso l’Operazione Amalantrah – che nei rituali includeva l’ingestione di hashish e mescalina – Crowley entrò in contatto con un’entità interdimensionale chiamata LAM, che risulta essere estremamente simile all’immagine di “grigio” divenuta popolare negli ultimi decenni.
Crowley chiamò tali esseri "entità Enochiane" presumibilmente perchè per l’evocazione fu utilizzata una “chiamata Enochiana”, un sistema cabalistico di linguaggio concepito nel diciassettesimo secolo dal mago elisabethiano, Dr.John Dee.
Tramite le “chiamate Enochiane” il Dr.John Dee ed il suo “scrutatore”, Edward Kelly, ebbero, più di un secolo prima, i loro strani incontri con quelli che definirono “piccoli uomini”, che si muovevano all’interno di “una piccola nuvola fiammeggiante”.
Il favorevole risultato magico ottenuto da Crowley in questa operazione lascia pensare che, con la magia rituale, egli aprì intenzionalmente un portale di ingresso che permise alle entità LAM, come ad altre entità, un accesso al piano della Terra.
Alcuni sono convinti che Crowley attinse dalla stessa oscura e misteriosa riserva sub-conscia collettiva da cui, negli ultimi decenni, scaturisce il fenomeno di massa delle “abductions”, come descritte e documentate da esperti nel campo come Budd Hopkins, John Mack, David Jacobs ed altri. Ma prima di addentrarci in tali considerazioni è importante sottolineare che la maggioranza degli addotti riescono a ricordare e ricostruire i dettagli delle loro esperienze con gli alieni solo dopo essersi sottoposti a sedute di regressione ipnotica.
E’ doveroso a questo punto ricordare che per mezzo della regressione ipnotica, il soggetto viene introdotto ad uno stato di coscienza alterato, sicuramente dilatato, non dissimile a quello prodotto dall’hashish e dal sesso rituale descritto in operazioni magiche come l’Amalantrah Working, ed utilizzato per innescare l’apertura di un portale di ingresso a queste misteriose entità. Secondo Kenneth Grant, questa tradizione è stata tramandata e resa viva dagli Adepti moderni di Aleister Crowley, i quali seguono i suoi passi praticando magia rituale per rendere attiva la Corrente 93, flusso di volontà stellare veicolata da queste “entità aliene”.
Nel suo “Outside the Circles of Time” Grant scrive:
”Alcuni credono che il fenomeno UFO sia una parte del “miracolo”, e una crescente massa di prove sembra suggerire che entità misteriose sono presenti all’interno dell’atmosfera terrestre da tempo immemorabile e che un numero sempre maggiore di persone nascono con l’innata capacità di vedere, o in qualche modo percepire la loro presenza… Quelle che un tempo erano le preghiere per un intervento divino sono ora divenute un’invocazione ad entità extraterrestri o interdimensionali, a seconda se le manifestazioni siano intese accadere all’interno della coscienza umana, o all’esterno di essa, invocazioni rivolte a entità apparentemente oggettive ma spesso invisibili.
La Loggia Nuova Iside possiede nei suoi archivi i sigilli di alcune di queste entità. I sigilli provengono da un grimoire di origine sconosciuta che forma una parte dell’oscura qabalah di Besqul, localizzata dai maghi nel Tunnel di Quliefi. Il grimoire descrive Quattro Porte di ingresso extraterrestre nel e dall’Universo conosciuto.”
Grant si riferisce a una forma di magia rituale praticata da gruppi come la Golden Dawn e l’Ordo Templi Orientis (O.T.O.). I "Sigilli" sono composti da linee e diagrammi che rappresentano le firme di entità accessibili ad un mago addestrato che abbia familiarità con le “chiamate Enochiane” ed altri metodi di evocazione degli “spiriti”. Un grimoire è un elenco di tali sigilli ed un manuale per il loro uso.
Nel 1946, un noto discepolo di Crowley, Jack Parson, un tempo capo della branca californiana dell’O.T.O. e celebre scienziato missilistico, utilizzò questa tradizione di contatto interdimensionale e, con l’aiuto di “Frater H”, realizzò nel deserto californiano una serie di operazioni magiche chiamate “Babalon Workings” che portarono al contatto con un genere di entità, niente affatto dissimile al LAM di Crowley.
