Visualizzazione post con etichetta cover up. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta cover up. Mostra tutti i post

sabato 11 aprile 2020

Non c’è 5 senza 6, non c’è 6 senza 7: i volti nascosti del 5G

Il recente dibattito intorno al 5G presenta alcuni aspetti degni di nota, aspetti che vanno oltre quanto ogni giorno leggiamo in rete o seguiamo attraverso i vari video dedicati all’argomento. Si tratta palesemente di una operazione che rientra a pieno titolo nell’ampio scenario di quella che è la tecnica della “disinformazione informata”, in altre parole di un dibattito che ha tutte le ragioni di esistere e che proprio per questo motivo viene abilmente alimentato, spesso portato sopra le righe, al fine di distogliere l’attenzione da quanto realmente sta accadendo. Il 5G è effettivamente un problema reale ma deve essere visto nella sua completezza per meglio chiarire la portata dell’evento, bisogna in pratica guardare oltre, cercare di individuare quali siano i veri scopi, per quale motivo è estremamente necessario che questa tecnologia prenda il sopravvento. Per capirlo basterà spostare la nostra attenzione su un semplice fatto, da tempo sotto gli occhi di tutti, ma così ovvio da sfuggire a quasi tutte le analisi: quando una nuova tecnologia si affaccia sul mercato significa che altrove è già pronta quella successiva. Il 5G, sulla scorta di questo ragionamento, dovrebbe quindi assolvere a due diversi compiti: gettare le basi fisiche per il suo successore (o successori) e testare il polso dell’opinione pubblica. Quest’ultimo compito, ovviamente, risulta relativo, in quanto non è mai stato un problema ma è comunque propedeutico alla tecnica di manipolazione del dibattito, quindi assolutamente essenziale. A questo punto è lecito chiedersi, ma allora esiste già il 6G? La risposta è quasi scontata, ovviamente esiste, così come esiste anche il 7G; cerchiamo di capire di cosa si tratta. La rete 6G rappresenta il futuro, che per altri è già presente, del 5G, una rete che sfrutterà l’intelligenza artificiale, una tecnologia mobile di sesta generazione che consoliderà le prestazioni assicurate dal 5G ma che spianerà anche la strada per nuove applicazioni, ma a questo arriveremo tra poco. Iniziamo a vedere quali saranno le implementazioni. Le caratteristiche del 5G sono la larghezza di banda, la latenza molto bassa che consente tempi di risposta velocissimi e, di conseguenza, molti più dispositivi collegati ad una stessa antenna. I rischi sono a conoscenza di tutti e facilmente rintracciabili in rete grazie a vari studi e varie ricerche condotte in merito. In questo scenario il ruolo del 6G è ancora avvolto nella nebbia; uno studio in merito è stato pubblicato dal professor Matti Latva-aho, direttore del 6G Flagship dell’Università di Oulu, nella Finlandia settentrionale, per chi volesse saperne di più ecco il relativo link che parla già del 6G: https://www.oulu.fi/6gflagship/ La pubblicazione riguarda un libro bianco sul 6G scaricabile dalla rete internet a questo indirizzo: https://www.oulu.fi/6gflagship/ Sarà l’intelligenza artificiale a giocare il ruolo principale nella tecnologia 6G, verrà infatti applicata alle connessioni di rete, smistando i dati, elaborandoli, trovando il modo migliore per distribuirli e, di conseguenza, analizzandoli, termine che in poche parole significa INTERAGENDO CON LA PRIVACY DI OGNI SINGOLO UTENTE. La velocità massima del 6G sarà compresa tra 8.000 gigabit o 1 Terabit per secondo, con 0,1 ms di latenza e una efficienza energetica 10 volte superiore a quella del 5G. Un esempio pratico all’interno di uno scenario dominato dalla rete 6G: tutti i dispositivi comunicano automaticamente tra loro, in questo contesto un veicolo connesso alla rete (esistono già) riceve e invia costantemente informazioni relative alla propria posizione, al traffico, al tragitto, ai semafori, alle altre vetture intorno a lui; in poche parole dovrebbe snellire e rendere più sicuro il traffico, in altre parole trasmette secondo per secondo la nostra posizione rendendoci tutti dei puntini facilmente rintracciabili. Il 6G utilizzerà di certo onde radio ad altissime frequenze che supereranno i 300 Ghz, sfruttando di certo le frequenze TeraHertz. Questo ovviamente comporta già un problema: la portata delle frequenze diminuisce man mano che si sale nello spettro radio, nel nostro caso i TeraHertz coprono una distanza di appena 10 metri, distanza troppo corta per garantire una significativa copertura del segnale, per questo motivo si dovrà aumentare il numero di celle a disposizione. Il 5G sta quindi preparando soltanto il terreno per l’avvento del 6G, già in ampia fase di sperimentazione e di certo in arrivo anche prima del 2030; questo ovviamente riveste di enorme importanza la battaglia contro il 5G in quanto una ipotetica vittoria significherebbe far crollare le fondamenta sulle quali poggeranno pericoli ancora più gravi. Quello che ci attende è quindi un futuro nel quale l’intelligenza artificiale sarà la protagonista assoluta, un futuro che aprirà le strade al vero e proprio controllo totale, nel quale si parla già di telepresenze, interfacce sensoriali, display da indossare che permettono di rilevare ogni singolo movimento di una persona e altro ancora. Il 6G è già ampiamente studiato e testato in paesi quali la Finlandia, il Giappone e la Cina, oltre che da aziende come Huawei, Ericsson, Nokia, Samsung, Sony, LG e Intel. Chi scaricherà il Libro Bianco (testo in inglese) e avrà la pazienza di tradurlo, scoprirà che si parla già di smartphone sostituiti da esperienze di realtà estesa (XR), di tecnologie AR, VR e MR, di occhiali smart per avere maggior risoluzione, frame rate e gamma dinamica, di . Riassumendo: il 6G potrebbe interfacciare il nostro cervello al computer, permetterebbe di utilizzare i vari dispositivi attraverso il nostro cervello, ma chi ci sarà in remoto a controllare questo flusso di dati e, di conseguenza, il nostro cervello? Ovviamente i rischi sono ancora più amplificati: le radiazioni ionizzanti, ionizzanti indirette e non ionizzanti, quelle tipiche del 5G e del g, causano danni al DNA; teniamo conto che, come già detto, le frequenze del 6G saranno ancora più elevate. Inoltre: l’inizio della proliferazione delle cellule tumorali è spesso causato da danni al DNA. Infine: secondo l'American Federal Communications Commission non esiste attualmente uno standard di esposizione alle radiofrequenze, ma è stato dimostrato da uno studio dell’Università di Notre Dame che il SAR (tasso di assorbimento) specifico espresso in unità di watt per kg di assorbimento di tutto il corpo di energia RF da parte di un adulto umano in piedi si verifica ad una velocità massima quando la frequenza va da 80 MHz (0,08 GHz) a 100 MHz (0,1 GHz) ( Fonte: Bollettino OET 1999 Cleveland e Ulcek). Per capire meglio il rischio teniamo conto che la larghezza di banda del 5G è compresa tra 30 GHz (30000 MHz) e 300 GHz (300000 MHz), figuriamoci il 6G! Non esistono studi che dimostrino quali siano i danni, a che livello ed a quali frequenze: ovviamente è inutile dire che la mancanza di questi studi, oltre alla reticenza del mondo scientifico nel rispondere a determinate domande, risulta quanto meno sospetta! Nelle fonti in chiusura un esauriente articolo sui vari studi, sui pro, sui contro e sulle omissioni. Rimane infine il grande mistero, il 7G La Cina ha iniziato ufficialmente a lavorare al 6G nel 2018, anche se indiscrezioni tendono a retrodatare l’evento, ma allo stesso tempo strizzava già l’occhio al 7G, di cosa si tratta esattamente? Le ipotesi sono ancora fumose; sembra che il tutto sia nato dalla constatazione che il 6G sembrerebbe comportare una limitazione, l’impossibilità di coprire le profondità acquatiche. Altre indiscrezioni arrivano da Neil McRae di British Telecom, il quale parla di una rete 7G suddivisa in 7G base e 7.5G. Interessante notare che queste ultime dichiarazioni risalgono al novembre 2018. Progresso, velocità e benessere bussano al nostro futuro, ma a quale prezzo?? FONTI – APPROFONDIMENTI Baste, V., Riise, T. & Moen, BE Campi elettromagnetici a radiofrequenza; infertilità maschile e rapporto sessuale della prole . Eur J Epidemiol (2008) 23: 369. Cleveland, RF e Ulcek, JL (1999) Domande e risposte sugli effetti biologici e i potenziali rischi dei campi elettromagnetici a radiofrequenza . Bollettino OET 56 quarta edizione, Ufficio di ingegneria e tecnologia, Commissione federale delle comunicazioni di Washington, DC Commissione internazionale per la radioprotezione (2007) Modello per il tratto alimentare umano per la radioprotezione . Pubblicazione ICRP 100. (Ed.CH Clement) Elsevier. Comitato scientifico dei rischi sanitari emergenti e recentemente identificati SCENIHR (2015) Parere sui potenziali effetti sulla salute dell'esposizione ai campi elettromagnetici (EMF) https://www.tomshw.it/altro/6g-a-1-tbps-la-university-of-oulu-finlandia-pubblica-il-primo-libro-bianco/ https://www.tomshw.it/smartphone/6g-caratteristiche-italia/ https://www.wired.it/internet/tlc/2020/02/03/6g-5g/?refresh_ce= https://www.key4biz.it/la-cina-guarda-gia-oltre-il-5g-va-verso-il-6g-e-gia-si-parla-del-7g/239331/ https://www.repubblica.it/economia/rapporti/mondo5g/trend-e-stili-di-vita/2019/11/11/news/ecco_come_sara_il_6g_la_rete_capace_di_fondersi_con_la_realta_parola_di_uno_che_guarda_lontano-240597286/ https://www.hdblog.it/mobile/articoli/n515644/6g-giappone-ricerca-velocita-2030/ https://www.myfanwywebb.com/5g-6g-risks-to-human-health-high-frequency-radio-waves/

