Ancora una volta il Pianeta Rosso infiamma i dibattiti tra scienziati e ricercatori, e lo scontro diventa più stimolante quando la fonte della contesa è addirittura il famoso Massachusetts Institute of Technology.
Secondo le nuove teorie di alcuni scienziati del MIT, è possibile che tutta la vita sulla Terra sia discesa da organismi che ebbero origine proprio su Marte e che, a loro volta, arrivarono sul nostro pianeta trasportati da inconsapevoli meteoriti. Se tutto questo è veramente accaduto, uno strumento sviluppato dai ricercatori del MIT, in collaborazione con l’Università di Harvard, potrebbe fornirci ala prova definitiva.
Al fine di individuare i segni di una passata, o ancora oggi presente, vita su Marte, si sta infatti potenziando una specifica ricerca per particolari sequenze di molecole che sono quasi universali in tutte le forme di vita terrestre. Questa nuova strategia è il cuore di una nuova ricerca condotta Christopher Carr (scienziato presso il MIT), in collaborazione con Maria Zuber, capo del Dipartimento del MIT per quel che riguarda gli studi atmosferici terrestri e le Scienze Planetarie (EAPS), e Gary Ruvkun, un biologo molecolare del Massachusetts General Hospital.
Il nuovo strumento, ribattezzato Search for Extra-Terrestrial genoma (SETG), è stato presentato alla conferenza IEEE Aerospace, a Big Sky, Montana, proprio nel mese di Marzo 2011.
L'idea si basa su diversi fatti e osservazioni definite nel corso del tempo; in particolare dal presupposto che circa un miliardo di tonnellate di roccia si sarebbero nel tempo staccate dal suolo marziano per raggiungere in seguito la Terra, proprio su tali rocce sarebbero sopravvissuti i microbi marziani, superando lo shock iniziale dell’impatto con il nostro pianeta.
Non si tratta certo di una novità; molto spesso si è discusso e ipotizzato, pur senza prove, quanto tentano di stabilire gli scienziati del MIT; nonostante ciò questa notizia risulta particolarmente interessante per chi tenta di leggere oltre le righe.
In primo luogo la presentazione ufficiale di un progetto del MIT che intende studiare campioni di rocce marziane, prelevando microbi e tentando di stabilire come e quando arrivarono sulla Terra, conferma indirettamente che forme di vita sono realmente esistite sul Pianeta Rosso.
Non parliamo certo di civiltà più o meno evolute, parliamo di forme di vita e non si tratta certo di una notizia da poco.
In secondo luogo, forse non a caso una notizia del genere arriva subito dopo la pubblicazione del futuro progetto di colonizzazione del suolo marziano.
Anche se i ricercatori stimano che occorrono almeno altri due anni per avere un prototipo efficiente del dispositivo SETG, le sue implicazioni andrebbero ben oltre la sola ricerca di forme di vita.
Christopher McKay, un astrobiologo della NASA-Ames Research Center in California, proprio riferendosi al SETG, ha affermato: “…si tratta di un lavoro molto interessante e importante…anche se non risulta plausibile che la vita su Marte sia collegata alla vita sulla Terra, ovvero che esista una genetica comune, questa ipotesi rimane comunque tutta da verificare. Esiste comunque un altro motivo per il quale questa ricerca diventa fondamentale, quello delle informazioni e della prevenzione in merito alla salute di un futuro astronauta; se esistono organismi marziani strettamente correlati a noi, potrebbero con molte probabilità essere causa di infezioni, mettendo a rischio la sicurezza di una futura missione sul Pianeta Rosso
…”.
In poche parole si ammette, sia pur diplomaticamente, l’esistenza di forme di vita fuori dal nostro pianeta, e di certo è un passo avanti non indifferente.
Non dimentichiamo infine che uno strumento quale il SETG, non soltanto sarà in grado di rilevare “contaminazioni” marziane sul nostro pianeta, ma potrà benissimo fare l’esatto contrario, ovvero appurare su una qualsiasi forma di contaminazione biologica è stata portata, o lo sarà in futuro, dalla Terra al Pianeta Rosso.