La vicenda si rende ancor più bizzarra se si tiene presente che il collega di Parson in tale operazione, citato come Frater H, era in realtà L.Ron Hubbard, più tardi conosciuto come il capo carismatico e fondatore di Scientology.
Sembra che Hubbard svolse un ruolo simile a quello di Edward Kelly, “scrutatore” del già citato Dr.John Dee, di cui Crowley era un ardente ammiratore.
Uno scrutatore opera come un recettore di comunicazioni ultraterrene, spesso usando una sfera di cristallo, in congiunzione con i rituali e le cerimonie del mago, al fine di convocare esseri provenienti da altre dimensioni.
Mago e scrutatore lavorano assieme, mano nella mano, evocando questi esseri ultraterreni: siano essi angeli, demoni o spiriti dei defunti.
La Donna Scarlatta di Crowley adempiva a questa stessa funzione; ad esempio, la prima moglie di Crowley, Rose Kelly, ricevette in stato di trance magica i tre capitoli del celebre Libro della Legge, il manoscritto che traccia la fondazione della filosofia magico-religiosa di Crowley, Thelema.
Da un punto di vista magico, il portale d’ingresso per entità extraterrestri aperto da Crowley con il contatto con l’entità LAM può essere stato potenziato ed ulteriormente aperto dall’operazione Babalon di Parson ed Hubbard, producendo uno straordinario salto in avanti nel paradigma della coscienza umana.
Come Kenneth Grant scrive:
“L’Operazione (Babalon) ebbe inizio…esattamente prima dell’ondata di inspiegabili fenomeni aerei definiti Dischi Volanti. Parson aprì una porta e qualcosa l’ha attraversata volando.”
Alcuni ricercatori, ipotizzano che la detonazione delle due bombe atomiche sul Giappone alla fine della Seconda Guerra Mondiale, possa aver in qualche modo contribuito all’apertura di questa porta tra le dimensioni o, almeno, attratto la curiosità di nostri vicini galattici.
La Storia Thelemica racconta che nel 1947 terminò il primo stadio dell’Operazione Babalon, quando le strade di Parson ed Hubbard si divisero tumultuosamente (sembra che Hubbard fuggì con la moglie di Parson e una gran parte della sua ingente fortuna). Fu in quello stesso anno, che ebbe inizio l’era moderna degli UFO, con l’avvistamento di Kenneth Arnold, sul Monte Rainer, nello Stato di Washington, seguito, non molto tempo dopo dal leggendario schianto di un disco volante a Roswell, in New Mexico.
Il 1947 fu anche l’anno del trapasso della Grande Bestia, Aleister Crowley e, solo l’anno successivo, nel 1948, Albert Hoffmann diede la nascita all’LSD.
Accanito sostenitore della connessione tra i misteriosi eventi che fermentarono nell’inconscio collettivo tra il 1946 ed il 1948, il ricercatore John Judge, rilasciò un’intervista a radio KPFK di Los Angeles, il 12 Agosto 1989, in un programma chiamato “Unidentified Fascist Observatories” (Osservatori Fascisti Non Identificati), in cui dichiarò che Kenneth Arnold e Jack Parson erano colleghi di volo, sebbene non sono stati trovati riscontri a supporto di tale dichiarazione.
Quel che è certo è che Parson ed Hubbard realizzarono la loro operazione magica ed il loro contatto interdimensionale con entità aliene nel deserto della California, negli stessi anni in cui questa zona fu teatro di straordinarie manifestazioni ed attività di dischi volanti.
LA CORRENTE STELLARE DI SIRIO
In questo scenario sorsero in quegli anni “contattati” come Gorge Adamski e Gorge Hunt Williamson che descrivevano il proprio tipo di messaggeri cosmici trasportati da dischi volanti, navi sigariformi, spesso originari dal pianeta Venere, o altri pianeti del nostro sistema solare.