mercoledì 13 novembre 2013

USA: gli Ufo/Elicotteri

Tutti coloro che si occupano, o che comunque amano leggere e informarsi in merito alla questione Ufo, ricorderanno di certo i misteriosi elicotteri che molti testimoni dichiarano di aver notato in concomitanza e nelle stesse aree di avvistamento. In alcuni casi gli elicotteri sono stati avvistati prima degli Ufo, in altri subito dopo, in altri ancora nello stesso momento; non meno interessanti sono poi i “famigerati” elicotteri neri avvistati nei casi descritti di Cattle Mutilation o Bovine Excision. Molte le ipotesi in merito, alcune addirittura abbastanza inquietanti, ad esempio quella derivante da alcune testimonianze che parlano di occupanti dagli occhi a mandorla, dalla pelle color olivastro, oppure quelle che le associano agli ancora più misteriosi MIB. Quello che comunque risulta più interessante è proprio il tipo di velivolo avvistato, la sua provenienza, ed il fatto che molto spesso la sua apparizione presenta connotazioni visive tipiche di un avvistamento Ufo. Il ricercatore texano Tom Adams si è spesso occupato di questo argomento, elencando tutta una serie di supposizioni tese ad approfondire un ipotetico collegamento tra elicotteri, Ufo e mutilazioni: Gli elicotteri sono in realtà degli Ufo dotati di una tecnologia che li fa apparire come velivoli terrestri Gli elicotteri appartengono alle forze militari americane e sono direttamente coinvolti nei casi di Mutilazioni Gli elicotteri appartengono alle forze militari americane, ma non sono coinvolti bensì conducono una attività investigativa in merito alle Mutilazioni Gli elicotteri appartengono al Governo, sono a conoscenza delle motivazioni che portano ai casi di Cattle Mutilation ma, per qualche ragione, tentano di distogliere l’attenzione dei ricercatori, forse per evitare che si porti avanti la tesi di un possibile coinvolgimento dei militari A questo punto, lasciando al lettore ogni commento in merito alle affermazioni appena esposte, cerchiamo di capire cosa siano e come si presentino questi misteriosi velivoli. Si tratta normalmente di elicotteri appartenenti alla divisione DELTA/NRO, con un equipaggio composto da sette agenti, che si muovono supportati da due RPV (Remote Piloted Vehicle) di circa tre metri di diametro. Gli RPV in questione (vedi foto), molto spesso scambiati per Ufo, sono prodotti in California dalla Aerojet Electro Systems, e vengono usati come dispositivi di sorveglianza; il cuore del loro sistema si chiama AROD (Airborne Remotely Operated Device).
Altro modello spesso utilizzato è HALE (High-Altitude Long-Endurance Drone), progettato per raggiungere altitudini molto elevate e alimentato da un sistema a microonde installato sull’elicottero madre.
Il velivolo che più ci interessa è invece proprio l’elicottero, e non uno qualunque, bensì il modello XH-75D, prodotto dalla Teledyne Ryan Aeronautical, e conosciuto anche come XH SHARK. Il perché di questo interesse è di certo ben documentato dalle foto allegate in basso, mi limiterò quindi ad una breve e concisa spiegazione. Tralasciando le varie informazioni tecniche sul suo equipaggiamento, la caratteristica più interessante è sicuramente la presenza a bordo del GEP (Gravitational Electromagnetic Projector), ovvero uno strumento capace di fornire all’elicottero un campo di forza fotonico capace di estendersi per 360 gradi con un raggio di circa 50 metri. Quando questo campo di forza viene attivato, l’elicottero si trasforma in un vero e proprio Ufo, privo di inerzia e di effetti di accelerazione, usufruendo allo stesso tempo di una protezione contro eventuali attacchi pari a circa l’82%. Tutto questo spiega la questione Ufo? Fornisce una risposta alle Cattle Mutilation? Sicuramente no, ma definisce uno scenario del quale ogni ricercatore o appassionato dovrebbe essere a conoscenza…molto spesso bisogna prima indagare il noto per riuscire a svelare l’ignoto.