Questa seconda possibilità potrebbe forse definire finalmente l’annosa questione dei rilevamenti falsati e aprire nuovi fronti di ricerca.
Rimane da dire che il SETG non è stato ancora formalmente approvato, speriamo ciò accada presto, e che ancora una volta non ci si ritrovi di fronte all’ennesima occasione, volutamente o meno, sprecata.
Fonte:
http://web.mit.edu/newsoffice/
MIT: Massachusetts Institute of Technology
Credit foto: Christine Daniloff
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domenica 27 marzo 2011
lunedì 19 aprile 2010
Su Marte una miniera a cielo aperto


Dopo lo ziqqurat sumero, il Dott. Angelo Carannante, presidente del Centro Ufologico di Benevento - Mars Group Campano, annuncia un’altra straordinaria scoperta sul Pianeta Rosso. Il mondo degli ufologi, degli archeologi e degli scienziati più aperti è letteralmente sotto shock. Marte non finisce mai di stupire! Oramai può essere dato per certo che su di esso, c'è o c'è stata una civiltà evoluta. Come anticipato pochi giorni or sono, in occasione della notizia relativa alla scoperta di uno ziqqurat sul Pianeta Rosso, avevamo in serbo altre novità. Susciterà sicuramente clamore quest’altra rivelazione dell’ ing. Ennio Piccaluga. Ebbene, su quel lontano corpo celeste, il noto direttore della rivista Area di Confine ha evidenziato quella che sembra essere a tutti gli effetti una miniera a cielo aperto, come confermato da un ingegnere minerario da lui stesso interpellato. Nel suo meticoloso lavoro di ricerca, Piccaluga, analizzando le immagini provenienti dal lontano sito, si imbatteva nella foto di fig. 1. Quale non è stato il suo stupore quando nella parte superiore sinistra di essa notava uno strano particolare che sembrava avulso dal paesaggio circostante e che stonava con esso. La foto, assolutamente eccezionale inviata dalla sonda spaziale europea Mars Express, non lascia dubbi. Nella foto 2 troviamo il particolare di fig. 1 ingrandito. Le pareti sono lavorate in modo simmetrico e regolare, proprio a dimostrazione dell’artificialità del sito. La stessa ESA, prima di rendere pubbliche queste foto “inusuali” ha aspettato ben due anni. La cosa non può che deporre a favore della natura artificiale della località marziana, come si ricava anche dalla foto 3. In essa notiamo i tipici terrazzamenti delle miniere a cielo aperto sulla Terra, come si vede dalle foto 4, 5 e 6 scattate appunto sulla terra e che servono da comparazione. Ma l’elemento dell’immagine di Marte che ha lasciato letteralmente di sasso gli studiosi è la scritta, si proprio una scritta, visibile in alto a destra nella foto 2, composta di caratteri simili a quelli di una scrittura adoperata sulla Terra in tempi antichissimi. Ebbene, affidata all’attenzione del semiologo americano Patsy Nicolas di Falco essa è stata decifrata e conferma ulteriormente che, con elevata probabilità, siamo in presenza di un sito artificiale. Gli esperti, quando si sono trovati di fronte alla traduzione, non credevano ai loro occhi ed hanno controllato e ricontrollato. Allora, ricapitolando,con molte probabilità abbiamo su Marte: uno ziqqurat come quelli edificati dai sumeri sulla Terra, una miniera a cielo aperto con una scritta che, tradotta secondo una antica scrittura di derivazione sumera, lascia poco margine a eventuali dubbi.
I Sumeri, in antiche tavolette, hanno sempre raccontato i viaggi da e per Marte compiuti dagli Anunnaki, il popolo venuto dal cielo ed artefice dell’evoluzione della civiltà umana. Pian, piano, tutti i tasselli stanno prendendo il loro giusto posto e stanno rivelando delle strutture intelligenti sul Pianeta Rosso che gli enti spaziali, non si sa bene perché, tardano a rendere di pubblico dominio. Oserei dire che, se non siamo di fronte a siti artificiali, la natura dopo aver imparato a costruire ziqqurat sul suolo marziano ha anche imparato a scrivere. Ma questo non è tutto: c’è ancora dell’altro su questo misterioso ed affascinante corpo celeste…..