Nel 1930, prima dell’incontro con i suoi “Fratelli dello Spazio”, George Adamski gestì un monastero denominato “Ordine Reale del Tibet”, che gli permise di ottenere un permesso per produrre del vino sacrificale durante il periodo del Proibizionismo.
Quando il Proibizionismo terminò, anche il monastero di Adamski chiuse le sue porte, ed egli decise di aprire un chiosco di panini vicino all’Osservatorio di Monte Palomar. Qui Adamski dichiarò di aver aiutato gli astronomi a fotografare diversi UFO, ma tale dichiarazione non fu mai confermata dal personale dell’osservatorio.
Il primo incontro di Adamski con i Fratelli dello Spazio avvenne nel Deserto Mojave, il 20 Novembre 1952, quando, in compagnia di Gorge Hunt Williamson ed alcuni altri amici, fu testimone di un inseguimento di un oggetto sigariforme da parte di jet militari.
Proprio prima di scomparire alla vista, la nave spaziale espulse un disco argentato, che atterrò a breve distanza da Adamski e i suoi compagni.
Quando egli si avvicinò al disco fu salutato da un uomo con lunghi capelli bianchi, vestito con una tuta ad unico pezzo.
L’uomo spiegò telepaticamente di essere originario di Venere e di essere preoccupato dalla possibilità che le radiazioni della boma atomica potessero raggiungere altri pianeti del sistema solare; disse anche che vari esseri provenienti da tutta la galassia stavano visitando la Terra nutrendo la stessa preoccupazione.
Secondo lo stesso Adamski, egli fu preso a bordo di una nave aliena e volò visitando diversi luoghi nell’universo, compreso il lato oscuro della Luna.
Durante il corso della sua scorribanda aerea, Adamski scattò una serie di fotografie delle quali, sebbene famosissime, è stata spesso discussa l’autenticità.
In “Osservatori Fascisti Non Identificati”, John Judge asserì che Adamski era uno strumento della CIA, e nel suo giro di conferenze nel mondo negli anni ’50 e ’60 seminò disinformazione per conto dell’Agenzia.
Il collega di Adamski, Gorge Hunt Williamson, autore di molti libri sugli UFO, promulgò l’idea di un battaglia tra il bene ed il male, tra i “buoni” provenienti dalla Stella del Cane, Sirio, contro i “cattivi” provenienti da Orione.
Il pianeta Sirio è un tema ricorrente nel campo dell’Occulto e del fenomeno UFO.
La Stella d’Argento, il misterioso ed antico Ordine Iniziatico riattivato da Crowley, era simbolo ed espressione della diretta volontà di Nu-Iside (Sirio) e, come Kenneth Grant ha dichiarato, Crowley “identificava inequivocabilmente il suo Santo Angelo Guardiano con Sothis (Sirio), o Set-Iside.”.
A questo proposito, deve essere ricordato il “Mistero di Sirio” di Robert Temple, pubblicato nel 1977, che documenta la storia della tribù Dogon in Africa, e dei loro favolosi incontri con i Nommo, una razza di esseri, con tre occhi e chele da granchio, provenienti da Sirio.
Secondo quanto racconta la leggenda dei Dogon, questi emissari intergalattici tramandarono alla tribù africana dati astronomici risalenti fino al 3200e.v., tra cui la conoscenza che Sirio ha una stella compagna, invisibile all’occhio nudo.
Queste leggende anticipano enormemente l’avvento dei telescopi, e furono successivamente confermate dagli astronomi. Questa stella compagna, Sirio B, non fu mai fotografata prima del 1970.
Oltre alla conoscenza riguardante Sirio B, i Dogon conoscevano le quattro Lune di Giove, l’anello attorno a Saturno, e che i pianeti del nostro sistema solare orbitano attorno al sole.
Nel “Mistero di Sirio”, Temple fa risalire il contatto con i Nommo a Sumer, circa nel 4500 e.v. A quel tempo, egli dice, queste creature con tre occhi e chele da granchio, apparvero nelle loro potenti navi spaziali provenienti dalle stelle, concedendo all’umanità vasti segreti; rivelando misteri e conoscenza esoterica che fu tramandata ad Adepti di varie società segrete in Egitto, nel Medio Oriente ed in Grecia.