giovedì 29 novembre 2012

Revealers

Sono ex agenti segreti, ex agenti del Pentagono, ex militari, tutte persone che asseriscono di essere stati presenti in alcuni dei casi più misteriosi e determinanti della storia ufologica; rivelano particolari a volte così incredibili da far sorgere ragionevoli dubbi sulla loro autenticità, sono i Revealers. Questo “fenomeno” ha caratterizzato l’ufologia da molto tempo, soprattutto a partire dal 2000, periodo dal quale è iniziata quella che potrebbe definirsi una “ufologia rivelatoria”, con un numero elevato di protagonisti quali il colonnello Philip Corso, Bob Lazar, Michael Wolf, John Lear, solo per citarne alcuni. Tutto ebbe inizio nell’estate del 1984, quando il medico Paul Bennewitz venne citato dal giornalista Tom Adams in un articolo apparso nella rivista “Stigmata” a proposito del problema della mutilazione di animali. In quel periodo Bennewitz faceva parte dell’APRO (Aerial Phenomena Research Orgazination), e aveva divulgato una sua intercettazione relativa ad una comunicazione segreta partita dalla base militare di Kirtland; l’intercettazione riguardava il racconto di un militare che parlava di un sotterraneo top secret posto a circa un chilometro dalla riserva indiana di Jicarillas, ad ovest di Dulce, nel Nuovo Messico. Il sotterraneo faceva parte di una concessione data agli alieni in cambio di tecnologia da usare in ambito militare. Proprio da questo luogo sarebbero partiti molti dei rapimenti operati in territorio americano, rapimenti che rientravano nell’accordo tra il governo e gli extraterrestri. Le basi concesse erano tre, una si trovava in un luogo imprecisato nel Texas, le altre due erano Holloman e Kirtland. Bennewitz rivelò anche che ben sei razze aliene differenti avevano già visitato il nostro pianeta, una delle quali proveniente da Zeta Reticuli. A riprova di quanto affermato vennero proposte delle foto, rappresentavano esseri umanoidi e nani macrocefali; si trattava di istantanee fin troppo nitide, tanto da destare qualche sospetto; alla richiesta di ulteriori informazioni Bennewitz non convinse, così come non seppe spiegare in che modo fosse riuscito a scattare delle foto così sorprendentemente perfette. In seguito si scoprì che il Revealer aveva stretto contatti con Richard Doty, noto debunker che aveva già screditato molto noti ufologi americani. L’informazione intercettata da Bennewitz, in realtà, non era del tutto falsa, seguiva il copione di disinformazione messo in atto dai servizi militari, riguardava infatti notizie relative allo scudo stellare in seguito viziate con informazioni fittizie sulle attività aliene. Sulla scia di Bennewitz si pose John Lear. Era il 1988 quando Lear diede alle stampe un volume che riportava notizie a dir poco inquietanti; secondo le informazioni in suo possesso, il governo avrebbe ceduto vaste aree geografiche in cambio di tecnologia aliena, dando il proprio nulla osta alle Abduction e alle mutilazioni di bestiame. Questi due scenari, pur muovendosi in una atmosfera non del tutto limpida, seguono in ogni caso l’idea di una connessione tra militari e Ufo che non era certo del tutto nuova; l’improvvisa chiusura mediatica nei confronti del fenomeno che seguì l’affare Roswell, così come l’insistente bisogno di screditare e minimizzare tutti gli avvistamenti resi noti dopo il caso Arnold, lasciano comunque intravedere una sorta di oscuro e mai ben definito legame ancora oggi non del tutto chiarito. Anche Bill Cooper segue l’onda dei Revealers, soprattutto quando parla dell’incontro tra il presidente Eisenhower e gli extraterrestri, un incontro al quale seguì la ratifica di un accordo formale. I temi di questa sorta di “patto” erano bene o male gli stessi trattati da Bennewitz e Lear: gli alieni avrebbero concesso parte della loro tecnologia in cambio di esseri umani da sottoporre a test genetici; si sarebbero costruite delle basi che avrebbero ospitato sia gli alieni che gli esperimenti militari; una di queste basi è la famosa S4, sette miglia a sud dell’Area 51. In seguito a questo accordo nacque il progetto Redlight (test in volo di apparecchi alieni), al quale seguì un secondo progetto chiamato Snowbird, nato come copertura del primo. I Revealers che maggiormente colpirono l’opinione pubblica si presentarono lo stesso anno dell’uscita del libro di Lear. Nell’ottobre del 1988, negli USA, andò in onda un documentario dal titolo volutamente sensazionalistico: “Ufo Cover Up”; proprio durante questa trasmissione intervennero due uomini che si qualificarono come agenti segreti, presentandosi con i nomi di Condor e Falcon. Le registrazioni delle loro rivelazioni erano già state fatte dall’ufologo William Moore, quindi montate in studio, mentre i due agenti venivano ripresi con i volti oscurati e distorti. Il clamore suscitato dalle rivelazioni investì gran parte dell’America, grazie anche all’enfasi con la quale vennero presentate e con la cura che venne data al montaggio della trasmissione (effetti speciali, ricostruzioni video). Condor e Falcon proposero nuovamente i fatti accaduti a Roswell, asserendo che proprio in quella occasioni i militari riuscirono a recuperare un alieno ancora in vita; poco tempo dopo questo fatto sarebbe nato il famoso patto già descritto in precedenza. Passato lo stupore iniziale, le indagini in merito all’identità dei due agenti ebbero inizio; ad occuparsene furono Robert Hastings del MUFON e Linda Howe. I risultati lasciarono l’amaro in bocca a molti di coloro che avena dato credito all’intera storia; si trattava in realtà di due agenti dell’USAF, uno di questi era Robert Collins mentre l’altro era, ancora una volta, il sergente Richard Doty, già entrato in scena nel caso Bennewitz. Questi gli inizi dell’epoca dei Revealers, inizi che certo non sembrano essere uno dei migliori biglietti da visita, ma sui quali è bene annotare una dovuta riflessione, una inquietante domanda: se il fenomeno Ufo è soltanto una bolla di sapone come molti credono o vorrebbero far credere, per quale motivo usare metodi così sottili e particolarmente complessi per screditarlo? Seguendo il fenomeno dei Rivelatori (questa parte si sofferma soltanto sui suoi inizi), ci accorgiamo che l’oggetto delle loro rivelazioni inizia a diventare sempre più definito, maggiormente riscontrabile, sempre meno improbabile; possibile pensare che l’enorme dispendio di energie volto a screditare il fenomeno abbia a volte sortito l’effetto contrario? Possibile credere che sedicenti Revealers abbiano involontariamente incoraggiato veri Rivelatori? In un prossimo articolo, parlando di Philip Corso, e non soltanto di lui, scopriremo che esistono notevoli possibilità in tal senso.

