martedì 31 maggio 2011

Ufo: primo contatto


Le recenti vicissitudini che hanno interessato il SETI, o parte del progetto, hanno anche contribuito a rinnovare l’interesse verso questo particolare programma, oltre che accendere nuovamente gli animi dei favorevoli e dei contrari.
Non tutti infatti, e per svariati motivi, concordano sull’utilità del SETI, altri ancora discutono addirittura sulla genuinità dei suoi scopi, altri infine temono che un eventuale contatto sarà in realtà la fine del nostro pianeta e della razza umana.
Su questa linea di pensiero si muove Stephen Hawking, che continua ad avvertire della pericolosità e dei rischi legati alla realizzazione di un contatto con forme di vita extraterrestri, e Marc Kaufman, direttore nazionale per il Washington Post, che tratta ampiamente proprio questa tematica nel suo recente libro “First Contact”.
Kaufman non nega l’ipotesi della vita aliena ma dichiara espressamente di temerla, ricordando che il segreto posto ai documenti riguardanti la tematica Ufo deve interpretarsi come un gesto estremo di protezione da parte dei governi.
Citando molto spesso Hawking, Kaufman sembra quasi volersi fare scudo delle idee del famoso fisico, per disegnare una immagine di razze aliene che vagano nello spazio come nomadi alla ricerca di un pianeta da abitare; razze ostili, che non amano la convivenza e che potrebbero risultare letali per l’umanità qualora vi entrassero in contatto.
Si potrebbe anche pensare all’ennesimo libro concepito e pubblicato per aggiungere fumo alla già densa coltre di nebbia che sembra allargarsi nel mondo ufologico, qualcosa di molto simile al recente report della Jacobsen sull’Area 51 e sugli improbabili segreti tra Stalin e Mengele, ma quando si arriva a circa metà lettura e si scopre che Kaufman paragona lo scenario di un primo contatto alieno con l’arrivo di Cristoforo Colombo in America e con le disastrose conseguenze che patirono i Nativi Americani, non si può fare a meno di rimanere esterrefatti.
Eppure Marc Kaufman viene considerato un reporter di classe mondiale, uno scrittore dallo stile limpido e pulito, perché avventurarsi nel descrivere gli alieni alla stessa stregua di bande di quartiere che scorazzano per il nostro pianeta producendosi in vari atti criminali e, a volte, scontrandosi tra loro?
Personalmente non trovo alcuna difficoltà nel rendermi conto delle paure sottolineate da Hawking, paure che sono poi profondi temi di dibattito nel mondo dell’esopolitica mondiale, e che possono tradursi in vari scenari: la paura dell’alieno, la psicosi religiosa collettiva, possibili intenzioni ostili, e molto altro ancora.
Esiste comunque una profonda differenza tra l’analizzare dal punto di vista dell’impatto sociologico, umano, militare e religioso un eventuale primo contatto, e dare invece una immagine quasi cinematografica di quest’ultimo.
Kaufman descrive enormi astronavi che vagano nello spazio alla ricerca di un segnale proveniente da un pianeta abitabile che bramano di conquistare, poi si contraddice descrivendo gli alieni malvagi come già presenti su questa terra e divisi in bande rivali; dimentica probabilmente che la presenza aliena sulla Terra è da tempo una idea quasi comunemente accettata, così come la loro ingerenza con la razza umana. Dimentica anche che non sarà certo il SETI, con i suoi segnali studiati e generati senza alcun parametro di riscontro, ad aprire le porte agli alieni; così come dimentica che una possibile natura ostile degli alieni non avrebbe certo atteso tutto questo tempo per manifestarsi, non con i loro mezzi e le loro possibilità.
Esiste di certo una parte di presenze extraterrestri non esattamente inclini a stringere rapporti di amicizia, ma il loro disegno non è stato ancora del tutto rivelato e il loro modo di agire è di certo molto più sottile e sofisticato di quello di una semplice banda di delinquenti urbani.
Quando poi alla fine si scopre che il promoter pubblicitario del libro di Kaufman è lo stesso della Jacobsen, e che in tutti i passaggi pubblicitari i due libri vengono trattati insieme, allora si finisce di tentare di capire e si passa a cose ben più importanti.

Credit foto:
Openminds.tv

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