Temple sostiene che questi iniziali contatti posero i semi per le varie religioni misteriche, i cui germogli includono personaggi come Giordano Bruno, il Dr.John Dee, l’intera tradizione che pose le pietre di fondazione della Massoneria, ed altre scuole segrete di conoscenza esoterica come i Cavalieri Templari e i Rosacroce.
La Massoneria sostiene che la civilizzazione della Terra fu inizialmente formata da Iniziati provenienti dal sistema solare di Sirio, equiparati alla Trinità Egiziana di Iside, Osiride e Horus. In questa mitologia, Osiride è un precursore del Cristo, divinità morente che poi risorge, formando le basi del sacerdozio Egiziano dell’adorazione del dio Sole.
Gli adepti di queste religioni misteriche si sono sempre riferiti a se stessi, in un modo o in un altro, come Illuminati, coloro che sono stati “illuminati” dall’adorazione del dio solare e della dea lunare.
Nel suo trattato, Temple nota che l’intero calendario Egiziano compiva una rivoluzione attorno ai movimenti di Sirio e che il calendario annuale iniziava con i “giorni del cane”, il periodo in cui Sirio sorgeva dietro il Sole.
Secondo Philip Vandenburg nel suo “La maledizione del Faraone”: “un archeologo chiamato Duncan MacNaughton scoprì nel 1932 che il lungo tunnel oscuro nella Grande Piramide di Cheope funziona come un telescopio, rendendo visibili le stelle anche durante il giorno. La grande Piramide è orientata, secondo MacNaughton, per fornire una visione, dalla Camera del Re, dell’area del cielo del Sud in cui Sirio si muove durante l’anno”.
La più brillante stella dei cieli, Sirio, è utilizzata nella navigazione perchè rimane fissa nel cielo. Volendo fare un paragone, Sirio è approssimativamente 35 volte più grande del nostro sole, ed è considerata nei circoli esoterici come “il dio occulto del cosmo”.
Il famoso emblema dell’occhio ‘che tutto vede’ sospeso sopra la piramide tronca, oltre ad essere un motivo comune alla tradizione massonica è, prima di tutto, la descrizione dell’Occhio di Sirio. Non è un segreto che molti dei padri fondatori della Nazione Americana furono Massoni; ciò spiega la strana presenta dell’Occhio di Sirio sulla banconota da un dollaro, un simbolo visto ogni giorno da milioni di persone in tutto il pianeta, un’immagine impressa per sempre nella psiche umana.
In tempi recenti, un intero esercito di teorici della cospirazione attribuisce all’antico simbolo dei connotati insidiosi ed oscuri. Per essi l’occhio nel triangolo rappresenta i temibili “Illuminati”, oscuri e potenti personaggi che occupano gli occulti posti alla cima della Piramide, e che connettono fra loro ordini fraterni e società segrete come i Cavalieri di Malta, la Massoneria e i Rosacroce, in un’estesa trama di cospirazione atta ad istituire un nuovo ordine mondiale, un futuristico incubo Orwelliano, una società totalitaria mascherata da democrazia libertaria, che usa linguaggi e simboli della Massoneria per programmare le masse.
A rendere ulteriormente confusa una situazione già abbastanza complessa, il XX° secolo ha visto sorgere una nuova generazione di contatti che rendevano omaggio alla “Stella del Cane”, accrescendo di ulteriori elementi la leggenda dell’Occhio sospeso sulla Piramide.
Proprio al volgere del secolo, un gentiluomo di Haiti di nome Lucien-Francois Jean-Maine costituì un ordine chiamato il “Culto del Serpente Nero”, che utilizzava rituali dell’O.T.O. di Crowley combinati con pratiche voodoo.
Secondo quanto riferito, operazioni magiche condotte con questi rituali nel 1922, evocarono un’entità chiamata LAM, esattamente la stessa entità con cui Aleister Crowley entrò in contatto alcuni anni prima.
Il già citato contattista gorge Hunt Williamson, tra il 1950 ed il 1960, evocò alcuni presunti abitanti di Sirio, conversando con essi in linguaggio “enochiano” o “angelico”, già usato da John Dee nel 1700 e successivamente da Aleister Crowley.