giovedì 25 ottobre 2012

Ufo e segreti di Stato

I livelli governativi standard di sicurezza, in riferimento agli USA, sono essenzialmente tre: Confidential, Secret e Top Secret, ai quali vanno aggiunti eventuali codici che ne restringono maggiormente l’accesso. Questo è il lato “visibile” del sistema, un aspetto che lascerebbe presupporre la possibilità, ottemperando a determinati obblighi, di avere libero accesso alle informazioni, questo tuttavia non corrisponde alla verità. La procedura di accesso prevede che la “necessità di sapere” sia ampiamente dimostrata, e questa di certo non è sempre una impresa facile; esiste tuttavia un altro aspetto della questione, un sistema di gestione del segreto noto soltanto per “deduzione” ma del quale non si conoscono interamente tutti i dettagli. Il riferimento è diretto esplicitamente a quella sorta di “Governo Ombra” che custodisce, protegge e autonomamente gestisce i vari file e documenti riguardanti quelle che vengono definite “Scienze di Confine”, Ufologia compresa. Si tratta di strutture che agiscono parallelamente a quelle conosciute e che “lavorano” i cosiddetti “programmi sensibili”, informazioni che richiedono misure di segretezza superiori a quelle normalmente adottate; le misure e l’oggetto stesso da mantenere sotto stretto segreto rientrano in quelli che vengono definiti SAP (Special Access Program). Molti dei SAP vengono mantenuti e concretizzati attraverso finanziamenti dati alle industrie; questi particolari accordi tra industrie ed enti governativi più o meno alla luce del sole vengono definiti “Carve-Out”, ovviamente si tratta di accordi che, per la loro stessa natura, si mantengono fuori dai sistemi di sicurezza e di controllo ufficiali. Il numero delle persone che hanno accesso al SAP (che può riguardare segreti di diversa natura e non soltanto relativi alla questione Ufo), è volutamente limitato; solitamente chi si occupa di un programma non conosce l’esistenza di altri programmi e non ha alcun rapporto con coloro che vi lavorano. I livelli di un SAP sono essenzialmente due: un programma di copertura palese, che verrà ufficialmente chiuso a tempo debito, e un sottoprogramma che rappresenta il vero scopo del SAP e che continuerà tranquillamente una volta ufficializzata la fine del primo. Un esempio di quanto appena detto è l’X-30 della National Aerospaceplane, un progetto inspiegabilmente ritirato al fine di lavorare al vero scopo del SAP che era quello della realizzazione di un velivolo ipersonico (Bill Sweetman US Defense). Le regole che stanno alla base di un SAP sono estreme, rigorosamente ferree, anche un “no comment” viene considerato come grave violazione della sicurezza; proprio per questo accade facilmente che un generale, un ammiraglio, o comunque un soggetto che apparentemente e in relazione al suo incarico dovrebbe essere a conoscenza di alcuni programmi, in realtà non lo sia affatto; uguale trattamento potrebbe essere riservato anche allo stesso direttore della CIA per il quale non è previsto che necessariamente debba essere inserito nella lista di accesso al SAP: Una delle tante misure messe in atto a protezione di un SAP è la disinformazione, termine tristemente conosciuto da molti ricercatori e grossa spina nel fianco; si tratta in pratica di divulgare informazioni, sia reali che adattate allo scopo, al fine di confondere e indirizzare le persone verso una visione distorta del problema, rendendo spesso così ridicola l’intera faccenda da trasformala in qualcosa al quale è del tutto impossibile prestare fede. Le informazioni prodotte da questo processo possono essere utilizzate per gettare discredito su enti, organizzazioni e persone, mantenendo in tal modo il segreto nel modo più semplice e meno impegnativo; per nascondere qualcosa è infatti molto spesso sufficiente porla sotto gli occhi di tutti ma rivestita di un tale alone di incredibili sovrastrutture da renderla del tutto inaccettabile come verità. Sarebbe quindi del tutto inutile sperare che in qualche ufficio della CIA siano rintracciabili file compromettenti sulla presenza aliena nel nostro pianeta, molto più semplice pensare che tali file siano in realtà mimetizzati tra gli archivi di una anonima azienda americana o di qualunque altro paese vicino agli USA. Si potrebbe pensare, a questo punto, che l’esclusione delle alte cariche non possa essere operata nei confronti del Presidente degli Stati Uniti, ma sarà veramente così? Nel 1976 Carter, ancora candidato alla presidenza, promise al popolo americano che avrebbe aperto i file contenenti le informazioni riservate sugli Ufo; vinte le elezioni e probabilmente deciso a mantenere la promessa, chiese un incontro con l’allora capo della CIA George H. W. Bush, incontro che, sorprendentemente, quest’ultimo rifiutò. La motivazione fu semplice ma allo stesso tempo inappellabile: non soltanto come Presidente ma neanche nel suo ruolo di Comandante in Capo, Carter poteva dimostrare il suo bisogno di sapere. Forse per ovviare a quanto accaduto, il Presidente al suo consigliere scientifico per chiedere a Robert Frosch, amministratore della NASA, di formare una commissione di indagine sul fenomeno Ufo. La lettera di Carter alla NASA ( Journal of Scientific Exploration, pp 93-142, 1988 ), non ebbe risposta e soltanto molti mesi dopo venne gentilmente e diplomaticamente declinata! Il punto di forza del segreto risiede nel fatto che tutte le informazioni contenute negli archivi di un ente preposto alla loro raccolta sono di sua proprietà; ogni ente attua diverse strategie di accesso ai dati e le procedure di autorizzazione non sono per tutti uguali. Il Consiglio di Sicurezza Nazionale, ad esempio, è proprietario dei documenti conservati nei propri archivi; questo, per una strana coincidenza, per una legge firmata da Truman nel 1947, solo un paio di settimane dopo il famoso incidente. I proprietari dei documenti, quindi, sono tenuti per legge a tacere sul loro contenuto anche allo stesso Presidente.