Il Centro Ufologico di Benevento Mars Group Campano
Presidente: dott. Angelo Carannante
www.elleepi.com/mars
angelo.carannante@hotmail.it
sabato 10 aprile 2010
Una Ziggurat su Marte



COMUNICATO STAMPA
Eccezionale: scoperta una ziggurat su Marte Incredibile a dirsi ma è la pura verità. La sensazionale scoperta è opera non del solito ricercatore americano o straniero, ma di Ennio Piccaluga, studioso italiano, direttore della rivista Area di Confine e grande esperto del Pianeta Rosso, nonché autore del best-seller Ossimoro Marte. Vedere per credere. Le fotografie allegate sono fin troppo eloquenti. No, non siamo sulla Terra, ma proprio sul Pianeta Rosso. L’immagine di Fig. 1, particolare di una foto scattata dalla sonda spaziale europea Mars Express nel 2004, mostra quella che indiscutibilmente sembra essere una ziqqurat, proprio uno di quegli edifici descritti sulle tavolette sumere e che, secondo le stesse tavolette, davano riparo agli Anunnaki anche su Marte. In molti si chiederanno come mai queste immagini siano state rese pubbliche solo adesso, ma gli appassionati già conoscono questa sconvolgente realtà dal 2006, anno di pubblicazione di Ossimoro Marte. Ma è giunta l’ora che tutto ciò diventi di dominio pubblico. Su Marte c’è stata, e forse c’è tutt’ora, vita intelligente. Nella foto di Fig. 2, vediamo la ziqqurat in bianco e nero, con maggior risalto dei particolari. Secondo un calcolo delle probabilità, è impossibile una simile combinazione di elementi, la natura non può fare simili scherzi. Per convincersene basta guardare la Fig. 3, dove c’è la ricostruzione fatta da Patsy Nicholas Di Falco, che ha graficamente “eliminato la polvere” accumulatasi sul monumento marziano, rispettando rigorosamente le luci e le ombre, effettuando non solo un disegno, ma un vero e proprio studio che riproduce esattamente la realtà sotto la polvere dei millenni. Nelle immagini che, si ripete, sono reali, si nota la presenza di una torretta e di sette gradoni proprio come nelle ziqqurat terrestri. Altri indizi di chiara artificialità sono il cratere quadrato che si vede molto bene in alto a destra (i meteoriti non scavano crateri quadrati). Siccome è situato vicinissimo alla ziqqurat, è probabile che da lì sia stato estratto proprio il materiale per costruire il monumento. Gli enti spaziali forse non vogliono che la notizia trapeli. A conferma di ciò, citiamo il caso del dipendente dell’Ente Spaziale Europeo licenziato nel 2004 per aver osato affermare che le strutture osservate in alcune foto scattate su Marte dalle sonde spaziali non erano naturali, ma costruite da “marziani”. Come per il fenomeno UFO, la gente deve essere tenuta all’oscuro di tutto, forse perché molti potrebbero rimanere scioccati nel sapere della presenza di altri esseri evoluti oltre all’uomo. Ma è solo questione di tempo. Il grande pubblico ne saprà molto di più leggendo il numero di Aprile di “Area di Confine”, la rivista mensile diretta proprio da Piccaluga, dedicata a questi temi, alle scienze, agli Ufo ed alle cosiddette materie di confine e che in diversi numeri ha già trattato di queste scottanti rivelazioni. Ma la bomba esploderà anche in TV tra pochissimo quando andrà in onda la puntata di Voyager che Piccaluga ha già registrato, dedicata proprio alle rivelazioni di Ossimoro Marte. Era ora che ciò avvenisse, il grande pubblico deve sapere, perché lo ziqqurat non è altro che un piccolo antipasto della sconvolgente realtà che c’è sul Pianeta Posso. Questo non è che l’inizio e nei prossimi giorni se ne vedranno delle belle anche su internet, sperando che qualcuno non provi a fermare la verità perché, non c’è dubbio, la storia così come la conosciamo, dovrà forse essere riscritta.
Centro Ufologico di Benevento Mars Group Campano
Direttore Dott. Angelo Carannante
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