Nei suoi vari libri e nelle molte conferenze Williamson parlò anche della presenza sulla Terra di una società segreta che era stata in contatto con Sirio per migliaia di anni; l’emblema di questa società segreta era l’occhio di Horus, altrimenti conosciuto come l’occhio che tutto vede.
In un affascinante saggio intitolato: “Magia, Sesso, Assassinio, e la Scienza del Simbolismo”, l’autore James Shelby Downard descrive un “culto di adorazione a Sirio” che era arrivato fino ai più alti livelli della CIA.
In questo brano provocatorio, Shelby descrive uno dei loro rituali che avevano luogo nell’Osservatorio Palomar sotto la luce di Sirio, telescopicamente focalizzata per inondare i suoi partecipanti della luce della maestosa Stella del Cane.
PSICOTRONICA
Dopo l’onda di interesse per Sirio iniziata nel 1970 da Robert Temple, nel 1974, lo scrittore di fantascienza Philip F.Dick visse una sorta di “esperienza mistica” che ebbe origine in una serie di “contatti” che egli definì “trasmissioni psicotroniche”.
Esse iniziarono il 20 Marzo 1974, sotto forma di potenti onde mentali che lo inondarono con una quantità smisurata di impulsi cerebrali audio visivi, descritti da Dick come violenti e sgradevoli, dei “messaggi morti”.
Durante le settimane seguenti, fu disturbato da manifestazioni notturne nella sua camera da letto, “attività di fosforo viola, per otto ore ininterrotte”; tale manifestazione era la sorgente degli impulsi mentali che sopraffacevano Dick con immagini di grafica moderna ed estratta, con musica sovietica che risuonava nella testa, nomi e parole pronunciate in linguaggio russo. Lo scrittore giunse alla conclusione di essere il bersaglio delle trasmissioni di agenti del controllo mentale sovietico.
Inizialmente Dick aveva una percezione negativa delle emanazioni che invadevano la sua mente ma successivamente cominciò a percepire nella forza che lo contattava qualcosa di completamente differente.
In una lettera a Ira Einhom, datata 10 Febbraio 1978, Dick entrò nei particolari della sua esperienza con le aggressioni psicotroniche è dichiarò che, ad un certo punto, le trasmissioni gli “sembravano senzienti”. Spiegò che percepiva chiaramente una forma di vita aliena, localizzata in uno strato superiore dell’atmosfera della Terra, che era stata “…attratta e potenziata dalle trasmissioni psicotroniche sovietiche a micro-onda.” E che, attraverso di esse era entrata in contatto con lui. Questa forma di vita aliena operava come una “stazione”, un terminale di una qualche forma di rete di comunicazione interplanetaria che “…conteneva e trasmetteva grandi quantità di informazioni.”.
Secondo le affermazioni di Dick, nei mesi che seguirono, il contatto con l’entità aliena che intanto aveva battezzato Zebra, migliorò enormemente le sue condizioni mentali e fisiche. Inoltre l’entità aliena gli fornì complesse e precise informazioni riguardo se stesso e riguardo suo figlio che, secondo Zebra, era affetto dalla nascita da un grave difetto non diagnosticato che richiedeva urgente ed immediata chirurgia.
La moglie di Dick si precipitò con il bambino dal medico chiedendo un controllo riguardo il difetto indicato da Zebra e, con lo sgomento generale, si apprese che il bimbo era effettivamente affetto da quella grave deformazione.
Un intervento chirurgico fu programmato d’urgenza per il giorno seguente ed il bambino fu salvato. La moglie di Dick, Tessa ed altri testimoni degli eventi hanno da allora confermato le predizioni di Zebra riguardante le sue condizioni mediche e quelle del figlio, Christopher.
Phil Dick era sicuro della totale positività di Zebra e notò il suo grande disprezzo per i sovietici e per i loro esperimenti psicotronici. Zebra rivelò a Dick che la Terra stava morendo, e che lo sconsiderato utilizzo dei gas propellenti stava “…distruggendo lo strato di atmosfera in cui Zebra…esisteva”.