giovedì 21 giugno 2012

The Blue Room Project







Molto spesso il colore blu viene associato al volo e, in particolare, viene usato come identificativo rispetto a tutto ciò che orbita intorno alla tecnologia aerospaziale e all’aviazione militare.
Si tratta del colore dell’Air Force, che ricorda il cielo e i suoi infiniti misteri; non a caso quindi, dato che uno degli enigmi più impenetrabili è quello degli Ufo, il progetto sviluppato nella base di Wright Patterson venne battezzato “Blue Room Project”.
Su questo identificativo sono sorte decine e decine di ipotesi, tutte legate tra loro da un unico filo conduttore: il progetto Blue Room riguarda artefatti extraterrestri in mano al governo, sarebbe quindi la prova definitiva del fatto che la verità è stata per anni manipolata e abilmente nascosta ai nostri occhi.
Una affermazione del genere, che rispecchia in fondo quel ragionevole dubbio ormai presente nella maggior parte di coloro che, direttamente o indirettamente, seguono la questione Ufo, potrebbe acquistare maggior valore qualora si riuscisse a rispondere con assoluta certezza ad un semplice quesito: esiste veramente il Blue Room Project?

I dati in nostro possesso, provenienti da indagini effettuate da ricercatori indipendenti, riescono a fornirci soltanto due informazioni, due indizi che diventano il punto di partenza per questa indagine: il progetto Blue Room nacque intorno agli Anni ’50 e fu sicuramente operativo nel periodo tra il 1955 e il 1965; esisterebbe uno spezzone di pellicola in 35 mm che documenterebbe quanto classificato all’interno del progetto.
Trovandoci costretti a confrontarci con quelle che, al momento, appaiono come pure e semplici ipotesi, non possiamo fare altro che scavare più a fondo in cerca di notizie più consistenti.
Nel gergo in uso presso l’Intelligence, una Blue Room identifica una porzione di spazio posta all’interno di un edificio di massima sicurezza, uno spazio progettato e attrezzato per contenere elementi classificati ad alta sensibilità o di elevato interesse tecnologico.
A questo punto è lecito supporre che, se Wright Patterson è effettivamente collegata con la questione Ufo, una Blue Room al suo interno non può essere di certo casuale; anche in questo modo, comunque, rimaniamo ancora legati al campo delle ipotesi, proviamo quindi a spostare la nostra attenzione su un altro fronte, quello della documentazione.

Una delle prime richieste inoltrate al FOIA (Freedom of Information Act), venne fatta il 30 dicembre del 1980 dal ricercatore William Moore; il 7 gennaio del 1981, Moore ricevette una laconica risposta da parte della U.S. Air Force attraverso la quale veniva informato che non esiste alcun file riguardante un Progetto Blue Room, così come non esiste materialmente nessuna Blue Room in nessuna delle basi dislocate nel territorio americano.
Nonostante ciò bisogna registrare un evento che sembra smentire queste due affermazioni: il fatto in questione riguarda il senatore ed ex generale Barry Goldwater, il quale, durante una intervista, riferì di un suo colloquio avvenuto nella prima metà degli Anni ’60, con il generale Curtis LeMay. Durante quella conversazione il senatore disse di essere a conoscenza di una stanza nella base di Wright Patterson nella quale venivano custodite attrezzature e macchinari posti sotto il massimo codice di segretezza.
Si potrebbe ovviamente obiettare che non necessariamente il senso di questa frase debba essere riferito a materiali di origine aliena, potrebbe anche trattarsi di tecnologia terrestre in fase di sperimentazione, questo però non chiarisce per quale motivo, quando Goldwater chiese di accedere alla sala, gli venne bruscamente negato il permesso.
Riconoscendo che anche questo dubbio non scioglie completamente le riserve sulla questione, non ci resta che passare ad un successivo documento, la lettera di un privato cittadino, Brian Parks, indirizzata al FOIA; proprio a questa lettera i militari risposero in maniera del tutto sorprendente, contraddicendo quanto scritto in risposta a William Moore.
“…esiste una sala chiamata Blue Room ma tutti i file e i documenti che la riguardano, siano essi fotografici che contributi video, sono stati bruciati”!
L’Air Force ammette quindi l’esistenza di una Blue Room, un progetto in funzione già da anni che per qualche misterioso motivo è stato soppresso, arrivando addirittura a distruggere completamente ogni tipo di documentazione.

La lettera riportata in foto è del tutto chiara, riporta un numero di progetto e un numero di identificazione USAF entrambi relativi alla Blue Room; i fraintendimenti, a questo punto, sono ridotti al minimo: i filmati girati in 35 mm sono stati distrutti, insieme a tutto il resto del materiale, il 9 settembre del 1965, stranamente dopo qualche anno dall’interesse manifestato da Goldwater e dal rifiuto di fargli visitare il progetto.
Il Blue Room Project quindi, come la stessa lettera conferma, venne avviato nel 1955 e andò avanti per diversi anni; i relativi filmati vennero distrutti (?) dalle Forze Armate nel 1965; il colonnello Anderson, che firma la lettera, fornisce anche un numero di protocollo e un identificativo.
Potremmo a questo punto ragionevolmente affermare che un Blue Room Project è effettivamente esistito, anche se non possiamo con altrettanta certezza identificare di cosa il progetto stesso si occupasse.
L’indagine sarebbe quindi chiusa, ma in realtà non è così!

La questione si complica

Proprio quando alcuni dubbi stavano per sciogliersi la questione si complica; d’altra parte chiunque abbia un minimo di esperienza rispetto a questo tipo di indagini non dovrebbe certo stupirsi.
Nel maggio del 2012 Anthony Bragaglia spedisce una mail al centro richieste del FOIA, chiedendo maggiori delucidazioni rispetto al progetto Blue Book.
Dopo poco tempo una mail di risposta lo avvisa del fatto che è stato assegnato un numero di protocollo alla sua richiesta; passano ancora pochi giorni e una nuova mail, firmata Lynn Kane Centro Analisi FOIA, lo avvisa che la sua richiesta è stata girata al NASIC (National Air and Space Intelligence Center), il quale si ripromette di rispondere al più presto essendo l’ente al quale fa riferimento il Blue Room Project.
In pratica, nella risposta, Lynne Kane, ammette nuovamente che l’Air Force è a conoscenza del Blue Room Project, che questo è stato ospitato presso la base di Wright Patterson, e che adesso è parte del NASIC che ne è responsabile.
Questa risposta riapre l’intera questione e aggiunge una nuova, curiosa, coincidenza al discorso rimasto in sospeso che riguardava la vera finalità della Blue Room.
Pur confermando ancora una volta l’esistenza del Progetto non si accenna a nessuna distruzione o chiusura dello stesso, mentre il riferimento al NASIC risulta particolarmente curioso, visto che proprio in un documento rilasciato da questa organizzazione, documento che ne definisce la mission, si legge testualmente: “…raccogliere e analizzare dati di intelligence su attuali e future minacce provenienti dall’aria e dallo spazio”.
La tentazione di accostare questo estratto all’idea diffusa che la Blue Room contenga reperti alieni è di certo molto forte, ma andiamo avanti con il nostro racconto.
Il 17 maggio 2012, ad appena tre giorni dall’ultima mail, Bragaglia riceve una lettera che fa cadere nuovamente un velo misterioso sull’intero caso.

“Department of the Air Force
National Air & Space Intelligence Center (AF ISR Agency)
Wright-Patterson AFB Ohio

17 maggio 2012
NASIC / SCOK (FOIA)
4180 Watson Way
Wright-Patterson AFB OH 45433-5648

Mr. Anthony Bragalia
(Indirizzo)

Gentile Signor Bragalia:

Questa lettera viene scritta in merito alla sua richiesta, datata 26 aprile 2012 e indirizzata al Freedom of Information Act (FOIA), in merito ai record relativi al "Blue Room".Alla sua richiesta è stato assegnato il numero di protocollo FOIA 2012-03668-F.
E’ stata condotta una ricerca in merito ai record da lei richiesti, ma senza nessun risultato.
Abbiamo cercato più volte in passato per quanto riguarda i record associati a "Blue Room" ma senza alcun esito. Qualora interpretasse questa risposta come una negazione di informazioni potrà appellarsi al segretario dell'Air Force entro 60 giorni dalla data della presente lettera. In questo caso dovrà allegare al suo appello i motivi per il riesame e una copia della presente lettera. L'appello sarà trasmesso al segretario dell'Air Force, Thru: NASIC / SCK (FOIA), 4180 Way Watson, Wright-Patterson AFB OH 4533-5648.

Cordiali saluti,
Gery D. Huelsman
Libertà NASIC Manager Information Act”

Se non esiste alcun record, a cosa si riferiva il colonnello Anderson?
Questa stessa domanda venne rivolta da Bragaglia il 5 giugno 2012 proprio al NASIC, insieme a un altro dubbio: come avrebbe fatto il colonnello Anderson ad ammettere che la pellicola della Blue Room era stata distrutta se di questa misteriosa camera non esiste alcun record? Quali fonti aveva consultato? Se non esiste alcun record da dove provengono i numeri di identificazione riportati nella risposta?
In merito alle nuove richiesta si attende ancora una risposta; sembra quasi di assistere ad un remake della vicenda che ebbe come protagonista la misteriosa IPU (Interplanetary Phenomenon Unit), sulla quale ancora si attendono risposte, ma questa è un’altra storia, l’ennesimo racconto di verità nascoste che purtroppo sembra ormai diventato così comune quando si cerca di capire cosa realmente si muove dietro gli spessi drappi che nascondono il potere ai nostri occhi.

lunedì 9 maggio 2011

martedì 15 febbraio 2011

USA: riuniti tutti gli ambasciatori...cosa accade?


Cosa accade nel mondo dell’Ufologia e dell’Esopolitica mondiale?
Con una mossa allarmante che sembra non avere precedenti nella storia, gli Usa
hanno convocato in patria quasi tutti i propri ambasciatori in giro per il mondo per un'importante riunione.
La conferenza ha avuto luogo a Washington il 1 febbraio 2011, e si e' conclusa il 4 febbraio 2011, con un ampio risalto telematico affidato ai siti ufficiali del governo statunitense che chiamano questo evento QDDR.
La notizia è sicuramente di una certa rilevanza, eppure nessuno dei nostri media nazionali vi ha fatto alcun riferimento; di cosa si sarà parlato durante il QDDR?
Visto che in patria non riusciamo a trovare nessun approfondimento, facendo eccezione per i siti politico.com e nexusedizioni.it, proviamo a capirne di più spulciando le fonti estere: scopriamo innanzitutto che la misteriosa sigla QDDR è in realtà l’acronimo di Quadrennial Diplomacy and Development Review, niente sembra fare presagire un legame ufologico, mentre ben più interessante è quanto riportato sul sito http://www.state.gov/s/dmr/qddr/.
In poche parole ci si interroga su cosa si potrebbe fare di meglio rispetto alla situazione mondiale, su come rafforzare la potenza degli USA per mettere in atto una democrazia mondiale.
Si auspica che il Dipartimento di Stato assuma un ruolo guida per elevare la potenza americana, far avanzare al meglio gli interessi nazionali, orientare e coordinare le risorse per prevenire e risolvere i conflitti, costruire coalizioni globali.
Qualora a qualcuno fosse sfuggito, il ripetersi di termini quali Democrazia Mondiale e Coalizione Globale, riportano alla mente certi discorsi mai sopiti che confluiscono tutti in una sola direzione, un solo acronimo, NWO, Nuovo Ordine Mondiale.
In pratica gli ambasciatori di quasi tutte le 260 ambasciate degli Stati Uniti, e quelli dei Consolati sparsi in più di 180 paesi si sono ritrovati insieme a dare vita a un evento del quale nessun organo di informazione nazionale ci ha messo al corrente.
Cosa accade di così grave e potenzialmente pericoloso?
Deve essere necessariamente trattarsi di qualcosa di estremamente importante dato che è la prima volta che tutti gli ambasciatori vengono richiamati in patria.
Perché, inoltre, la stampa non ha riportato un evento così insolito, che coinvolge ogni ambasciatore diplomatico degli Stati Uniti nelmondo?
Le speculazioni si sprecano.
Un piano di salvataggio per il prossimo futuro?
Una nuova moneta unica globale?
Una svalutazione del dollaro?
Altri documenti riservati da Wikileaks?
Forse, molto più concretamente, si sta cercando di stabilire un controllo globale su tutte le ambasciate estere, e questo di certo non sminuisce la virtuale “pericolosità” di questo incontro; come spiegarsi altrimenti alcuni degli obiettivi del QDDR quali:

La creazione di un Sottosegretario per la crescita economica, l’energia e l’ambiente.
L’istituzione di un nuovo ufficio per le risorse energetiche.
La creazione di un Sottosegretario per la sicurezza civile.
La creazione di un Sottosegretario per il controllo delle armi e per le questioni di sicurezza internazionale.
L’istituzione di un Ufficio globale per l’Antiterrorismo.
L’istituzione di un coordinatore per le questioni cibernetiche.

Difficile non chiedersi se non si sia discusso anche di altro durante la riunione…

Fonti:

http://neovitruvian.wordpress.com/2011/02/08/tutti-gli-ambasciatori-a-washington/


http://www.nexusedizioni.it/apri/Argomenti/Geopolitica/AMBASCIATORI-USA-CONVOCATI/





giovedì 21 ottobre 2010

Ufologia: morti inquietanti


Quando la disinformazione e il Cover Up non trovano più elementi ai quali appigliarsi, il “suicidio” rimane l’ultima soluzione possibile pur di nascondere alcune terribili verità!
Questo elenco, e si tratta soltanto di una piccola parte, in realtà non dovrebbe esistere; in una realtà nella quale la scienza ambisce sempre più a nuove scoperte e nuovi mondi da esplorare, il lavoro di ricercatori indipendenti, semplici appassionati o scienziati di frontiera, dovrebbe quantomeno essere oggetto di attenzione e fonte di informazione alternativa.
Le persone riportate in questa lista cercavano una verità, ognuno con i propri mezzi, le proprie capacità, le proprie conoscenze; un destino troppo denso di misteriose coincidenze ha posto fine alle loro ricerche e la verità, ancora una volta, è rimasta ferma ad aspettare che nuovi uomini riprendano il cammino così bruscamente interrotto.

PHIL SCHNEIDER: geologo dilettante ed esperto di esplosivi. Viene ritrovato massacrato il 17 gennaio 1996, nella sua abitazione, strangolato con un catetere.
Aveva a suo tempo dichiarato di aver svolto vari lavori in almeno tredici delle centoventinove installazioni sotterranee del governo USA; aveva anche lavorato nella base di Dulce, nel Nuovo Messico, nome molto noto negli annali ufologici per via del sospetto di esperimenti nel campo della retro-ingegneria aliena.

RON RUMMEL: ex-agente dell'intelligence dell'USAF e direttore della rivista “Alien Digest”. L’inchiesta archiviò il rapporto come suicidio, senza tener conto delle varie testimonianze che parlavano di assenza di sangue e di impronte digitali sulla pistola.
Il suo giornale toccava argomenti scottanti quali il rapporto tra umani e alieni, le abduction e il riciclo di parti del corpo degli alieni stessi. Forse si trattava di fantasie, forse era un visionario come molti lo definirono ma non si uccide un visionario, tranne quando le sue fantasie iniziano a diventare troppo reali.

RON “JERROLD” JOHNSON: vicedirettore del MUFON, aveva 43 anni, godeva di ottima salute e le sue analisi cliniche erano assolutamente perfette.
Il 9 giugno 1994, mentre si trovava ad una riunione della Society of Scientific Exploration, ad Austin, Texas, Johnson, morì di colpo e nel più strano dei modi; durante la proiezione di un filmato, alcune persone accanto a lui udirono un gorgoglio, e quando si riaccesero le luci, l’uomo era caduto dalla sedia con il viso purpureo ed una copiosa emorragia nasale.
Un colpo apoplettico oppure una sfortunata reazione letale a qualcosa che aveva ingerito?
Johnson ultimamente aveva lavorato allo studio sulla propulsione degli UFO e ancora prima presso la Earth Tech Incorporated, oltre che aver partecipato ad alcuni incontri promossi dalla NATO durante i quali, si vocifera, si sarebbe parlato di comunicazioni aliene.

ANN LIVINGSTON: morta agli inizi del 1994 per un cancro alle ovaie molto rapido. Si trattava di una ragioniera che si dedicava all'ufologia come membro del MUFON.
La stessa sorte è toccata a KARLA TURNER, una ufologa, autrice di 'Masquerade of Angels', 'Taken', e 'Into the Fringe', morta anche lei di cancro. Si potrebbe pensare ad una tragica coincidenza, ma è anche noto che entrambe le donne erano state vittime di abduction e che entrambe erano state minacciate da alcuni misteriosi uomini vestiti di nero.

E se ancora una volta si tratta di strane coincidenze, cosa pensare di MAE BUSSEL, una coraggiosa investigatrice che conduceva programmi radio, anche lei molto interessata agli UFO e anche lei, come la Livingston e la Turner, morta di cancro fulminante?
Sulla stessa scia si pone anche DECK SLAYTON, un astronauta pronto a parlare pubblicamente delle sue esperienze ufologiche, ma anche lui morto di cancro prima che potesse rendere pubbliche le sue rivelazioni.
Ma le morti sospette continuano.

BRIAN LYNCH: un giovane sensitivo e contattista, morto nel 1985 di overdose, almeno a quanto dice il referto medico. Secondo la testimonianza della sorella Geraldine, un anno prima Lynch era stato avvicinato da un agente segreto che lavorava per la PSI-tech Company di Austin, Texas; l’uomo gli confidò che erano in corso esperimenti su armi da guerra di tipo psichico. Dopo la sua morte, tra i suoi effetti personali venne ritrovato un appunto: “4 milioni dal Pentagono per il Progetto Scanate”.

CAPITANO DON ELKIN: pilota per le Eastern Airlines negli anni '80, morì suicidandosi dopo aver indagato per più di 10 anni il cover-up ufologico.
A questa triste catena di morti sospette, dobbiamo purtroppo anche aggiungere altri trenta casi, legati al progetto per lo Scudo Spaziale effettuato dalla Marconi Limited in Inghilterra tra il 1985 e il 1988.