Solo diversi anni dopo la sua mistica esperienza con Zebra, Phil Dick scrisse una novella, basata su questi eventi, intitolata VALIS. Nel romanzo Zebra prese il nome di VALIS (Vast Active Living Intelligence System) e veniva identificato come un prodotto del sistema stellare di Sirio e descrivendo i suoi operatori come esseri con tre occhi e muniti di chele.
Mai prima di allora Phil Dick aveva citato Sirio nei suoi racconti ma con VALIS la Stella del Cane ebbe in quegli anni una grande popolarità, alla quale contribuirono altri casi nella letteratura del contatto.
MK ULTRA
C’è da dire che la stella Sirio non è stata solo menzionata nella ricerca occulta e nella fenomenologia del contatto ufologico ma è anche stata posta in relazione ad alcuni esperimenti di controllo mentale facenti parte del nefasto progetto della CIA denominato MK ULTRA.
Iniziato presumibilmente nel 1953, all’interno di un programma esente dalla supervisione del Congresso, il progetto MK-ULTRA era composto da agenti addestrati come “spie psichiche”, che testavano radiazioni, shock elettrici, microonde ed impianti elettrici su soggetti inconsapevoli.
Lo scopo finale di MK-ULTRA era quello di creare assassini programmati.
A questo proposito la CIA testò anche un’ampia gamma di droghe al fine di scoprire il composto chimico ideale per il controllo mentale. L’LSD fu una delle droghe che interessò maggiormente gli psichiatri della CIA, al punto che nel 1953, l’Agenzia tentò di acquistare l’intero fabbisogno mondiale di acido lisergico dai Laboratori Sandoz, in Svizzera. E’ un dato di fatto che, per molti anni, la CIA fu la sorgente principale di LSD legale o meno.
Negli ultimi decenni varie informazioni sulla tecnologia del controllo mentale si sono diffuse nella comunità di ricerca, anche grazie ad un gentile signore finlandese di nome Martin Koski ed alle sue affermazioni riportate in un libretto che titola “la mia vita dipende da voi”. Koski ha diffuso la sua terribile descrizione di un mondo soggetto ad un esteso controllo mentale, documentando l’alterazione cerebrale subita su se stesso e su molti altri. I presunti operatori di queste nefaste operazioni di controllo mentale includevano agenzie di Intelligence come la Royal Canadian Mounted Police (RCMP), la CIA e l’Intelligence Finlandese.
Sirio viene evocata, nei racconti di Koski, ancora una volta in un episodio di controllo mentale. Egli sosteneva di essere stato rapito e che i “dottori” che avevano operato su di lui avevano dichiarato di essere “alieni provenienti da Sirio”.
Nel suo libro Koski sosteneva che questi personaggi gli avevano impiantato uno schermo nella memoria per celare la loro identità e le loro intenzioni.
Sulla base di affermazioni come questa trovò credito la teoria, sostenuta da un gruppo di ricercatori nei primi anni ’90, che i rapimenti alieni fossero una copertura per il programma di controllo mentale messo in atto dal progetto MK-ULTRA, un inganno perpetrato dagli spettri della CIA.
Secondo Walter Bowart, nella sua riedizione di ‘Operation Mind Control’, una vittima del controllo mentale racconta di un incidente accaduto presumibilmente all’inizio degli anni ’70. Nei ricordi recuperati attraverso la regressione ipnotica, è stato rivelato che la vittima era stata al centro di un finto rapimento alieno, con l’intenzione di creare uno schermo che avrebbe nascosto il reale programma in atto sulla vittima. Il soggetto dichiarò di aver visto un bambino vestito in un piccolo costume alieno, simile in apparenza a quello degli alieni di Spielberg.
Questo non fornisce certamente una spiegazione esauriente per l’intero fenomeno ufologico e neppure vuole significare che forme di intelligenza extraterrestre non abbiano mai visitato la Terra. E’ comunque sconcertante considerare l’impatto che il fenomeno dei rapimenti alieni ha avuto sulla coscienza umana e quanto tutto ciò abbia mutato le credenze e le strutture psichiche di milioni di abitanti di questo pianeta, creando un nuovo paradigma che solo alcune decine di anni fa era del tutto impensabile.