ROGER HILL: un disegnatore per i Marconi Defense Systems, morto suicida nel marzo 1985.

JONATHAN WALSH: un esperto di comunicazione digitale impiegato presso la ditta sorella della Marconi, la GEC, caduto dalla finestra del suo hotel nel novembre 1985, dopo aver espresso timori per la sua vita.

ASHAD SHARIF: altro scienziato della Marconi Ltd., impiccatosi in maniera alquanto bizzarra, ovvero fissando un capo della corda al collo dopo aver fissato l’altro capo a una pianta, quindi è salito in macchina, ha pigiato sull’acceleratore e si è ucciso!

TREVOR KNIGHT: sempre associato alla Marconi Ltd., muore nel marzo del 1988 asfissiato con il monossido di carbonio esalato dalla sua auto.

PETER FERRY: direttore di marketing sempre della stessa società, viene ritrovato con i fili elettrici scoperti trattenuti in bocca.

ALISTAIR BECKHAM: si uccide anche lui allo stesso modo, i fili però sono arrotolati intorno al corpo e ha un fazzoletto infilato in bocca.

ANDREW HALL: viene ritrovato morto nel settembre del 1986, anche lui per avvelenamento da monossido di carbonio.

venerdì 11 giugno 2010

Ground Zero: fantasmi di un recente passato


Subito dopo la tragica vicenda dell’11 Settembre, Kurt Sonnenfeld venne nominato dal Governo americano videografo ufficiale; questo incarico gli permise di trascorre quasi un mese sul luogo della tragedia e di registrare ben ventinove cassette.
I nastri registrati da Sonnenfeld non vennero mai consegnati alle autorità; qualcosa di strano aveva colpito l’attenzione del videografo, particolari che non avevano alcuna ragione di esistere, coincidenze troppo sospette, fatti che stridevano con la versione ufficiale.
Oggi l’uomo vive in Argentina, ha scritto un libro “El Perseguido”, e vive in costante apprensione per la sua vita e quella della propria famiglia.
Quali furono le anomalie riscontrate da Sonnenfeld? Quali terribili segreti rischiava di portare alla luce?
Cerchiamo intanto di focalizzare meglio la sua figura: laureato all’Università del Colorado (USA), presso la facoltà di Affari Internazionali ed Economici, nonché in Letteratura e Filosofia. ha lavorato per il governo degli Stati Uniti come videografo ufficiale, oltre che essere il Direttore delle Operazioni di Trasmissione per il National Emergency Response Team della FEMA (Federal Emergency Management Agency). Inoltre, è stato assunto da varie altre agenzie e progetti governativi per operazioni segrete e “delicate” in installazioni scientifiche e militari sparse in tutti gli Stati Uniti.
Veniamo adesso al suo racconto: subito dopo l’11 Settembre, la zona nota come Ground Zero venne chiusa agli sguardi dei curiosi, ma Sonnenfeld, grazie al suo incarico, aveva libero accesso; questo gli consentì di raccogliere documenti per le indagini (che però non ebbero mai luogo), e di fornire alcuni filmati, opportunamente “epurati”, a quasi tutti i network televisivi del mondo.
Ma che fine fecero i nastri originali? Quelli non censurati, sui quali erano visibili le varie anomalie riscontrate?
A detta del videografo sarebbero ancora in suo possesso, e proverebbero quanto riportiamo di seguito, in maniera schematica, per ragioni di spazio e per non appesantire questo post:

1 : La comunicazione di recarsi a New York con l’incarico di videografo venne fatta ancora prima che il secondo aereo colpisse la Torre Sud, quando i media parlavano ancora di un “piccolo aereo” entrato in collisione con la Torre Nord; una catastrofe, fino a quel punto, di dimensioni troppo ridotte per poter interessare la FEMA.

2 : La FEMA venne mobilitata in pochi minuti, mentre ci vollero dieci giorni per inviarla a New Orleans dopo l’uragano Kathrina, nonostante l’abbondante preavviso.

3 : La FEMA, così come le altre agenzie federali, erano già posizionate nel loro centro operativo (il Molo 91), il 10 settembre 2001, cioè il giorno prima degli attacchi.

4 : Le quattro scatole nere, considerate “indistruttibili”, contenute nei due jet che colpirono le Twin Towers, non vennero mai state ritrovate perché, si disse, completamente vaporizzate; eppure, quando Sonnenfeld fece alcune riprese alle ruote di gomma del carrello di atterraggio degli aerei, queste erano assolutamente intatte. Lo stesso dicasi per i sedili, parte della fusoliera e una turbina, non si erano assolutamente vaporizzate. Di certo è abbastanza strano che tali oggetti siano usciti intatti da un disastro che ha trasformato gran parte delle Twin Towers in polvere sottile.

5 : Quando crollò la Torre Nord, la US Customs House (Sede della Dogana, nell’Edificio 6), rimase schiacciata e fu totalmente ridotta in cenere. Gran parte degli stessi livelli sotterranei rimasero distrutti. Ma c’erano dei vuoti, e proprio in uno di quei vuoti scese a investigare Sonnenfeld; l’anticamera di sicurezza alla camera blindata risultava gravemente danneggiata, il muro era lesionato e parzialmente crollato, ma all’interno gli scaffali erano completamenti vuoti. Chi l’aveva svuotata? E quando era accaduto? Tenuto conto che l’Edificio 6 era stato evacuato circa dodici minuti prima che il primo aereo colpisse la Torre Nord, tenuto conto del traffico che aveva mandato in tilt l’intera zona, e del fatto che la camera blindata misurava circa 15 metri per quindici, come avevano fatto a svuotarla? L’unica possibilità era che il fatto fosse avvenuto prima; ma perché svuotarla se l’attacco fu improvviso?

Ancora domande che non avranno risposte; le ombre su Ground Zero (quelle appena riportate sono soltanto una parte del racconto di Sonnenfeld), non si sono mai allontanate, e se nulla di tutto ciò che si potrebbe supporre è realmente avvenuto, perché ancora oggi un ostinato silenzio governativo e un sottile atteggiamento intimidatorio continuo a palesarsi su chiunque si ponga dei ragionevoli e logici dubbi?
A volte negare ostinatamente è l’unica arma disponibile, ma il negare a oltranza sta diventando ormai, agli occhi di molti, un chiaro segno di ammissione.

Fonte:
http://www.voltairenet.org/article162035.html
http://www.nexusedizioni.it/

Credito foto:
http://www.doomdaily.com