Walter Bowart nel suo “Operation Mind Control”, afferma che alla fine degli anni ’70, il membro del Congresso Americano Charlie Rose, ebbe un incontro con un inventore canadese che aveva ideato e costruito un elmetto che simulava stati di coscienza e di realtà sensoriale. Rose prese parte ad un esperimento che consisteva nella riproduzione di un programma di rapimento alieno dallo scenario estremamente realistico e drammatico. L’elmetto produceva campi magnetici a bassa frequenza sui lobi temporali, l’area di effetto associata alla distorsione temporale e ad altri stati alterati di coscienza.
E’ probabile che l’inventore dell’elmetto fosse il Dr.Michael Persinger, clinico neuropsichiatria e professore di neuroscienza, il cui lavoro negli anni si è focalizzato sugli effetti dei campi elettromagnetici sugli organismi biologici e sul comportamento umano. Il Dr.Persinger fu anche l’inventore di un “elmetto magico” di cui si occupò la stampa americana in quegli anni. Alcuni ricercatori collegarono il nome di Persinger alle operazioni di intelligenze connesse al progetto MK ULTRA.
Egli sosteneva la teoria che gli UFO sono il prodotto di effetti elettromagnetici rilasciati dalla crosta terrestre sottoposta a stiramenti tettonici.
L’elmetto di Persinger aveva caratteristiche simili alla fantomatica apparecchiatura denominata TLE (Temporal Lobe Epilepsy) ritenuta da molti il congegno utilizzato dagli aggressori psichici per sferrare trasmissioni psicotroniche come quelle riportate nel romanzo VALIS di Philip Dick.
Una delle fenomenologie più frequenti attribuite al TLE è la visione del divino, la creazione di forme di comunicazione diretta con dio o con divinità di qualsiasi forma e natura.
COMMUNION
Whitley Strieber, autore del best seller “Communion”, nel tentativo di spiegare la propria esperienza di rapimento, prese in esame la possibilità di essere stato vittima del TLE.
Gli esami che eseguì per accertare un condizionamento psicotronico risultarono negativi ma rimane notevole la componente magica nella sua esperienza e nel suo personale modo di affrontarla.
Dopo l’iniziale regressione ipnotica che lo rese cosciente per la prima volta della presenza dei “visitatori”, Strieber iniziò a praticare una forma di meditazione per evocare nella sua mente la loro immagine, in modo da poterli descrivere con maggiore dovizia di particolari.
Al primo tentativo di evocazione riuscì a visualizzare con estrema facilità un alieno grigio nel campo visivo della sua mente.
Cosciente o meno di aver compiuto un’evocazione magica a tutti gli effetti, Strieber, ripeté l’esperimento in molte occasioni, evocando volontariamente questi esseri oltre il velo della percezione.
Precedentemente alle sue esperienze di contatto, Strieber fu un membro della Fondazione Gurdjeff, un’organizzazione di auto-trasformazione dedicata alle tecniche di meditazione e di espansione della coscienza elaborate dal mistico russo G.I.Gurdjeff. Strieber ha spiegato che le tecniche apprese in quell’addestramento e particolarmente una forma di canto a doppia tonalità, gli avevano permesso di rimanere cosciente in alcune esperienze con i visitatori che altrimenti avrebbe vissuto in modo inconsapevole.
Ciò che allora Strieber non sapeva era che lo stesso Gurdjeff era in contatto con esseri di Sirio, proprio attraverso questo metodo del canto a doppio tono, che può anche essere definito come “Canto Enochiano”.
In Communion, Strieber sostiene che lo stato mentale prodotto dagli incontri con i ‘visitatori’ potrebbe assomigliare a quello prodotto da una rara droga chiamata Tetradotossina, che in piccole dosi causa anestesia esterna, e in dosi maggiori può provocare esperienze di “uscita dal corpo”. Dosi ancora maggiori di tale droga possono simulare esperienze di morte. Secondo Strieber, la Tetradotossina è la sostanza di base per il “veleno degli zombies” di Haiti. Ciò che non dice è che la Tetradotossina fu precisamente uno dei molti componenti psicoattivi utilizzati dalla CIA per il loro leggendario progetto MK-ULTRA.
In Communion, Strieber sostiene la possibilità che i Grigi, per comunicare, possono non aver utilizzato telepatia mentale ma qualcosa di natura più tecnica come onde a frequenza extra bassa irradiate nel suo cervello.
Su questa linea, Strieber aggiunge che la stessa terra genera una grande quantità di campi magnetici nel campo da 1 a 30 hertz.che interagiscono con la nostra mente e la nostra energia. Esistono forse condizioni naturali per la risposta del nostro cervello, come esperienza psicologica della nostra specie vivente su questa creatura macrocosmica. Esiste una relazione con il nostro pianeta che non abbiamo ancora compreso completamente e forse gli antichi dei, gli esseri elementari e i moderni visitatori sono solo un effetto di un mistero più grande.
IL FUTURO
Affrontando il fenomeno ufologico e l’ipotesi extraterrestre dal punto di vista esoterico della magia rituale, abbiamo tracciato uno scenario forse oscuro, forse inquietante, privo cioè di risposte che possano sedare la nostra atavica ansia di uomini di fronte a realtà sconosciute. Abbiamo piuttosto messo in evidenza occulte relazioni tra mondi distanti o spesso in apparente conflitto fra loro, mondi nascosti, sia pure per differenti motivi, agli uomini ignari di un destino di cui non risultano essere padroni.
Sono gesta di uomini ai margini ad aver tracciato la storia, con lettere d’oro o di sangue. Sono gesta che spesso rimangono oscure, nascoste tra le pieghe del mondo, appunti ai confini della Storia degli uomini e della civiltà.
Sono atti di coraggio o di viltà, come eroici e maledetti sono gli uomini ed i loro sogni più profondi.
Le porte dimensionali aperte dalle epiche operazioni magiche del Dr.John Dee e di Aleister Crowley sono tramandati come sogni di visionari e perversi. E’ la Storia, che si sbarazza degli eroi, maledicendoli con la propria viltà. Altri hanno fatto della perversione un’arte di logica e forse sono proprio quelli che la Storia la scrivono indisturbati.
Ciò che vogliamo ipotizzare è l’effettivo potere di tali Atti, liberandoli da ogni valutazione morale e da ogni restrizione ideologica. Liberare il potere che ha reso possibile l’ingresso nella sfera della coscienza umana di un nuovo paradigma cosmico, all’interno del quale la razza umana può trovare la propria funzione simbiotica con le altre razze dell’universo.
I tentativi degli uomini, spesso goffi e disastrosi, di possedere tale potere hanno generato dei mostri senza testa, che si nutrono degli incubi da loro stessi generati. Non è questa la storia che condurrà al futuro e non è questa la storia che la futura umanità ricorderà alle sue origini.
L’onda stellare di Sirio, che scorre impetuosa dalle Porte del Tempo, appare essere l’artefice della nostra Mutazione. La straordinaria accelerazione evolutiva del ‘900, che include le due guerre mondiali e tutte le tremende convulsioni della razza umana, sembra istruita da invincibili potenze cosmiche, regolate dalla legge della Forza.
La Forza che conduce alla Mutazione e all’Evoluzione che è virtù nelle mani del singolo uomo, eppure lo travalica essendo Volontà stessa dell’Universo.
Se c’è qualcosa da invocare, prima di tutto, è l’apertura della mente di fronte allo sconosciuto, la disponibilità a mettere in discussione se stessi e le strutture portanti del proprio mondo. Oltre ciò vi è l’esperienza, la diretta conoscenza delle cose che apre nuovi portali alla saggezza.
Oltre ciò vi è l’esperienza diretta dell’universo, quello che, ormai certamente, sembra essere il nostro futuro.
"La mia osservazione dell’Universo mi convince che ci sono esseri di intelligenza e potere di più alta qualità che qualsiasi cosa che possiamo concepire come umana; che essi non sono necessariamente basati sulle strutture cerebrali e nervose che noi conosciamo, e che l’unica e sola possibilità per il genere umano di avanzare nell’insieme è di prendere contatto individualmente con tali esseri”.
A.Crowley, 1944
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